Siracusa, passa il debito su Edison ma la crisi di maggioranza è ancora aperta
Il Consiglio comunale approva il debito fuori bilancio du Edison, ma resta… in debito di ossigeno. La crisi di maggioranza non è stata affatto risolta, la “minaccia” di azzerare la Giunta da parte del sindaco Francesco Italia è stato un colpo che Grande Sicilia non ha digerito, ma ha deciso di votare positivamente il provvedimento che pendeva sulla testa dei siracusani e a rischio commissariamento ad acta, per poi decidere nuovamente di uscire dall’aula.
La capogruppo Giovanna Porto nel suo intervento ha detto esplicitamente di voler votare sì assieme ali colleghi a dimostrazione del senso di responsabilità, non lesinando critiche all’amministrazione assente in aula. La stessa si è poi negata ai microfoni, evidenziando quella che sembra una chiamata collettiva al silenzio. Tutti zitti, crisi non risolta, sarà una nota scritta (e soppesata) a dire come la pensa il leader provinciale Giuseppe Carta. Gli attriti sono evidenti, palpabili, sia dentro Grande Sicilia, sia nella maggioranza in aula.
Segnali di stress evidenti tra Giovanna Porto, Luigi Cavarra, Martina Gallitto, Sergio Bonafede e Gabriella Troia: non c’è univocità e uniformità di giudizio, manca il dialogo all’interno e all’esterno. Dialogo che prova a mantenere dall’alto della propria posizione istituzionale il presidente Alessandro Di Mauro, che ammette di voler continuare a dirigere i lavori d’aula senza patemi chiedendo alla politica di risolvere i problemi politici. Dalla parte opposta rispetto ai consiglieri di Grande Sicilia c’è il gruppo di Francesco Italia, loro sì compatti ma che non sembrano essere in ottimi rapporti (eufemismo) con i colleghi di maggioranza.
Tra le due parti c’è quasi totale indifferenza e alla domanda: “torna la pace?”, la risposta è “no comment”. E la confusione regna sovrana, come quando il consigliere Zappalà vota sì al debito Edison ed esce prima di decidere sull’immediata esecutività (respinta). Tutto chiaro? Per niente. L’impressione, in aula, è che Grande Sicilia (a esclusione del presidente Di Mauro) abbia creato il vuoto attorno a sé e che Forza Italia e Insieme riescano a dialogare con alcuni componenti della maggioranza, ma non con tutti.
Paradossalmente, un osservatore attento potrebbe scommettere su un rimpasto che vedrebbe l’esclusione degli autonomisti e l’introduzione di forze nuove rispetto a un allargamento della compagine di maggioranza. Oppure al mantenimento dello status quo, ma con fila serrate e controllo attento delle votazioni importanti da qui alla fine della sindacatura.
Il braccio di ferro tra Italia e Carta non fa bene a nessuno, procrastinare la resa dei conti nemmeno. Sono necessarie decisioni, anche dolorose, ma immediate, perché tirare a campare così è politicamente un’agonia. E a farne le spese è la città tutta.
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