Il ministro Crosetto vuole inviare navi da guerra nel Mar Rosso per tutelare i mercantili italiani da Bab el-Mandeb

Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, nell’intervento fatto ieri alla Spezia durante il suo intervento al Forum “Risorsa Mare” ha annunciato che la Marina Militare italiana verrà inviata nel Mar Rosso meridionale per garantire alle navi italiane di navigare in piena sicurezza nello stretto di Bab el-Mandeb. Questa da decisione s’inserirebbe, dunque, in uno scenario assai complicato, in cui la nuova situazione venutasi a determinare nel Mar Rosso e l’irrisolta questione del transito ad Hormuz stanno provocando pesanti conseguenze economiche, oltre ad aver accresciuto enormemente le tensioni nell’area del Golfo Persico e del Medioriente in genere.
Il ministro sostiene di aver deciso insieme al Capo di Stato Maggiore della Difesa, Gen. Portolano, di attivare la Marina Militare per “garantire il transito in sicurezza delle navi italiane”.
L’Italia dispone delle necessarie capacità operative, come ha chiarito nel suo intervento lo stesso Crosetto, quando afferma: “Abbiamo le capacità per proteggerne il passaggio delle unità mercantili e per acquisire le informazioni utili e necessarie per la nostra attività di controllo”, collegando, quindi, direttamente la sicurezza della navigazione agli effetti scaturenti sulla catena logistica e sull’economia italiana, che un’interruzione o una deviazione delle principali rotte marittime comporterebbe. Fin qui nulla da eccepire; il tema della sicurezza marittima, nella visione del ministro, non riguarderebbe, dunque, soltanto la protezione delle navi da carico ma viene ricondotta alla libertà di navigazione quale elemento primario, che assicura gli approvvigionamenti alle imprese nazionali.
L’annuncio del ministro Crosetto, infatti, si proietta in una delicata fase in cui Bab el-Mandeb è ritornato ad assumere un ruolo centrale per la sicurezza dei traffici tra Mar Rosso e Oceano Indiano, della cui importanza siamo tutti ben consapevoli. Il ministro Crosetto ha dichiarato di aver ordinato alla Difesa di predisporre un piano operativo per garantire il transito delle navi italiane attraverso Bab el-Mandeb.
Sorge spontanea, a questo punto, una domanda: la fregata italiana Bergamini già impegnata nella missione europea Aspides – attualmente, peraltro, collocata sotto il comando italiano – per scortare i mercantili italiani, farebbe parte di questa nuova missione o resterebbe inserita nella più ampia missione dell’UE?
Ricordiamo, che la missione europea “Eunavfor Aspides” è iniziata il 19 febbraio 2024 ed è una missione dell’UE, che svolge attività di protezione della navigazione commerciale nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden. Lo stesso Crosetto ha, poi, rimarcato che comunque la decisione sarà valutata con il Governo e il Parlamento.
La valutazione fatta dal ministro Crosetto sembrerebbe riconducibile al fatto che non vuole non rimanere bloccato dai tempi decisionali dell'Ue, certamente non brevi. In altre parole, vorrebbe imprimere un’accelerazione per realizzazione una veloce e operativa missione navale, che possa agire nel più breve tempo possibile a protezione del transito dei mercantili italiani.
Anche se riusciamo a comprendere facilmente che si tratta di un problema ad horas, sostenere (come fa il Ministro) che aspettare ulteriori decisioni europee significherebbe ritardare la ripresa dei traffici, lo è un po' meno e per due ordini di fattori che succintamente riportiamo: il primo, se una nave nazionale deve attraversare una zona pericolosa, l'Italia vuole essere in grado di proteggerla anche se la macchina decisionale europea non ha ancora stabilito come procedere, esponendo in tal caso il Paese ad assumere decisioni monocratiche, in tempi rapidissimi e in un teatro di guerra vera, infatti, i miliziani houthi dispongono di droni e missili in grado di colpire le navi anche a grande distanza dalle loro coste; il secondo, invece, ha più implicazioni diplomatiche poiché se la nave opera sotto insegue della missione Aspides (quindi dell’Unione europea), l'azione risulterebbe chiaramente inserita in una missione dell'Ue ; in caso contrario, se Roma dovesse decide di sganciare “temporaneamente” la nave dal comando europeo e utilizzarla sotto autonomo comando nazionale, la responsabilità politica dell'operazione ricadrebbe interamente e più direttamente sull'Italia.
L'ipotesi allo studio, per quanto ci è dato sapere, è indirizzata ad individuare una soluzione intermedia: utilizzare temporaneamente una capacità italiana già presente nell'operazione europea (Fregata Bergamini), per garantire il passaggio in sicurezza dei mercantili italiani, in attesa che Aspides ritorni ad essere pienamente operativa.
Tuttavia, non possiamo esimerci dal considerare quando si assottiglierebbe il confine tra “difesa e combattimento”, infatti, se facciamo questa ipotesi: un mercantile italiano attaccato da un drone lanciato dagli Houthi, con la fregata italiana a intercettare il drone. Si arriverebbe al punto da sollecitare una possibile nuova reazione dei miliziani che reagirebbero nuovamente, attaccando direttamente la nave da guerra.
Secondo le regole d’ingaggio del mandato Aspides, la Marina italiana avrebbe il diritto di difendersi anche con l'uso della forza, nei limiti stabiliti; tuttavia, non possiamo non considerare che una sequenza di attacchi e contrattacchi potrebbe trasformare, rapidamente, un’attività di scorta nata per soli scopi difensivi in uno scontro armato vero e proprio.
Se la nave opera sotto Aspides, l'azione è chiaramente inserita in un contesto di missione dell'Unione europea; invece, se Roma decide di sganciare temporaneamente la nave dal comando europeo e utilizzarla sotto comando nazionale, la responsabilità politica dell'operazione ricadrebbe direttamente sull'Italia. Aspettiamo fiduciosi la decisione del governo e del Parlamento sovrano.
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