Rigenerazione, ecco i 32 siti pronti alla rinascita: incentivi e soluzioni temporanee ma no ai supermercati

Maggio 19, 2026 - 11:44
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Rigenerazione, ecco i 32 siti pronti alla rinascita: incentivi e soluzioni temporanee ma no ai supermercati
Siti rigenerazione urbana

Genova. Sono 32 le aree produttive ora dismesse e cadute nel degrado, pronte a trovare una nuova vita, anche temporanea, grazie a progetti di rigenerazione urbana. Questo è quanto definito dalla giunta Salis, che già nelle scorse settimane aveva in parte anticipato il provvedimento: individuare i “buchi neri della città”, eredità di una epoca produttiva oramai tramontata, per metterli a disposizione di progetto di recupero e riuso. E oggi arriva l’elenco delle aree: ex cartiere, stabilimenti industriali obsoleti, capannoni artigianali in disuso e ruderi abbandonati che oggi hanno esaurito la loro funzione produttiva originaria ma che un domani potrebbero vedere scritta una nuova pagina della loro storia.

La proposta, che ora dovrà passare al vaglio del consiglio comunale, delinea una strategia di intervento su vasta scala basata sull’applicazione di incentivi e soprattutto sull’introduzione dello strumento dell’uso temporaneo per il cambio di destinazione dei manufatti. La proposta fissa però un limite di salvaguardia per il tessuto commerciale dei territori: all’interno di questi 32 ambiti non sarà infatti consentiti l’insediamento di medie e grandi strutture di vendita, vale a dire di esercizi commerciali con superficie superiore ai 250 metri quadrati, cioè supermercati.

Il cuore del provvedimento da cui si è partiti è il Censimento delle aree produttive dismesse, aggiornato dagli uffici comunali nei primi mesi del 2026. Una radiografia della Genova post-industriale che ha fotografato decine di siti caratterizzati da “obsolescenza strutturale o funzionale”, e oggi dismessi in parte o del tutto, distribuiti lungo le principali aste fluvial della città: Valpolcevera, Valbisagno, le valli del Cerusa, Leira e Varenna e la zona di Sestri Ponente. Un po’ a sorpresa, nell’elenco sono entrati anche cinque immobili in evidente stato di degrado gestiti dall’Autorità di sistema portuale: sii tratta di strutture che ricadono nel demanio marittimo ma sono soggette alla disciplina urbanistica comunale: una si trova a Voltri, a ridosso della passeggiata a mare, mentre le altre quattro sono collocate a Sampierdarena, nei pressi di lungomare Canepa.

Molte di queste aree presentano non poche criticità, essendo situate in zone a forte rischio idraulico o idrogeologico. Proprio per questo, la delibera punta a trasformare tali elementi di vulnerabilità in “occasioni di riqualificazione edilizia e di messa in sicurezza del territorio”.

Nessuna variante al Puc ma usi temporanei

L’aspetto più rilevante sotto il profilo urbanistico è la scelta della giunta di procedere tramite la “sola perimetrazione” degli ambiti, avvalendosi di una specifica legge regionale del 2018: come precisato nel testo dell’atto, questo significa che la delibera non introduce varianti urbanistiche e non modifica il piano urbanistico comunale vigente: gli indici di edificabilità, le destinazioni d’uso e le prescrizioni del territorio restano esattamente quelli attuali.

Ma la vera svolta su cui punta la giunta Salis – e in questo caso l’assessora Francesca Coppola, sta nell’applicazione della normativa  sugli usi temporanei: nel provvedimento si parla di una disciplina generale che permetterà di avviare progetti transitori e reversibili in deroga alle destinazioni del Puc. Il consiglio comunale definirà i criteri quadro, dopodiché i singoli accordi con i privati verranno approvati direttamente dalla giunta – che quindi manterrà l’indirizzo “politico” della progettazione – azzerando i tempi della burocrazia. L’obiettivo è chiaro: evitare che i capannoni restino vuoti e degradati in attesa dei lunghi tempi della trasformazione definitiva, permettendo nel frattempo l’insediamento di attività capaci di rianimare il tessuto sociale ed economico dei quartieri.

Pioggia di incentivi e cumulabilità con la Zls

Per attrarre gli investitori, l’amministrazione ha deciso di calare i carichi pesanti dal punto di vista economico. L’inclusione delle aree all’interno del perimetro di rigenerazione urbana farà scattare immediatamente i benefici della legge regionale, che prevedono una drastica riduzione del contributo di costruzione (oneri di urbanizzazione primaria e secondaria, oltre al costo di costruzione). Nel caso di riconversioni a scopo residenziale, è previsto inoltre l’esonero dal contributo per l’edilizia residenziale sociale.

La novità più rilevante per il tessuto logistico-industriale della città è però la cumulabilità dei benefici. Molti dei siti censiti nel 2026 si sovrappongono o confinano con la nuova perimetrazione della Zona logistica semplificata (Zls) “Porto e Retroporto di Genova”. La delibera mette nero su bianco che gli sgravi fiscali e le semplificazioni procedurali legati alla rigenerazione urbana potranno essere sommati a quelli previsti dalla Zls e agli aiuti di stato a finalità regionale. Una sinergia economica che punta a fare di Genova un polo attrattivo per i nuovi investimenti industriali e della logistica avanzata, garantendo al contempo il rispetto del principio europeo del “consumo di suolo zero”.

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