Dall’accordo della Mecca all’abbattimento di un F-15 saudita, il Pakistan prende posizione

Da Islamabad è arrivata una mossa diplomatica significativa: il Primo Ministro, Shehbaz Sharif, ha criticato con estrema fermezza i recenti attacchi compiuti agli Houthi contro l'Arabia Saudita. Le dichiarazioni di Sharif, come riferiscono i media mediorientali, sono arrivate durante una recente conversazione telefonica con il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman. Le azioni degli Houthi sono state definite sconsiderate, sottolineando che costituiscono un serio potenziale di destabilizzare della regione e richiamando, nel contempo, la solidarietà del Pakistan con l'Arabia Saudita nel mantenimento della pace regionale.
I forti legami tra Pakistan e Arabia comportano il “sostegno incrollabile del Pakistan alla sovranità saudita contro le minacce esterne”, così il Primo Ministro Shehbaz. Naturalmente, l'appello rimarca l'alleanza politico-militare, profondamente radicata tra le due nazioni specialmente dopo l’accordo trilaterale di difesa della Mecca (Arabia Saudita, Turchia e Pakistan), in particolare, nella cooperazione per la sicurezza.
Purtroppo, gli attacchi Houthi sono diventati un problema ricorrente e minacciano costantemente la pace nella tormentata regione del Golfo Persico; pertanto, s’intuisce che la condanna espressa dal Primo Ministro rientra nel perimetro degli sforzi diplomatici compiuti da Islamabad per sostenere il Regno saudita.
Da ultimo, il 15 settembre 2026 gli Houthi hanno dichiarato di aver abbattuto un F-15 della “Royal Saudi Air Force” sui cieli della provincia di Ma'rib, nello Yemen, utilizzando un missile terra-aria. Il giorno successivo sono stati diffusi alcuni filmati in cui si vedevano i rottami del velivolo, che presenta elementi riconducibili a un F-15 saudita, compresa la bandiera saudita sulla coda; tuttavia, non esiste ancora una conferma formale da Ryad, ragion per cui non è possibile escludere sia avvenuta una manipolazione delle immagini.
L'episodio arriva in un momento in cui il conflitto si è già notevolmente intensificato, e le cronache quotidiane diffuse dai media internazionali riportano come gli Houthi continuano a lanciare missili e droni contro le infrastrutture militari ed anche energetiche saudite, compresi obiettivi ricadenti nell'area di Khamis Mushait e Yanbu. La conseguenza immediata è stata quella che ha portato l'Arabia Saudita ad intensificare i bombardamenti contro posizioni Houthi nello Yemen: ad ogni azione segue non può che una reazione uguale e contraria.
Tuttavia, è innegabile che l'offensiva degli Houthi abbia portato alla conquista di importanti posizioni sulla costa del Mar Rosso, vicino allo Stretto di Bab el-Mandeb che, come oramai abbiamo imparato a conoscere, rappresenta uno dei passaggi marittimi strategici più importanti del mondo.
Gli sforzi di Riyadh nel cercare sostegno militare e sistemi di difesa antimissile da altri Paesi sono sotto gli occhi di tutti, mentre gli Stati Uniti, stando alle informazioni disponibili, non hanno, almeno finora, deciso di entrare direttamente nel conflitto in aiuto dei vecchi alleati storici sauditi.
Il punto particolarmente delicato è, quindi, legato al fatto che la guerra non riguarda più soltanto il territorio yemenita: gli Houthi stanno cercando di estendere il conflitto, colpendo direttamente il territorio e le infrastrutture saudite con l’intendimento di allargare ancora di più il perimetro della guerra, che sta compromettendo già significativamente l’approvvigionamento del greggio saudita, soprattutto dopo che gli Houthi hanno colpito e bloccato la “West-Est Pipeline”. Di conseguenza l’Arabia saudita ha già dichiarato il taglio dell’export verso l’Europa, col prezzo del petrolio Brent che è schizzato a 130 dollari al barile.
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