Scorte ai minimi e prezzi fuori controllo: perché l’Europa deve ridurre la domanda di gas invece di rincorrere il Gnl

17 Settembre 2026 - 18:05
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Scorte ai minimi e prezzi fuori controllo: perché l’Europa deve ridurre la domanda di gas invece di rincorrere il Gnl

Il prezzo del gas è schizzato in questi mesi di guerra in Medio Oriente? In Europa le riserve sono ai livelli più bassi per questo periodo da quando sono iniziate le rilevazioni, nel 2011? Una nuova analisi dell’Institute for energy and financial analysis (Ieefa) evidenzia che i Paesi europei stanno riponendo troppe speranze nella possibilità di un inverno mite, anziché concentrarsi sulla riduzione strutturale della domanda di gas. E questa, sottolineano gli esperti, è una strategia miope e altamente rischiosa, tanto nel breve quanto nel lungo periodo.

Il ragionamento parte dal fatto che il quadro attuale presenta criticità profonde, a partire dai livelli di stoccaggio idrocarburi che si attestano sui valori più bassi registrati negli ultimi 15 anni per questo periodo dell’anno. L’ampio divario tra i prezzi estivi e i valori sulle scadenze future ha disincentivato gli operatori commerciali dal riempire i serbatoi nei mesi caldi, lasciando i Paesi europei estremamente esposti e privi di un’adeguata rete di protezione nel caso in cui dovessero verificarsi ondate di freddo prolungate.

È vero che dall’invasione della Russia in Ucraina e dalla conseguente crisi energetica del 2022 a oggi l’Unione europea ha ridotto drasticamente le importazioni di gas via tubo da Mosca, ma ha sostituito quella dipendenza con una forte vulnerabilità verso il mercato globale del gas naturale liquefatto (Gnl), proveniente in gran parte dagli Stati Uniti. Questa trasformazione ha spostato le criticità geopolitiche sui trasporti marittimi, costringendo l’Europa a competere direttamente e a colpi di rialzi di prezzo contro gli acquirenti asiatici per assicurarsi le navi metaniere disponibili.

A complicare la situazione, scrivono gli esperti della Ieefa, concorrono le gravi tensioni geopolitiche internazionali e i blocchi lungo le rotte marittime strategiche, come lo Stretto di Hormuz, che hanno ridotto i flussi di Gnl provenienti da fornitori chiave come il Qatar. Per colmare questo deficit, l’Europa si è affidata a volumi crescenti da Norvegia e Stati Uniti, ma la situazione si preannuncia ancora più complessa con l’imminente divieto totale dell’Unione europea all’importazione di Gnl russo a lungo termine, deciso dai vertici comunitari ormai quasi un anno fa e destinato a entrare in vigore dal 2027.

In questo scenario di forte incertezza, i consumatori europei rischiano di dover sostenere un nuovo picco dei prezzi di gas ed elettricità. Qualora si verifichi una concomitanza di fattori avversi — come un inverno rigido, una bassa produzione eolica o nuove interruzioni delle forniture norvegesi — l’effetto immediato sarà una distruzione involontaria della domanda, ovvero il blocco delle attività produttive e il razionamento subito da famiglie e imprese incapaci di far fronte ai costi delle bollette.

Gli esperti della Ieefa sottolineano quindi che rincorrere carichi di gas sui mercati internazionali a prezzi incontrollabili non rappresenta una soluzione sostenibile. Sebbene ci sia stata una riduzione del 17,7% della domanda di gas conseguita dall’Ue tra il 2021 e il 2025, occorre accelerare con decisione sulla transizione, potenziando l’efficienza energetica, le fonti rinnovabili e i sistemi di accumulo per affrancarsi in modo definitivo dalla volatilità dei prezzi dei combustibili fossili.

«Mentre l’Europa entra nella cruciale stagione invernale di riscaldamento con livelli bassi di scorte di gas, il mercato fa forte affidamento sull’aumento delle spedizioni di Gnl statunitense e sugli elevati flussi di gas norvegese trasportato tramite gasdotti», si legge nell’analisi Ieefa. «Nel frattempo, nonostante le continue tensioni geopolitiche e le sanzioni, alcune rotte dei gasdotti russi hanno registrato picchi di domanda, poiché gli acquirenti europei si contendono le forniture disponibili. Per coprire il deficit residuo, gli acquirenti europei stanno reperendo volumi più piccoli e incrementali da un mix diversificato di esportatori, tra cui Algeria, Nigeria, Mauritania, Repubblica Democratica del Congo e Messico». Ma la conclusione è netta: «Nulla di tutto ciò cambia il problema di fondo: l’Europa sta lottando per ottenere carichi che potrebbe non riuscire ad aggiudicarsi, a prezzi che non può controllare. Ridurre la domanda di gas è la risposta che riduce in modo permanente l’esposizione dell’Europa, anziché trasferirla a un fornitore diverso».

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