Le illusioni imperialiste di Trump e la realtà del prezzo dei carburanti: l’analisi del premio Nobel Krugman

04 Settembre 2026 - 13:40
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Le illusioni imperialiste di Trump e la realtà del prezzo dei carburanti: l’analisi del premio Nobel Krugman

Le elezioni di midterm in America si avvicinano (mancano tre mesi) e Donald Trump ci arriva con una percentuale di consensi a picco: 33%. Le cause sono tante, ma ormai una parte da leone la gioca il costo dei carburanti alla pompa. La decisione di bombardare l’Iran insieme a Israele ha fatto impennare i prezzi della benzina e soprattutto del diesel, oggi venduto al prezzo record di 5,85 dollari al gallone (era 3,76 a febbraio, prima dell’inizio della guerra nel Golfo). E come scrive nella sua ultima riflessione su Substack Paul Krugman, tutto dice che da qui alle prossime settimane la situazione non migliorerà per il presidente Usa (e per le tasche degli americani). Spiega il premio Nobel per l’Economia nel testo titolato “Le illusioni imperialiste e il prezzo del carburante”: «Durante la campagna elettorale del 2024 Donald Trump aveva promesso di dimezzare i prezzi dell’energia. Ha invece assistito a un’impennata dei prezzi alla pompa, che ha giocato un ruolo importante nel suo crollo nei sondaggi. Alcuni potrebbero attribuire questo disastro alla decisione di Trump di entrare in guerra con l’Iran, ignorando quelli che sembrano essere stati avvertimenti quasi unanimi da parte di esperti militari e funzionari dei servizi segreti secondo cui una guerra del genere, oltre a interrompere le forniture di petrolio, avrebbe sovraccaricato le forze armate statunitensi e ridotto pericolosamente le scorte di munizioni — ed è esattamente ciò che è accaduto. Ma Scott Bessent, segretario al Tesoro di Trump, ha trovato qualcun altro da incolpare: l’Ucraina».

Il fatto è che Bessent è intervenuto al programma “Fox & Friends”, dove ha attribuito la responsabilità dei prezzi elevati dell’energia in gran parte a Kiev dicendo: « In questo momento stiamo attraversando uno shock energetico dovuto sia alla guerra in Ucraina – poiché l’Ucraina ha deciso di far saltare in aria le infrastrutture energetiche e gli impianti di raffinazione russi, il che sta creando una pressione al rialzo sui prezzi a livello globale – sia al conflitto in Iran». Krugman riconosce che le strozzature nella capacità di raffinazione stanno giocando un ruolo fondamentale nell’attuale shock energetico e che gli attacchi ucraini agli impianti petroliferi russi stanno certamente contribuendo a ridurre la capacità di raffinazione globale, ma ricorda che Kiev sta solo rispondendo all’attacco sferrato dalla Russia ormai cinque anni fa e che «lungi dal chiedere la fine dell’aggressione russa, l’amministrazione Trump ha fatto infuriare le nazioni democratiche d’Europa invitando il ministro delle finanze russo, per la prima volta dall’inizio della guerra in Ucraina, alla riunione di lunedì del Gruppo delle 20 principali economie (G20)». C’è poi dell’altro, aggiunge il premio Nobel: «Bessent, tanto quanto o più di Trump, è stato di fatto un nemico dell’Ucraina sin dall’inizio. Proprio all’inizio dell’amministrazione Trump II, Bessent si recò a Kiev per esigere che il governo ucraino cedesse di fatto una quota consistente delle proprie risorse minerarie agli Stati Uniti. All’epoca lo descrissi come un accordo in stile «Congo belga».

Krugman ricorda quando il presidente Usa insultò Zelensky dicendogli «non sei in una buona posizione. Al momento non hai le carte in mano», ricorda che l’amministrazione Trump ha proceduto a tagliare praticamente tutti gli aiuti all’Ucraina, «presumibilmente aspettandosi che la difesa ucraina contro la Russia crollasse» e ricorda i risultati comunque ottenuti da Kiev grazie all’utilizzo di droni. «Ad ogni modo, ora Bessent sta incolpando l’Ucraina per gli alti prezzi del carburante. Sta esigendo, o forse supplicando, che gli ucraini interrompano la loro campagna aerea strategica? Se sì, in cambio di cosa? Dopotutto, l’amministrazione Trump non può minacciare di tagliare gli aiuti: lo ha già fatto molto tempo fa. Non può offrirsi di aiutare l’Ucraina a colmare l’unica grande lacuna nella sua tecnologia di difesa, ovvero la mancanza (finora) di intercettori efficaci contro i missili balistici, perché gli Stati Uniti hanno esaurito le proprie scorte di tali intercettori nella debacle iraniana».

Conclude Krugman con una frecciata che rimanda a quel che disse lo stesso Trump a Zelensky: «Quindi, anche se sono certo che Bessent e Trump vorrebbero che l’Ucraina smettesse di far saltare in aria le infrastrutture energetiche russe — e, se potessero, le chiederebbero di smetterla —, in pratica non possono fare nulla per modificare la strategia bellica dell’Ucraina. Per dirla senza mezzi termini, non sono in una buona posizione. Non hanno le carte in mano».

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