Meloni è finita vittima della disinformazione nata dalle sue ambiguità su Trump

Maggio 06, 2026 - 05:03
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Meloni è finita vittima della disinformazione nata dalle sue ambiguità su Trump

Il report di NewsGuard sulle false dichiarazioni attribuite a Giorgia Meloni contro Donald Trump sarebbe già, di per sé, un campanello d’allarme: una rete di account antioccidentali, filoiraniani, filorussi e anti Trump ha diffuso nelle ultime settimane citazioni inventate e video manipolati in cui la presidente del Consiglio appariva in rotta con il presidente statunitense. Minacce di chiusura delle basi americane, attacchi alla linea americana sull’Iran, prese di distanza dal trumpismo. Tutto falso. Ma tutto straordinariamente plausibile.

Ed è proprio questa plausibilità a rendere il caso politicamente rilevante.

Le campagne di manipolazione più efficaci non costruiscono mondi immaginari: estremizzano contraddizioni e tensioni reali. Basti pensare alla prossima visita a Roma di Marco Rubio, segretario di Stato americano, che giovedì vedrà Papa Leone XIV e il cardinale Pietro Parolin, venerdì la premier e i ministri Antonio Tajani, degli Esteri, e Guido Crosetto, della Difesa. Una visita confermata dal dipartimento di Stato come occasione per «promuovere le relazioni bilaterali» con Vaticano e Italia. Formula diplomatica che tradisce in realtà una certa urgenza.

Nelle ultime settimane, infatti, l’asse tra Palazzo Chigi e Casa Bianca si è incrinato su dossier tutt’altro che marginali: gli attacchi di Trump al pontefice, contestati da Meloni; le divergenze sulla guerra in Iran; la minaccia di ridurre la presenza militare statunitense in Italia; lo scontro commerciale sui dazi europei. Rubio non arriva per una passerella protocollare, ma per verificare la tenuta di un rapporto politico che Washington considera improvvisamente meno scontato.

In questo contesto si legge il rapporto di NewsGuard, che ha identificato quattro false affermazioni su Meloni che la dipingono come un’accanita oppositrice di Trump. Insieme hanno totalizzato 18 milioni di visualizzazioni su X e 1,6 milioni su TikTok al 30 aprile 2026. La dinamica suggerisce un obiettivo preciso: amplificare le tensioni tra Trump e l’Europa, insinuando che anche Meloni si sia schierata contro il presidente americano

Ed è qui che il rapporto smette di essere una semplice storia di fake news e diventa una lente sulle fragilità della premier.

Da quando è arrivata a Palazzo Chigi, Meloni ha tentato di tenere insieme due identità solo apparentemente conciliabili: quella della leader della destra sovranista internazionale, culturalmente vicina al trumpismo, e quella della statista affidabile, pienamente inserita nell’asse euroatlantico. Ha parlato ai conservatori americani e rassicurato Nato, Bruxelles e amministrazione statunitense. Ha coltivato il rapporto con la galassia post-liberale occidentale, ma ha rivendicato un atlantismo senza cedimenti.

Una doppia postura che finché l’Occidente appare compatto produce centralità diplomatica; quando invece il rapporto tra Europa e Stati Uniti entra in attrito, genera ambiguità.

Non è solo un problema personale della premier. È il riflesso della sua stessa maggioranza: Fratelli d’Italia con la sua genealogia sovranista, la Lega con il suo nazional-populismo anti-establishment, Forza Italia con il tradizionale filoamericanismo moderato. Meloni governa una coalizione che parla contemporaneamente il linguaggio del trumpismo culturale, del sovranismo nazionale e dell’atlantismo classico. Una sintesi elettoralmente utile, ma facilmente attaccabile sul piano narrativo.

Per questo attribuirle oggi una frase violentemente anti Trump funziona. Non perché il pubblico la creda certamente vera, ma perché la ritiene possibile. Perché sa che la presidente del Consiglio è costretta ogni giorno a bilanciare fedeltà strategica agli Stati Uniti, autonomia nazionale e prossimità politica a un pezzo della destra americana.

La disinformazione, insomma, non ha inventato un personaggio fittizio. Ha spinto due metri più in là una tensione autentica.

Ed è il paradosso di questa fase: più Meloni si propone come ponte tra Europa e America, più diventa esposta a essere raccontata come traditrice dell’uno o dell’altro.

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