Roma, la comunità ebraica contesta l’Anpi al ricordo del rastrellamento del ghetto del ’43
Momenti di tensione venerdì mattina nel quartiere ebraico di Roma, durante la cerimonia di commemorazione del rastrellamento del 16 ottobre 1943 da parte dei nazisti. 1259 persone vennero arrestate: in 1023 furono deportati nel campo di sterminio di Auschwitz. Soltanto 16 di loro sopravvissero Una delegazione dell’Anpi, presente all’iniziativa organizzata da Roma Capitale, è stata contestata da alcuni esponenti della comunità ebraica. All’arrivo della delegazione si sono levate urla e proteste, con accuse all’associazione di sostenere Hamas e richieste di allontanare i suoi rappresentanti dalla cerimonia. Nei giorni scorsi il presidente della Comunità ebraica di Roma, Victor Fadlun, aveva invitato l’Anpi a non partecipare alla commemorazione.
La cerimonia è stata temporaneamente interrotta a causa delle contestazioni rivolte da alcuni membri della comunità ebraica alle associazioni partigiane presenti, tra cui l'Anpi. Le delegazioni, con i propri stendardi, si sono allontanate dal luogo della cerimonia, uscendo dal perimetro transennato e fermandosi ad alcuni metri di distanza. Dopo alcuni minuti, con l'arrivo del sindaco di Roma Roberto Gualtieri, la commemorazione è ripresa e si è svolta la deposizione della corona di fiori da parte del sindaco e del presidente della Comunità ebraica di Roma, Victor Fadlun. La cerimonia si è quindi conclusa.
Braga (Pd): "16 ottobre 1943 ferita incancellabile, contrastare antisemitismo"
"Il 16 ottobre 1943 è una delle pagine più buie della nostra storia. All’alba, le truppe naziste deportarono ad Auschwitz oltre mille persone, tra cui moltissimi bambini. Solo pochissimi fecero ritorno. Una ferita incancellabile nella coscienza del nostro Paese. È nostro dovere rendere omaggio alle vittime, alle famiglie spezzate e a quanti furono perseguitati a causa delle leggi razziali e dell’odio antisemita. Significa anche non dimenticare le responsabilità del fascismo e la complicità di chi collaborò alla persecuzione degli ebrei. La memoria è una responsabilità che ci impegna ogni giorno a contrastare l’antisemitismo, il razzismo e ogni forma di discriminazione, e a custodire i valori di libertà, uguaglianza e solidarietà su cui si fonda la nostra Costituzione antifascista". Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei deputati. "Il 16 ottobre 1943 è una delle pagine più buie della nostra storia. All’alba, le truppe naziste deportarono ad Auschwitz oltre mille persone, tra cui moltissimi bambini. Solo pochissimi fecero ritorno. Una ferita incancellabile nella coscienza del nostro Paese. È nostro dovere rendere omaggio alle vittime, alle famiglie spezzate e a quanti furono perseguitati a causa delle leggi razziali e dell’odio antisemita. Significa anche non dimenticare le responsabilità del fascismo e la complicità di chi collaborò alla persecuzione degli ebrei. La memoria è una responsabilità che ci impegna ogni giorno a contrastare l’antisemitismo, il razzismo e ogni forma di discriminazione, e a custodire i valori di libertà, uguaglianza e solidarietà su cui si fonda la nostra Costituzione antifascista", conclude.
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