Recupero dell’ex Palazzina Caretto a Novara: nòva contro la Sovraintendenza
Mentre l’Europa attraversa una delle ondate di calore più intense e prolungate mai registrate, e in queste stesse settimane diverse città italiane hanno subito blackout legati alla rete elettrica sotto pressione, il cantiere pubblico avviato a nòva nell’aprile 2025 per aumentare l’efficienza energetica rischia di rinunciare a metà della propria resa solare.
Non per un limite tecnico, ma per il colore dei pannelli fotovoltaici.
«Se oggi nòva deve prendere posizione pubblica è perché in questo momento tacere sarebbe una scelta insostenibile nei confronti della nostra comunità». — Mattia Anzaldi, presidente
di nòva.
La Soprintendenza ha prescritto che i pannelli fotovoltaici sul tetto della Palazzina Caretto
siano di colore assimilabile al manto di copertura — di fatto “rossi” — anziché neri standard.
È l’unica prescrizione, tra le molte ricevute durante il cantiere, che nòva contesta apertamente e con forza.
La Palazzina Caretto, ex palazzina comando dell’ex Caserma Passalacqua, è oggi sede del
centro culturale e di innovazione sociale nòva: un immobile pubblico rimasto per decenni in stato di abbandono e degrado, restituito alla città dopo 10 anni di un incessante lavoro dal basso tra persone, associazioni e Politiche sociali del Comune di Novara. Un’esperienza di collaborazione quotidiana tra associazioni ed ente pubblico, che è da anni diventata un caso studio osservato in tutta Italia.
Il cantiere in corso — dedicato espressamente alla riqualificazione e all’efficientamento energetico — entra perfettamente in questa collaborazione. È infatti finanziato dal Comune di Novara nell’ambito di un Partenariato Speciale Pubblico Privato con l’associazione ed è diretto dall’Ufficio tecnico del Comune, in continuo confronto con l’associazione nòva che gestisce gli spazi.
A lavori conclusi l’edificio godrà di una migliore efficienza energetica, grazie al cappotto termico, ad infissi performanti, a impiantistica esclusivamente elettrica e alla raccolta delle acque piovane. Nelle intenzioni dell’associazione, spazio nòva dovrà essere un “rifugio climatico”, ovvero uno spazio in grado di accogliere i cittadini anche nei periodi più caldi, offrendo intrattenimento e refrigerio grazie alla presenza di ombra, verde e ambienti accoglienti.
Tutto questo rischia però oggi di essere fortemente minacciato da una scelta della Soprintendenza che risulta inaccettabile: a uno spazio nato per consumare meno e meglio si chiede di produrre la metà dell’energia che potrebbe.
«Con gli stessi soldi pubblici, i pannelli che ci impongono producono la metà dell’energia. Mentre le città vanno in tilt per il caldo, a noi si chiede di rinunciare a metà del nostro sole per una questione di colore. In un momento storico in cui l’emergenza climatica dovrebbe essere in cima alle agende di ogni istituzione, la Soprintendenza obbliga a scelte anacronistiche e dalle ricadute sociali
ingiustificabili» — Mattia Anzaldi, presidente di nòva. Con i 184.434 euro destinati all’impianto, i pannelli “rossi” imposti valgono 38,5 kWp; gli stessi fondi pubblici, in pannelli neri standard, ne varrebbero 74,11 kWp. A parità di spesa, cioè, il colore imposto rende la metà.
«Per la stessa potenza, il colore rosso costa 87 mila euro in più ai cittadini. 87.000 euro di soldi pubblici per un dettaglio estetico, mentre ci chiediamo come rendere sostenibili i nostri spazi.» — Mattia Anzaldi, presidente di nòva Secondo le stime dell’associazione, questo si traduce in circa 46.000 kWh di energia pulita persi ogni anno e in oltre 11.000 euro l’anno di mancato risparmio in bolletta. E il taglio pesa soprattutto d’estate, quando circa il 63% della perdita si concentra tra primavera ed estate — cioè proprio quando uno spazio di comunità dovrebbe rinfrescarsi, far fronte all’impennata dei consumi e fare da rifugio climatico per la comunità.
«Quel vincolo ci toglie ogni anno l’energia di diciassette famiglie e ci fa emettere oltre 20 tonnellate di CO₂ in più. Il peso maggiore si sentirà in estate, proprio quando uno spazio di comunità dovrebbe essere il rifugio climatico del quartiere.»
La richiesta
Nòva chiede la revisione della prescrizione e l’autorizzazione dei pannelli fotovoltaici neri
standard, per completare l’efficientamento energetico dell’edificio senza sacrificarne la resa
né gravare ulteriormente sulle risorse pubbliche.
In gioco non c’è solo un tetto, ma la credibilità di un modello replicabile di rigenerazione dal basso di beni pubblici abbandonati — nel momento storico in cui le città cercano proprio questo.
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