La storia di Cartagine, liberata dalla narrazione dei conquistatori romani

05 Settembre 2026 - 08:05
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La storia di Cartagine, liberata dalla narrazione dei conquistatori romani

La città brucia, messa a ferro e fuoco dai Romani dopo tre lunghi anni di assedio. Gli ultimi resistenti cercano rifugio nell’acropoli, sul colle della Birsa (Byrsa). Sono un pugno di disperati, e tra loro c’è la moglie del comandante militare di Cartagine. Di lei non conosciamo il nome, sappiamo solo che suo marito si chiamava Asdrubale, e che la donna aveva con sé i loro due figli. Nelle sue vesti da cerimonia, osserva la strage dall’alto dei bastioni. Vede ardere la sua bellissima città in un inaudito bailamme di caos, morte e sofferenza. Sta assistendo all’ultimo atto di Cartagine, ai suoi momenti finali. L’anno è il 146 a.C.

Da sei giorni e sei notti i soldati romani avanzavano, combattendo e massacrando, dai porti, attraverso il mercato, fino in cima alla collina, strada dopo strada, scontrandosi con la resistenza della popolazione cartaginese. Una resistenza così feroce che i Romani erano stati costretti a chiamare degli “spazzini” per rimuovere i cadaveri mentre i rinforzi si ammassavano in città. La fanteria pesante, i famosi legionari, era stata implacabile nella distruzione. E in quel momento la moglie di Asdrubale, guardando dall’alto della cittadella, riconosce il generale romano Scipione Emiliano, nipote adottivo del vincitore di Annibale – il grande Scipione Africano. Guarda meglio e riconosce anche il proprio marito Asdrubale che, arresosi, è ora prostrato ai piedi del condottiero nemico.

Secondo lo storico di età imperiale Appiano, dai bastioni la donna si rivolge a Scipione: “Romano, gli dei non hanno motivo di indignarsi con te, poiché tu eserciti il diritto di guerra”. Così perdona il nemico, lo assolve dall’avere distrutto la sua città. Ma se le parole sono dirette al generale vittorioso, lo sguardo è fisso sul marito. Per lui non c’è perdono: “Ma su codesto Asdrubale, traditore della sua patria e dei suoi templi, di me e dei suoi figli, possano gli dei di Cartagine fare vendetta, e tu esserne strumento”. Il suo tradimento è infatti al contempo pubblico, per il suo ruolo di supremo magistrato e difensore di Cartagine, e personale, per il suo ruolo di marito che ha mancato ai propri doveri. Asdrubale è venuto meno ai giuramenti fatti alla città e agli dei e ha abbandonato moglie e figli al loro destino. 

La consorte lo definisce un vile, un traditore, e lo dileggia in quanto “sarà ornamento a un trionfo romano” trascinato per le strade dell’Urbe come trofeo di guerra. E da ultimo lo rimprovera di essere il “più effeminato degli uomini”, colui che ha lasciato la sua famiglia in balia delle fiamme. Con queste parole, le ultime di una donna o uomo cartaginese che siano giunte a noi, si volta e uccide i propri figli terrorizzati, spingendoli nel fuoco. Poi, come gesto finale, si getta insieme a loro. La fine di Cartagine è sancita da questa dichiarazione estrema che la morte è preferibile alla schiavitù, il suicidio alla cattura.

Che cos’era Cartagine, e chi erano i Cartaginesi? Perché i Romani vollero cancellarli così completamente dal mondo? Sono domande che mi hanno affascinata fin dalla mia prima visita al sito dell’antica Cartagine, non lontano dalla moderna città di Tunisi. A rapirmi non erano solo la bellezza del luogo ma anche le inquietanti memorie che custodisce, e i molteplici volti della città. Per seicento anni Cartagine mantenne un ruolo dominante nella storia del mondo antico e fu una potenza formidabile del Mediterraneo occidentale; ma nei secoli successivi alla vittoria i Romani cancellarono quasi ogni vestigio della sua importanza.

