Sfregio in piazza, sfilò al corteo del 25 aprile avvolta nella bandiera di Hezbollah: indagata per istigazione al terrorismo

02 Luglio 2026 - 16:55
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Sfregio in piazza, sfilò al corteo del 25 aprile avvolta nella bandiera di Hezbollah: indagata per istigazione al terrorismo

Al corteo di Milano del 25 aprile, 34enne portoghese andò in piazza avvolta nella bandiera di Hezbollah: è indagata per istigazione al terrorismo

Il gesto, tra l’ostentazione provocatoria e lo sfregio del messaggio (neanche tanto subliminale) inscenato alla manifestazione milanese per la Liberazione e recepito dai più come un affronto inaccettabile è finito al vaglio della magistratura. È indagata per istigazione a delinquere finalizzata al terrorismo internazionale e apologia di associazione terroristica la donna che sfilò al corteo del 25 aprile avvolta nella bandiera dei terroristi libanesi di Hezbollah.

Milano, in corteo avvolta nella bandiera di Hezbollah: indagata per istigazione al terrorismo

Si tratta di una cittadina portoghese di 34 anni, residente nel capoluogo lombardo, perquisita all’alba dai carabinieri del Ros su disposizione della Procura di Milano. Le accuse contestate dal pubblico ministero Alessandro Gobbis sono pesantissime: istigazione a delinquere finalizzata al terrorismo internazionale e apologia di associazione terroristica, con l’aggravante di aver utilizzato i canali telematici per diffondere l’odio. Alla donna, infatti, viene contestata anche l’aggravante di aver utilizzato sistemi telematici per l’istigazione, dal momento che pubblicò su Instagram sue fotografie, sempre con la bandiera di Hezbollah, durante un’altra manifestazione.

Una “fervente sostenitrice” anche degli ayatollah

Le indagini degli inquirenti hanno svelato una realtà inquietante che va ben oltre la singola provocazione in piazza. Dall’attività di monitoraggio – si legge nel decreto di perquisizione firmato dal pm della Procura di Milano – è emerso il profilo di una “fervente sostenitrice” non solo della dirigenza teocratica degli ayatollah iraniani. Ma anche dell’Eso (External Security Organisation): il braccio militare e clandestino di Hezbollah, inserito nella lista nera delle organizzazioni terroristiche dall’Unione Europea fin dal luglio 2012, dopo il sanguinoso attentato all’aeroporto di Burgas. Alla 34enne portoghese residente a Milano vengono contestati allora almeno tre episodi: incluse le partecipazioni a manifestazioni pro-Iran.

Non solo al corteo avvolta nella bandiera di Hezbollah: la propaganda sui social

E non è ancora tutto. Da quanto risulta dai primi riscontri investigativi emersi, sembra che il delirio ideologico della 34enne viaggiasse soprattutto sui social. E su Instagram in particolare, dove contava oltre 3.300 follower. E nella cui biografia del profilo campeggiava il motto minaccioso: «Se non c’è giustizia per gli oppressi, che non ci sia pace per gli oppressori». Una didascalia al quanto eloquente, affiancata dalle immagini delle bandiere di Palestina. Libano. Iran e Siria. E da un link che rimanda a siti di propaganda anti-israeliana.

Pertanto, l’operazione del Ros ha portato al sequestro di dispositivi informatici e cellulari per le copie forensi. Resta, sullo sfondo, lo sconcerto politico per ostentazioni e provocazioni portate nelle piazze d’Italia, sempre più spesso trasformate per “l’occasione” nel palcoscenico di estremisti e nostalgici del fondamentalismo islamico, mimetizzati nelle folle di attivisti e militanti più o meno simpatizzanti, più o meno accondiscendenti…

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