La Svezia boccia la destra, ma consegna al centrosinistra una maggioranza fragile

14 Settembre 2026 - 13:10
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La Svezia boccia la destra, ma consegna al centrosinistra una maggioranza fragile

In Svezia il blocco di opposizione guidato dalla socialdemocratica Magdalena Andersson è in vantaggio nelle elezioni parlamentari, ma con un margine abbastanza ridotto da rendere ancora incerto il risultato finale. Dopo lo scrutinio di quasi tutti i distretti conteggiati nella notte elettorale, i quattro partiti che sostengono Andersson risultano avere 176 seggi nel Riksdag, il parlamento svedese, contro i 173 dei partiti che hanno sostenuto il governo conservatore del primo ministro Ulf Kristersson.

La maggioranza assoluta nel parlamento svedese, che ha 349 seggi, è fissata a 175. Se questa distribuzione fosse confermata, Andersson avrebbe quindi sulla carta i numeri necessari per provare a formare un nuovo governo. Il risultato però non può ancora essere considerato definitivo perché devono essere conteggiati i voti arrivati in ritardo, quelli espressi all’estero e alcune schede del voto anticipato. Lo scrutinio di questa parte dei voti comincerà mercoledì e il risultato ufficiale è atteso più avanti nella settimana.

La distanza tra i due schieramenti è piccola anche in termini di voti. Secondo i dati disponibili questa mattina, il blocco di opposizione aveva un vantaggio di circa 28.600 voti, pari a 0,45 punti percentuali. Nelle elezioni del 2022 la differenza fra le due principali alternative di governo, dopo la notte elettorale, era stata di 0,72 punti.

Qualunque sia il risultato definitivo, le elezioni hanno confermato un sistema politico frammentato e due schieramenti quasi equivalenti per dimensioni

Andersson ha evitato di dichiarare la vittoria, dicendo che bisognerà attendere il completamento dello scrutinio. Ha però detto ai suoi sostenitori che, se il risultato attuale sarà confermato, la Svezia avrà un nuovo governo. Andersson è stata prima ministra tra il 2021 e il 2022 e guida il Partito Socialdemocratico, da decenni la principale forza politica del paese.

Anche Kristersson ha detto che non è ancora possibile stabilire chi governerà la Svezia nei prossimi anni. Il primo ministro uscente ha annunciato che, una volta disponibile il risultato definitivo, discuterà con gli altri leader politici per verificare quali maggioranze possano essere costruite in parlamento. Ha inoltre sostenuto che fra i nuovi deputati esiste comunque una maggioranza favorevole a politiche economiche non socialiste, un riferimento alle differenze che attraversano lo stesso schieramento di opposizione.

All’inizio dell’anno alcuni sondaggi attribuivano ai partiti contrari al governo un vantaggio vicino ai dieci punti percentuali. Nelle ultime settimane la distanza si era progressivamente ridotta, fino a trasformare le elezioni in una competizione praticamente alla pari.

Il Partito Socialdemocratico resta il più votato del paese, ma il suo risultato è debole rispetto alla sua storia. Con circa il 28 per cento dei voti perderebbe poco più di due punti rispetto al 2022 e registrerebbe il suo peggior risultato parlamentare da oltre un secolo. La possibilità che Andersson torni alla guida del governo dipende quindi soprattutto dalla crescita degli altri partiti che compongono il suo potenziale sostegno parlamentare.

Nel blocco di opposizione ci sono, oltre ai Socialdemocratici, il Partito della Sinistra, i Verdi e il Partito di Centro. Le quattro forze sono però divise su diversi temi importanti. Andersson ha assunto negli ultimi anni posizioni più restrittive sull’immigrazione rispetto ad alcuni possibili alleati. Esistono inoltre divergenze sulla tassazione dei patrimoni più elevati, sull’energia nucleare e soprattutto sulla politica economica, dove il Partito della Sinistra e il Partito di Centro hanno orientamenti distanti.

Per questo una maggioranza numerica non renderebbe automaticamente semplice la formazione di un nuovo esecutivo. Kristersson ha insistito proprio su queste divisioni e ha lasciato intendere che potrebbe cercare altre combinazioni parlamentari qualora i risultati definitivi impedissero al suo schieramento di mantenere la maggioranza attuale.

