L’Odissea di Nolan e il coraggio perduto della compassione (pensando a Ceuta)

03 Agosto 2026 - 09:15
0
L’Odissea di Nolan e il coraggio perduto della compassione (pensando a Ceuta)

Le recensioni dell’Odissea di Christopher Nolan si stanno dividendo secondo uno schema ormai prevedibile. Da una parte ci sono i custodi dell’ortodossia, impegnati a misurare ogni scarto rispetto a Omero come se il cinema avesse il dovere di essere una nota a piè di pagina della filologia classica. Dall’altra ci sono gli appassionati della macchina Nolan, intenti a raccontare gli artifici tecnici, la regia, gli effetti, il montaggio, l’ennesimo prodigio di un autore capace di trasformare ogni suo film in un caso culturale. Né l’una né l’altra strada mi interessa particolarmente, detto che il film di Nolan è tecnicamente perfetto.

E nemmeno ha senso ripercorrere la trama dell’Odissea: quella è patrimonio dell’umanità e chi non la conosce può facilmente recuperarla. Quello che invece colpisce è un altro aspetto. L’Ulisse di Nolan è soprattutto, e ancora di più, un uomo sconfitto ancora prima di arrivare a Itaca, nonostante la vittoria di Troia. Porta sulle spalle il peso della guerra che ha contribuito a scatenare, convive con il rimorso per i compagni che ha visto morire e per quelli che, in alcuni momenti, ha dovuto sacrificare. Ogni scelta gli lascia una ferita. Ogni vittoria ha il sapore della sconfitta, del fallimento. È un Ulisse contemporaneo perché è fragile. Perché non riesce a liberarsi del senso di colpa.

Eppure continua a tornare, continua a cercare Penelope. Non perché sia un superuomo, ma perché è profondamente umano. Forse è proprio questo il messaggio più attuale del film. Il fallimento non è l’opposto dell’umanità; spesso ne è la prova più autentica. Chi soffre per le proprie decisioni, chi sente il peso delle vite perdute, chi non smette di interrogarsi sul dolore degli altri è infinitamente più forte di chi rivendica soltanto di avere ragione. Per questo è difficile non pensare alle immagini di Ceuta. Di fronte a migliaia di persone ammassate alle frontiere, la prima reazione di molti governi è stata quella di discutere di confini, procedure, competenze, muri. Tutto necessario, forse. Ma quasi mai accompagnato da una riflessione sul dramma umano che quelle immagini raccontavano. L’Ulisse di Nolan, invece, ci ricorda che nessuna decisione può essere davvero giusta se perde di vista il valore della vita umana. La forza di un leader non sta nell’assenza di dubbi, ma nella capacità di portarne il peso.

Ulisse, prima ancora che un guerriero, era un uomo. Un uomo imperfetto, tormentato, capace di sbagliare e proprio per questo capace di comprendere il dolore degli altri. Ed è forse questa la distanza più grande tra il nostro tempo e quello raccontato da Nolan: oggi sembriamo aver smarrito proprio quella compassione che rendeva grande perfino un eroe sconfitto. E Nolan ce lo urla con tutta la forza del cinema.

LEGGI ANCHE: Ulisse riparte da Hollywood, mentre Alberto Angela porta Nolan e Matt Damon in Rai e prepara una notte magica al Colosseo

L'articolo L’Odissea di Nolan e il coraggio perduto della compassione (pensando a Ceuta) proviene da Affaritaliani.it.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Redazione

Redazione Eventi e News

Commenti (0)

User