Quando la forma della pasta diventa progetto

La pasta italiana conta centinaia di formati, eppure continua a generarne di nuovi. Non è una contraddizione, ma il segno di una cultura gastronomica che, pur custodendo la tradizione, non ha mai smesso di sperimentare. Lo dimostra Lo Spaghettone Innamorato, il formato presentato da Voiello, nato dall’unione di due spaghetti che si rincorrono e si avvolgono come due amanti.
La prima impressione è visiva: lo Spaghettone appare diverso da qualsiasi altro presente sugli scaffali. Ma fermarsi all’estetica sarebbe riduttivo, perché come noi italiani sappiamo bene, nella pasta la forma è sempre funzione e determina la consistenza, influenza la cottura, modifica il rapporto con il condimento e contribuisce all’esperienza sensoriale complessiva.
Lo Spaghettone Innamorato è stato progettato proprio con questo obiettivo: realizzato con grani pregiati cento per cento italiani e trafilato al bronzo, è caratterizzato da una piacevole ruvidità e consistenza tenace. La doppia struttura crea cavità e punti di contatto che favoriscono la capacità di trattenere il sugo, trasformando il formato in uno strumento gastronomico prima ancora che in un esercizio di stile. È un approccio che appartiene alla storia stessa della pasta italiana, dove ogni territorio ha sviluppato forme differenti per rispondere a ingredienti, tecniche e abitudini locali.
L’aspetto interessante è che oggi il design della pasta sta vivendo una nuova stagione. In un mercato maturo, dove qualità della materia prima e processo produttivo rappresentano requisiti ormai acquisiti per molti consumatori, il formato torna a essere terreno di ricerca, non come semplice novità da scaffale, ma come elemento capace di generare nuove possibilità in cucina.
Dietro un formato come Lo Spaghettone Innamorato si nasconde infatti un lavoro complesso: la scelta dei grani, la progettazione della trafila, la gestione dell’essiccazione e le prove di cottura devono dialogare tra loro affinché l’idea iniziale possa tradursi in un prodotto equilibrato. Una forma particolarmente elaborata non può prescindere dalla capacità di mantenere tenacità, elasticità e uniformità di cottura. L’ha interpretata anche lo chef Roberto Di Pinto, con una ricetta (Lo Spaghettone Innamorato cotto in estratto di peperone rosso, mantecato con acqua di pomodoro, colatura d’alici e limone candito) che esalta al massimo questa forma.
Da questo punto di vista il formato Voiello offre uno spunto più ampio, perché ci ricorda che la pasta non è un prodotto immobile e che l’innovazione può nascere anche da un elemento apparentemente semplice come il suo disegno. Un dettaglio che, nel piatto, cambia il modo in cui il condimento aderisce, il ritmo della masticazione e persino la percezione del gusto.
In un Paese che spesso considera la pasta un patrimonio intoccabile, la vera sfida non è inventare qualcosa di diverso a tutti i costi ma riuscire a innovare senza perdere il legame con ciò che rende questo alimento uno dei simboli più forti della cultura italiana. Soprattutto quando assume la forma di un abbraccio.
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