La sinistra cerca il “fronte largo” anche in sacrestia, ma la Compagnia delle Opere li scomunica: “Noi strumentalizzati da Conte e Schlein”

“Strumentalizzati”. È la parola che Andrea Dellabianca, presidente nazionale della Compagnia delle Opere, consegna alla Verità dopo l’evento “Ridare voce alla democrazia”, organizzato a Roma dall’Istituto Luigi Sturzo con il messaggio del cardinale Matteo Zuppi e gli interventi di Giuseppe Conte ed Elly Schlein. La Cdo era stata invitata a un confronto tra associazioni cattoliche e corpi intermedi, non a fare da fondale politico ai leader dell’opposizione. E il chiarimento apre un caso: una parte del mondo cattolico rifiuta di essere arruolata nella solita nenia della sinistra sull’ordine democratico in pericolo.
Conte e Schlein volevano fare il comizietto
La frattura nasce prima ancora che si apra il convegno. La Compagnia delle Opere precisa di non essere tra gli organizzatori e prende le distanze da una lettura dell’appuntamento che, secondo Dellabianca, è stata presentata in modo diverso rispetto a quanto prospettato agli invitati. Non un gesto formale, ma una presa di posizione sul metodo: il confronto è una cosa, l’uso di una presenza associativa per dare corpo a una cornice di parte è un’altra.
La scoperta alla vigilia
Dellabianca racconta che il cambio di registro è emerso solo alla vigilia, leggendo Repubblica: non solo la partecipazione di esponenti politici di una precisa area, ma anche un intento molto più schierato rispetto a quello comunicato agli invitati. Interventi, spiega, «di cui non avevamo alcuna conoscenza» e una lettura del convegno fondata su «una presunta preoccupazione per la nostra democrazia». Esattamente il terreno su cui Cdo non intendeva essere trascinata. Ai leader del campo largo «è stata data la possibilità di intervenire con interventi anche piuttosto ampi, cosa che non era prevista né nel panel illustrato nell’invito né era stata comunicata agli altri partecipanti».
“Non ci è piaciuto”
Insomma, la scena perfetta per chi cerca un comizietto contro il governo. Molto meno per chi ha voglia di partecipare a un confronto serio sulla rappresentanza. «Questo modo di procedere, per così dire, non ci è piaciuto». Il cortocircuito è evidente. Pd e Cinque Stelle, a corto di una proposta comune capace di parlare al Paese, provano a occupare ogni spazio utile: convegni, tavoli, appelli, talkshow. Ma questa volta il copione si inceppa. La Compagnia delle opere non accetta di comparire come timbro cattolico su una piattaforma che non aveva condiviso.
Il metodo contestato
Durante l’evento, Agostino Giovagnoli, vicepresidente dell’Istituto, ha sostenuto che la vicenda fosse stata strumentalizzata dai giornalisti e che fossero stati invitati rappresentanti di tutti gli schieramenti. Dellabianca però osserva che tutto nasce dall’intervista in precedenza, basata proprio sulle dichiarazioni dello stesso Giovagnoli. Il nodo resta quindi intatto: invitare i politici è legittimo, lasciare il palco a due leader di partito senza informare gli altri partecipanti cambia il senso pubblico dell’iniziativa. La Cdo voleva contribuire al dibattito sulla legge elettorale e sulla partecipazione democratica. Si è invece trovata dentro una rappresentazione diversa. «Abbiamo avuto l’impressione che il senso della nostra partecipazione sia stato in parte strumentalizzato, e questo è ciò che abbiamo ritenuto opportuno chiarire».
Corpi intermedi, non comparse
Dellabianca chiude il ragionamento con una distinzione netta: «C’è sempre il rischio, da parte delle realtà del nostro mondo, di confondere il compito che noi, come associazioni e corpi intermedi, abbiamo – quello di favorire il rapporto tra le persone e le istituzioni – con un sostegno di natura partitico-politica». Il cattolicesimo può discutere con tutti, ma non può essere trasformato in scenografia dell’opposizione. Conte e Schlein cercavano “un palco largo”; la Cdo ha ricordato che non fa da comparsa.
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