Il piano di Crosetto per scortare militarmente le navi italiane a Bab el Mandeb senza aspettare l’Ue

18 Settembre 2026 - 12:30
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Il piano di Crosetto per scortare militarmente le navi italiane a Bab el Mandeb senza aspettare l’Ue

L’Italia sta preparando un piano per garantire il passaggio delle navi mercantili di interesse nazionale attraverso lo stretto di Bab el Mandeb, nel Mar Rosso, senza attendere una decisione della missione europea Aspides. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha incaricato i vertici militari di valutare le condizioni di sicurezza e le possibilità operative e giuridiche di un intervento italiano in uno dei principali collegamenti tra l’Oceano Indiano, il Mar Rosso e il canale di Suez. La zona è nuovamente considerata a rischio per l’attività degli Houthi, il movimento yemenita che controlla gran parte della costa occidentale dello Yemen e che negli ultimi anni ha più volte attaccato navi commerciali e militari.

Giovedì, durante il Forum Risorsa Mare a La Spezia, Crosetto ha detto: «Abbiamo deciso, con il capo di Stato maggiore, di non aspettare che sia Aspides a decidere se le navi possono passare o meno». Il ministro ha aggiunto che l’Italia potrebbe intervenire direttamente per permettere alle proprie navi commerciali di attraversare lo stretto, spiegando: «Probabilmente ci attiveremo in modo tale che le navi italiane possano iniziare a passare senza aspettare che la burocrazia europea si sommi alla nostra perché ritardare i tempi in casi come quello significa ritardare l’economia, significa aggravare problemi».

Il piano non implica però, almeno per ora, una decisione definitiva sull’invio di nuove unità militari. Crosetto ha successivamente precisato che il numero delle navi eventualmente impiegate sarà discusso con il governo e con il Parlamento. L’obiettivo immediato è predisporre le condizioni per rendere possibile il transito dei mercantili italiani, valutando anche l’impiego temporaneo di mezzi già presenti nella regione.

La principale risorsa disponibile è una fregata italiana attualmente impegnata nella missione Aspides e presente a Gibuti. Secondo le informazioni contenute nei materiali disponibili, si tratta della fregata Bergamini. L’ipotesi allo studio è che l’unità possa essere richiamata temporaneamente sotto comando nazionale per accompagnare le navi italiane attraverso Bab el Mandeb e tornare successivamente nella missione europea.

La possibilità tecnica viene considerata praticabile. Il ministro ha chiesto ai vertici della Difesa di verificare «se l’attuale quadro giuridico consenta, qualora necessario, di richiamare sotto comando nazionale capacità delle Forze armate italiane già presenti nell’area e attualmente impiegate in altre operazioni, oppure se si renda necessaria una nuova e specifica autorizzazione del Parlamento, anche in virtù delle decisioni già adottate da alcuni Paesi alleati e partner».

Un eventuale invio di un’altra nave militare sarebbe una decisione distinta. Per raggiungere Bab el Mandeb da altri quadranti operativi sarebbero necessarie circa due settimane. Crosetto ha chiarito di non avere ancora stabilito se rafforzare la presenza italiana e ha detto che ogni ulteriore scelta sarà valutata insieme al governo e alle Camere.

La posizione italiana nasce anche dalle richieste degli armatori. Diverse navi con bandiera italiana o riconducibili a operatori italiani sarebbero in attesa di condizioni considerate sufficientemente sicure per attraversare lo stretto. Secondo i dati riportati nei materiali, dall’inizio dell’estate più di 1.200 navi al mese hanno continuato a transitare da Bab el Mandeb. Il traffico sarebbe aumentato rispetto all’estate del 2025, ma resterebbe ancora molto inferiore ai livelli precedenti alla crisi. Negli ultimi giorni la media sarebbe stata di circa 27 navi al giorno.

La missione Aspides era stata avviata dall’Unione europea nel 2024 proprio per proteggere la navigazione commerciale nel Mar Rosso e nelle aree vicine dagli attacchi degli Houthi. È una missione con compiti difensivi e l’Italia vi partecipa con proprie capacità navali. 

Il ministro Crosetto ha collegato direttamente la questione della sicurezza marittima alle conseguenze economiche di un’interruzione delle rotte. «Quando una rotta marittima viene interrotta, le merci arrivano in ritardo, i costi aumentano e crescono i prezzi per famiglie e imprese. E ogni crisi economica colpisce soprattutto le persone più fragili, mettendo a rischio la coesione sociale e la stabilità del Paese. Difendere la libertà di navigazione significa anche difendere i cavi attraverso cui transitano dati, collegamenti energetici e infrastrutture essenziali», ha detto.

Nelle ultime ore le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato di avere colpito una petroliera battente bandiera togolese che, secondo Teheran, tentava un passaggio non autorizzato nello stretto. Le autorità iraniane hanno ribadito di voler mantenere il controllo della via d’acqua. Le due crisi riguardano rotte diverse, ma insieme aumentano l’incertezza sulle principali vie di collegamento marittimo tra il Golfo, l’Oceano Indiano, il Mar Rosso e il Mediterraneo. Sul versante yemenita, gli Houthi hanno sostenuto che la navigazione resterebbe sicura per le imbarcazioni non saudite e, secondo alcune ricostruzioni riportate nei materiali, avrebbero assicurato agli Stati Uniti di voler prendere di mira soltanto mezzi navali sauditi. Queste indicazioni non hanno tuttavia eliminato le preoccupazioni per la sicurezza del traffico commerciale.

A Gibuti rimangono intanto le forze italiane già presenti nell’area, comprese unità navali e un contingente militare sulla terraferma. Crosetto ha detto che la situazione nel paese non è al momento direttamente coinvolta nelle operazioni degli Houthi e che la priorità è ripristinare il traffico attraverso Bab el Mandeb.

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