L’Ucraina ha trovato il modo di logorare l’area più protetta della Russia

Maggio 19, 2026 - 05:38
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L’Ucraina ha trovato il modo di logorare l’area più protetta della Russia

Colpendo l’area di Mosca a oltre cinquecento chilometri dal confine ucraino, l’Ucraina ha dimostrato di poter raggiungere senza problemi il cuore industriale della Russia. Nella notte fra il 16 e il 17 maggio, i droni ucraini sono arrivati a impianti strategici di carburante essenziale per i trasporti dell’apparato militare russo e strutture tecnologiche collegate alla produzione di componenti per armi. Centinaia di velivoli senza pilota sono stati lanciati verso il territorio russo in una delle più vaste operazioni ucraine con droni a lungo raggio dall’inizio dell’invasione su larga scala nel 2022. 

Il ministero della Difesa russo ha rivendicato l’abbattimento di alcuni droni nel corso dell’attacco ucraino, ma la penetrazione dello spazio aereo più protetto del Paese è avvenuta. Secondo Kyjiv, sono stati raggiunti gli obiettivi previsti. Tra questi c’è la raffineria di Mosca, nel distretto sudorientale di Kapotnya. È un impianto importante perché rifornisce la capitale e contribuisce alla distribuzione di carburante. L’attacco ucraino avrebbe coinvolto anche stazioni di pompaggio dell’anello petrolifero attorno a Mosca, infrastrutture che servono a muovere benzina e diesel lungo la rete energetica della regione. A nordovest, nella città satellite di Zelenograd, uno dei poli tecnologici storici della Russia, Kyjiv ha colpito anche l’impianto Angstrom, associato alla produzione di microelettronica e radioelettronica, settori importanti perché alcuni componenti possono essere usati nei sistemi d’arma di precisione. 

La geografia dell’attacco aiuta a capire la portata dell’operazione militare: Kapotnya si trova dentro la fascia urbana di Mosca, Zelenograd è sulla direttrice verso San Pietroburgo. Solnechnogorsk, dove sono state indicate infrastrutture energetiche, si trova lungo un asse autostradale e ferroviario strategico per i collegamenti verso il nordovest russo. La raffineria di Ryazan,  circa 200 chilometri a sudest di Mosca è stata colpita pochi giorni prima e rientra nello stesso disegno. È fra le più grandi della Russia centrale con una capacità di circa 17 milioni di tonnellate di greggio l’anno. Messi in fila, sono tutti nodi strategici che permettono alla Russia di proseguire la sua folle guerra. Certo, una raffineria non è un carro armato, ma senza carburante i carri armati si fermano. Una stazione di pompaggio non è una caserma, ma se il carburante si muove con più difficoltà aumentano i costi e i ritardi della macchina militare. Un impianto elettronico non è un missile, ma può contribuire alla catena produttiva che rende quei missili più precisi. E così via. 

Per l’attacco l’Ucraina ha impiegato droni a lungo raggio, concepiti per raggiungere obiettivi a centinaia di chilometri dal fronte con una carica esplosiva. Fonti ucraine hanno indicato l’uso del RS-1 Bars, dell’FP-1 Firepoint e del più recente Bars-SM Gladiator. Sono velivoli diversi dai piccoli quadricotteri commerciali usati ogni giorno nelle trincee per osservare il fronte o colpire singoli soldati e veicoli. somigliano piuttosto a piccoli aerei senza pilota, programmati per colpire raffinerie, aeroporti militari, depositi o impianti industriali nel retroterra russo. Per esempio L’FP-1 Firepoint viene lanciato da una rampa, vola con un motore a combustione interna e può raggiungere obiettivi anche oltre i mille chilometri.

Rispetto a un missile da crociera, un drone di questo tipo è più lento e più facile da abbattere. Costa però molto meno, richiede una produzione meno complessa e può essere lanciato in grandi quantità. È qui il vantaggio per gli ucraini: anche quando molti vengono intercettati, Mosca deve accendere radar, mobilitare equipaggi e consumare missili antiaerei spesso più costosi dei bersagli che abbattono. 

L’Ucraina ha presentato l’attacco come una risposta ai bombardamenti russi su Kyjiv, costati la vita a ventiquattro persone, e Zelensky lo ha definito una forma di «sanzioni a lungo raggio» contro le vie di rifornimento russe. Un colpo duro nel momento in cui il Cremlino avanza con più fatica nel Donbas. Le truppe russe continuano a premere su Pokrovsk e Kostyantynivka, nel Donetsk centrale con lo scopo risalire verso Sloviansk e Kramatorsk, le due città fortificate che chiudono a nord il sistema difensivo ucraino nella regione, ma l’offensiva non ha prodotto uno sfondamento decisivo. Finora i droni ucraini hanno colpito efficacemente i convogli prima che arrivassero al fronte, rendendo più difficile concentrare uomini e munizioni. Ora hanno mostrato di poter arrivare più e più volte nel cuore della Russia. 

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