Nel campo governativo, i Moderati di Kristersson risultano intorno al 20 per cento e tornano a essere la seconda forza politica del paese. I Democratici Svedesi di Jimmie Åkesson scendono invece al 17,6 per cento, rispetto al 20,5 ottenuto nel 2022. Sarebbe la prima volta, da quando il partito è entrato in parlamento nel 2010, che perde consensi in un’elezione nazionale.

Il risultato dei Democratici Svedesi è particolarmente rilevante perché il loro ruolo nel prossimo governo è stato uno dei principali temi della campagna. Il partito, nato negli anni Ottanta anche con la partecipazione di esponenti provenienti da ambienti neo nazisti e suprematisti bianchi, negli ultimi due decenni è diventato una forza stabile della politica svedese. La sua dirigenza sostiene di avere espulso gli estremisti e ha riconosciuto e condannato parti della propria storia.

Negli ultimi quattro anni i Democratici Svedesi non hanno fatto parte formalmente del governo, ma hanno garantito il sostegno parlamentare alla coalizione guidata da Kristersson e hanno avuto una notevole influenza soprattutto sulle politiche migratorie e sulla sicurezza. Prima delle elezioni Kristersson aveva detto che, in caso di vittoria della destra, sarebbe stato disposto ad assegnare loro incarichi ministeriali. Sarebbe stato il loro primo ingresso diretto in un governo nazionale.

Durante la legislatura appena conclusa la Svezia ha adottato regole più restrittive sull’immigrazione, ha ridotto le possibilità di ottenere permessi di soggiorno permanenti per i rifugiati, ha irrigidito alcune condizioni per l’accesso al welfare e ha aumentato le espulsioni delle persone senza diritto di permanenza. Il governo ha inoltre concentrato una parte importante della propria azione sul contrasto alle organizzazioni criminali, dopo anni segnati da sparatorie ed esplosioni legate alle gang. Negli ultimi anni questi episodi sono diminuiti, mentre le richieste di asilo hanno raggiunto livelli bassi.

La campagna elettorale non si è però concentrata soltanto su immigrazione e sicurezza. Sanità, costo della vita, scuola e spesa sociale sono stati temi centrali. Andersson ha promesso interventi per ridurre i tempi di attesa nella sanità, migliorare i risultati scolastici e aumentare la tassazione sulle banche e sui redditi più elevati. Kristersson ha sostenuto invece che i risultati ottenuti su criminalità e immigrazione avrebbero permesso a un nuovo governo di centrodestra di concentrarsi maggiormente sulle condizioni economiche quotidiane degli svedesi.

Anche l’affluenza sembra essere diminuita. Le prime stime la collocano intorno all’80 per cento, circa quattro punti in meno rispetto alle elezioni del 2022. Per entrare nel Riksdag un partito deve superare la soglia nazionale del 4 per cento. I Liberali, che nei mesi precedenti erano stati considerati a rischio, risultano invece sopra il 5 per cento e dovrebbero quindi mantenere la propria rappresentanza parlamentare.

L’attenzione è ora concentrata sui voti che saranno conteggiati da mercoledì. Nelle elezioni del 2022 furono circa 251mila le schede aggiunte in questa fase. Storicamente i Socialdemocratici tendono a perdere una piccola quota percentuale quando vengono inclusi questi voti, mentre Moderati e Verdi hanno spesso migliorato leggermente il proprio risultato. Considerando però i blocchi nel loro complesso, negli ultimi cicli elettorali gli spostamenti sono stati generalmente limitati.

Una proiezione della televisione pubblica SVT indica come scenario più probabile una distribuzione finale di 175 seggi per l’opposizione e 174 per i partiti dell’attuale maggioranza, attribuendo a questo risultato una probabilità vicina al 90 per cento. Ma bisognerà attendere lo scrutinio

Al momento sembrano due le opzioni principali: una vittoria di Andersson aprirebbe il tentativo di riportare i Socialdemocratici al governo dopo quattro anni, ma richiederebbe un accordo fra partiti con programmi in parte incompatibili. Una rimonta di Kristersson manterrebbe invece al centro della formazione del governo il rapporto con i Democratici Svedesi e la possibilità, annunciata prima del voto, del loro ingresso nell’esecutivo. Prima di qualsiasi trattativa resta però da stabilire chi abbia effettivamente la maggioranza. Con poche decine di migliaia di voti di differenza e ancora una parte delle schede da conteggiare, la questione centrale delle elezioni svedesi resta aperta almeno fino allo scrutinio di mercoledì.

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