Takuya Wada: la fusione perfetta tra 2D e 3D- Intervista Japan Expo 2026


All'ultima edizione del Japan Expo Paris 2026 ho avuto l'opportunità di scambiare quattro chiacchiere con alcuni artisti leggendari, e uno di questi è sicuramente Takuya Wada. Il poliedrico autore giapponese che ha prestato la sua matita per scolpire nell'immaginario comune opere come Hokuto No Ken (Ken il Guerriero in Italia) mi ha raccontato la sua filosofia in quanto artista, e anche come vede il presente nel mondo dell'animazione.
Il 2D influenza il 3D... o viceversa?
Il primo tema che ho voluto trattare con il maestro deriva direttamente dalla sua lunga carriera, costellata nella sua prima fase da successi incredibili come animatore, per poi passare al make up e alla realizzazione di effetti speciali nel mondo del cinema. Takuya Wada mi ha confessato che il legame tra il disegno bidimensionale e la scultura tridimensionale è in realtà molto più stretto di quanto si possa immaginare.
Per creare un'immagine 2D che sia efficace e credibile serve infatti che abbia un uso corretto del senso di tridimensionalità e della prospettiva. Per fare ciò è fondamentale possedere una solida abilità nel disegno e una profonda conoscenza dell'anatomia umana. Questa sensibilità artistica si riflette però anche nella scultura e nella creazione di effetti speciali fisici, dove è necessario visualizzare e dare forma concreta a una struttura tridimensionale partendo dall'immaginazione.
Il processo creativo che Wada-San utilizza per entrambe le pratiche è quindi bene o male il medesimo, in quanto richiede la stessa abilità nel visualizzare il volume dei soggetti da diverse angolazioni per poterli rappresentare correttamente, dimostrando come le due discipline si influenzino e si arricchiscano a vicenda.

L'evoluzione dell'animazione tra regia e tecnologia
In seguito ho chiesto al maestro quale fosse il suo pensiero rispetto al panorama moderno dell'animazione, che è passata negli ultimi anni ad essere quasi totalmente digitale e con un importante usi della CGI. La risposta di Takuya Wada mi ha sorpreso molto: secondo l'artista infatti, l'animazione digitale e la CGI hanno trasformato profondamente il panorama visivo, influenzando a ruota anche le produzioni live action.
In passato infatti, l'animazione bidimensionale si distingueva per movimenti di camera audaci e inaspettati, un linguaggio visivo unico che sembrava esclusivo di questa forma espressiva. All'epoca i disegni erano meno dettagliati e un po' più "grezzi", ma avevano quello stile caratteristico che non era presente in nessun altro media.
Con l'avvento degli effetti speciali digitali nel cinema, anche la regia nell'animazione ha integrato man mano queste dinamiche, creando un interscambio stilistico continuo tra le due industrie. Tuttavia, la transizione ad un'animazione quasi interamente digitale ha uniformato molto le diverse produzioni, rendendo i disegni graficamente molto puliti ma troppo simili tra loro, e talvolta prive di quella forza espressiva data dalle imperfezioni del tratto a mano.
Le opere prodotte in modo analogico, secondo Takuya Wada, seppur con uno stile più grezzo riuscivano a trasmettere una vitalità e un'originalità nate dall'ingegno e dallo sforzo dei creatori. Wada-San mi ha infatti raccontato che è solo sbagliando che si impara e si migliora, e che alla sua epoca sbagliare significava dover ridisegnare una tavola, o un frame.
Questo ovviamente andava ad allungare i tempi di produzione dell'opera, ma permetteva anche agli artisti di migliorare molto velocemente. Al giorno d'oggi ogni errore è facilmente correggibile con la pressione di un unico tasto, e se è vero che da una parte questo riduce drasticamente i tempi, dall'altra invece richiede forse meno dedizione o talento agli illustratori.
Il segreto dell'impatto visivo in Ken il Guerriero
Non potevo non chiedere a Takuya Wada di raccontarmi uno dei passaggi più importanti della sua carriera, ovvero dare vita al mitico Ken, protagonista della leggendaria opera di Tetsuo Hara. Ho chiesto all'artista quale approccio hanno utilizzato per riuscire a trasmettere la potenza e la fisicità dei combattimenti in una serie iconica come Ken il Guerriero, facendo percepire ogni colpo ed ogni impatto.
Il maestro mi ha spiegato che il segreto risiede tutto nella gestione del ritmo e del movimento. L'opera originale infatti secondo lui è come se unisse l'immaginario di Mad Max alla fisicità dei combattimenti di Bruce Lee, offrendo già quindi una base visiva di grande impatto. Nell'animazione, per rendere ogni colpo pesante e reale per lo spettatore, si utilizzano delle tecniche di contrasto temporale.
Il momento che precede l'impatto deve infatti essere estremamente rapido e dinamico, per permette all'azione di sembrare quanto più reale possibile, mentre le conseguenze del colpo vengono mostrate poi attraverso un rallentamento mirato e l'uso di onde d'urto visive. Questo approccio particolare ha permesso al team di trasferire sul formato video la monumentale forza statica del manga, garantendo iun grande coinvolgimento emotivo per il pubblico.

Coerenza narrativa e design dei personaggi
Per chiudere la mia chiacchierata con Takuta Wada, ho voluto chiedergli del suo metodo di lavoro. Che si tratti infatti di un disegno 2D per una serie animata o il make up di un film, il suo obiettivo e essenzialmente creare una personalità, e questo deve trasparire soprattutto dal viso e della sue espressioni.
Ho chiesto quindi al maestro quale fosse il dettaglio del viso su cui si concentra maggiormente per fare in modo che il personaggio sia immediatamente riconoscibile al pubblico. Secondo Wada-San, la chiave per creare un personaggio che conquisti il pubblico risiede nella sua coerenza con il mondo narrativo.
Sia che si tratti di un disegno su carta o di una scultura per effetti speciali, il punto di partenza è sempre lo studio della silhouette e della realtà in cui il personaggio si muove. Ogni dettaglio visivo, deve avere una giustificazione logica e integrarsi naturalmente nel contesto della storia.
Questo legame profondo con l'universo narrativo crea per il maestro un particolare senso di realismo che permette allo spettatore di connettersi emotivamente con il personaggio, rendendolo così credibile e memorabile. L'intervista con Takuya Wada è stata davvero interessante e mi ha permesso di comprendere meglio il lavoro dell'animatore.
Al Japan Expo Paris 2026 abbiamo anche avuto modo di intervistare molti altri autori. Vi invitiamo a recuperare anche la nostra intervista con Kia Asamiya.
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