Scontri e repressione in Bolivia

Dopo che le liti tra i caudillos della sinistra - gli ex presidenti Arce e Morales - hanno portato il 19 ottobre 2025 a una drammatica sconfitta elettorale che consegnato la Bolivia a un governo di destra ultraliberista guidato da Rodrigo Paz Pereira del Partido Demócrata Cristiano de Bolivia, la situazione nel Paese andino è presto precipitata e ritornano a galla tutte le contraddizioni e le ingiustizie.
Così. mentre sono in atto scioperi e blocchi che diventano rivolta e scontri con la polizia, la Fiscalía General del Estado ha ordinato l’arresto dell’ex presidente socialista Evo Morales e di Mario Argollo, segretario esecutivo della Central Obrera Boliviana (COB), accusati di fomentare i disordini.
Ieri nella capitale La Paz ci sono stati nuovamente violenti tra le forze di sicurezza e i manifestanti che protestano contro le politiche neoliberiste del presidente boliviano Rodrigo Paz. Le manifestazioni, guidate soprattutto da sindacati e associazioni della società civile, hanno provocato disordini, blocchi stradali e scontri in diverse zone del centro di La Paz e di El Alto e i manifestanti denunciano una brutale repressione anche con feriti (e forse un morto) da parte della polizia che difende Paz.
Quel che è certo è che i socialmedia rilanciano scene di intensa violenza urbana, con i manifestanti che utilizzano pietre, petardi, bastoni ed esplosivi artigianali, mentre la polizia risponde con gas lacrimogeni e brutali attacchi per disperdere la folla. Dopo gli scontri di ieri, le strade del centro di La Paz erano disseminate di barricate, pneumatici in fiamme e resti degli scontri.
Il ministero dell'Interno ha segnalato saccheggi e attacchi contro tribunali e uffici statali nel centro di La Paz. Un veicolo della polizia è stato incendiato vicino alla sede della Fuerza Especial de Lucha Contra el Crimen (FELCC).
Il Ministero della Salute ha dichiarato lo stato di «Emergenza antropica a seguito di disordini sociali» e ha ordinato agli ospedali e ai centri medici di prepararsi a curare le potenziali vittime delle proteste, sia tra le forze di sicurezza che tra i manifestanti.
A El Alto le forze di polizia e militari hanno tentato di rimuovere i blocchi stradali eretti da organizzazioni sociali e gruppi legati alla COB. Un soldato sarebbe rimasto ferito da un proiettile sparato durante i disordini e sono stati arrestati molti civili.
Il governo di destra della Bolivia ha detto di aver ordinato una moderazione nell'uso della forza, in attesa del dialogo con i leader sindacali e le organizzazioni sociali. Ma secondo il giornale El Deber, la repressione delle proteste è stata durissima e sono stati attaccati anche giornalisti con i sparati ad altezza d’uomo e in aree densamente popolate .
La crisi in Bolivia si è aggravata dopo settimane di proteste, blocchi e manifestazioni contro il governo Paz che però sta facendo esattamente quel che aveva promesso in campagna elettorale: smantellare il socialismo indigenista e andino e riprivatizzare le industrie e le risorse minerarie e di idrocarburi che erano state nazionalizzate. La Paz ed El Alto restano i principali epicentri degli scontri, ma pressione popolare sul governo cresce e il rischio che le violenze si estendano è alto.
Secondo l'analista politico Gabriel Villalba Pérez, «Il governo del Paese esercita una politica di amministrazione condivisa con le grandi élite oligarchiche, con un conseguente ridisegno economico, con diversi privilegi per una minoranza benestante. L'amministrazione Paz sta attuando un meccanismo di riorganizzazione economica volto a privilegiare i settori oligarchici e utilizza una strategia comunicativa per criminalizzare le proteste sociali. Le mobilitazioni sociali contro un sistema neoliberale di impoverimento, alienazione e miseria stanno costruendo un potente soggetto politico collettivo, al di là dei settori e degli individui, che il governo non ha ancora la capacità di vedere».
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