In questo libro mi propongo di esplorare la città e la vita dei suoi abitanti nel corso della loro storia lunga e illustre, e riportare alla luce vicende raccontate per due millenni da coloro che li avevano annientati. Così facendo scopriamo una civiltà che fu una componente fondamentale dell’antico Mediterraneo, e la cui presenza culturale è ancor oggi percepibile lungo tutta la costa nordafricana, in Portogallo, in Spagna, nell’Italia peninsulare oltre che in Sicilia, in Sardegna e in Corsica.

Tentare di rispondere a domande quali chi erano i Cartaginesi e addirittura cos’era Cartagine è senz’altro una sfida. Perché quella cartaginese è una storia frammentaria, rimaneggiata e falsata, un puzzle a cui mancano tasselli fondamentali. Le ultime righe della drammatica scena descritta da Appiano tracciano il quadro del problema. Molto di quanto oggi sappiamo ci giunge filtrato da una lente che i loro nemici hanno creato per noi. Così la moglie di Asdrubale condanna il marito per la posterità e, con lui, tutti i maschi cartaginesi, in quanto per i Romani e per i Greci essere considerati effeminati era infamante. 

Il cartaginese Asdrubale non si comporta da uomo, anzi è pronto a subire l’umiliazione e persino la schiavitù anziché difendere la moglie, i figli, la città e gli dei del suo popolo o togliersi la vita. Ben diversa è la sua coraggiosa consorte, il cui atto finale di gettarsi con i figli sulla pira ardente – anche se con ogni probabilità si tratta di un’invenzione romana – desta l’ammirazione dello storico. Appiano conclude la scena con queste parole: “Così morì la moglie di Asdrubale, come avrebbe dovuto morire lui”. Dunque anche questo episodio, tra i più famosi, è entrato nella tradizione secondo la prospettiva dei vincitori. Nel mio lavoro mi propongo di analizzare le fonti romane e di attingere alle nuove prove archeologiche per delineare l’immagine di una Cartagine assai più sfaccettata e complessa.

La drammatica vicenda di Cartagine, la sua ascesa e la sua caduta, ci affascinano da millenni. Le storie di Didone e Annibale, le grandi ricchezze della città, la guerra totale e la tragedia finale generano narrazioni affascinanti. Soltanto adesso, grazie ai progressi della ricerca archeologica degli ultimi vent’anni, riusciamo a intesserli nella trama di una storia di cui oggi – in virtù delle sempre nuove informazioni – abbiamo una comprensione più profonda. Recenti analisi del DNA e degli isotopi stabili di resti umani provenienti dalle fosse comuni del sito di Imera in Sicilia ci forniscono informazioni sulle origini remote degli individui che vi sono sepolti. Archeologi tunisini e olandesi hanno utilizzato la datazione al radiocarbonio sui campioni provenienti dagli scavi profondi di Cartagine, confermandone la fondazione nel IX secolo a.C. Gli studi, gli scavi e le ricerche in corso in tutto il bacino del Mediterraneo hanno cominciato a fornire dati sulla vera storia di Cartagine, una storia che ci conduce a ben prima di quella di Roma e che è sostenuta dal progresso tecnologico, dalle innovazioni industriali e da popolazioni multiculturali. Oggi abbiamo dunque un’altra visione della città e del suo posto nel mondo.

La nuova storia dellantico impero, Cover

Tratto da “La nuova storia dell’antico impero”, di Eve MacDonald con la prefazione di Silvia Romani e la traduzione di Francesca Ilardi e Massimo Bocchiola, Giunti Editore, 2026, 21€, 320 pagine

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Nell’ambito del Festival della Mente di Sarzana, domenica 6 settembre alle ore 9.45 si terrà al Teatro degli Impavidi l’incontro con Eve MacDonald dal titolo Dalla pira di Didone alla distruzione di Scipione: la storia di Cartagine attraverso il fuoco. 

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