Negli archivi cartacei le prove del cambiamento climatico nel bacino del Congo

13 Ottobre 2026 - 15:25
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Negli archivi cartacei le prove del cambiamento climatico nel bacino del Congo

Il nuovo studio “From paper to proof: revealing Congo Basin warming through rescued climate archives”, pubblicato su Earth System Dynamics da ricercatori belgi, congolesi, britannici e irlandesi tori guidato dalla Vrije Universiteit Brussel (VUB),  dimostra che «Un chiaro segnale di riscaldamento è osservabile nel bacino del Congo sin dagli anni '60».

Lo studio si basa – su dati meteorologici storici provenienti dagli archivi cartacei dell'Institut National pour l'Étude et la Recherche Agronomiques (INERA) di Yangambi, nella RDC, e dagli Rijksarchief van België/ Archives de l’État de Belgique.

Nel corso di due campagne sul campo nel 2023, il principale autore dello studio, Derrick Muheki della  VUB, in collaborazione con ricercatori dell'INERA e dell'Universiteit Gent (UGent), ha fotografato oltre 9.000 fogli mensili manoscritti contenenti osservazioni meteorologiche, registrate in 37 stazioni in tutta la Repubblica Democratica del Congo. Utilizzando MeteoSaver, un programma open-source pluripremiato e sviluppato da Muheki alla VUB, in collaborazione con il team del  Centre for Digital Humanities dell'UGent, il team di ricerca ha convertito automaticamente quelle osservazioni in fogli di calcolo digitali, che sono stati utilizzati per tracciare i trend di temperatura e precipitazioni nel bacino del Congo. Alla VUB evidenziano che «Il database risultante contiene oltre un milione di osservazioni meteorologiche giornaliere (e talvolta con frequenza superiore a quella giornaliera) che, insieme ai dati precedentemente recuperati, costituiscono uno dei più grandi dataset  climatici per il bacino del Congo, una regione finora inesplorata».

Analizzando questo nuovo database, gli autori dello studio descrivono, per la prima volta, i trend  degli eventi termici estremi nel bacino del Congo a partire dagli anni '60: «Tra il 1961 e il 1990, le temperature massime, minime e medie giornaliere sono aumentate di decimi di grado per decennio. Nel periodo 1961-1990, le temperature massime sono aumentate di circa 0,7° C, le temperature minime di 0,3° C e le temperature medie di 0,5° C. Questo riscaldamento del bacino del Congo è proseguito anche negli anni 2000, come dimostrano i dati provenienti da stazioni meteorologiche con serie temporali più lunghe. Ogni decennio successivo mostra un aumento del numero di giorni caldi all'anno, con giornate sempre più calde, mentre il numero di giorni freddi è in diminuzione, in linea con le tendenze globali. In media, il numero di giorni caldi all'anno è quasi raddoppiato tra gli anni '60 e gli anni '80, confermando l'innegabile tendenza al riscaldamento nella regione».

Inoltre, basandosi su un'analisi dei dati storici sulle precipitazioni di 3 stazioni meteorologiche, i ricercatori fanno notare che «Il numero di eventi di pioggia intensa in due di queste stazioni è raddoppiato negli anni '80 rispetto agli anni '60. Questo aumento osservato nella frequenza e nell'intensità degli eventi meteorologici estremi nella Repubblica Democratica del Congo è coerente con le tendenze globali, che sono legate all'aumento delle temperature globali derivante dalle continue emissioni di combustibili fossili».

Fino ad ora, i dati climatici storici sull'Africa centrale erano estremamente scarsi, e questo database open-access fornisce nuove prove per delineare il contesto climatico di una regione che è duramente dai cambiamenti climatici. Inoltre, il database fornisce informazioni essenziali per valutare e migliorare i modelli climatici nella regione e sottolinea l'importanza degli sforzi per preservare i dati a livello globale.

L’atro autore principale dello studio, Wim Thiery della VUB, conclude: «Quando ho visto quanto fossero vulnerabili questi archivi cartacei durante la mia visita all'INERA, ho capito quanto sia urgente il lavoro di conservazione dei dati. Solo pochi mesi prima della mia visita, parte dell'archivio era stata danneggiata da un incendio. Avremmo potuto perdere decenni di dati insostituibili. L'accesso a un maggior numero di questi documenti ci aiuterà a migliorare le nostre ricostruzioni della storia climatica o ad affinare le nostre previsioni sui futuri cambiamenti climatici in questa parte del mondo, dove l'adattamento agli impatti dei cambiamenti climatici è già una necessità. La nostra ricerca fornisce nuove prove osservative del cambiamento climatico in questa regione, dove, sebbene i dati disponibili siano scarsi, rivestono una grande importanza climatologica. Questo è particolarmente rilevante perché l'Africa centrale rimane una delle poche regioni in cui l'ultimo rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC)  non è riuscito a confermare un aumento delle ondate di calore estreme, principalmente a causa della mancanza di osservazioni storiche e di ricerche scientifiche. La nostra ricerca evidenzia inoltre l'urgente necessità di ulteriori progetti di recupero dati, soprattutto nelle regioni con scarsità di dati, per colmare le lacune conoscitive sulle tendenze climatiche. Questo è particolarmente importante per le regioni del Sud del mondo, già gravemente colpite dai cambiamenti climatici. Queste regioni sono le meno responsabili dei cambiamenti climatici, eppure sono le più colpite dalle loro conseguenze, e queste nuove osservazioni contribuiranno al processo decisionale in materia di adattamento e di una transizione equa».

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