Tim-FiberCop, scontro sui rincari: la rete venduta a Kkr ora fa paura

25 Giugno 2026 - 19:32
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Tim-FiberCop, scontro sui rincari: la rete venduta a Kkr ora fa paura

Tim ha portato FiberCop davanti al tribunale di Milano per fermare i nuovi listini wholesale della rete fissa. Al centro dello scontro c’è il contratto firmato dopo la vendita della rete a Kkr e il passaggio davanti ad Agcom, che può cambiare il conto per gli operatori da settembre.

Il contratto Msa e la verifica Agcom tengono in bilico i nuovi listini wholesale

Telecom ha avviato un’azione legale contro Fibercop, la società della sua rete fissa scorporata (e venduta) nel luglio 2024, per bloccare gli aumenti delle tariffe all’ingrosso che potrebbero entrare in vigore da settembre. Per l’azienda guidata da Massimo Sarmi, gli aumenti servono ad adeguare i prezzi all’inflazione e all’aumento dei costi. La revisione richiesta arriva dopo il riconoscimento della società come operatore wholesale only, al pari di Open Fiber, con un diverso regime regolatorio.

Telecom chiede il rispetto del contratto di servizio (Msa) firmato al momento della cessione della rete che prevede prezzi definiti e sconti legati ai volumi, estendibili anche agli altri operatori. Ma se Agcom approverà gli aumenti, prevarranno le tariffe regolamentate, come previsto dallo stesso accordo. Certo è che gli operatori di rete devono sostenere ingenti investimenti, aggravati da inflazione, rincari energetici e delle materie prime, mentre gli utenti alla connettività in fibra, per motivi economici, preferiscono navigare in rete tramite lo smartphone o con tecnologie ibride tipo l’fwa.

Secondo alcune fonti Tim nel suo ricorso al tribunale di Milano, non ha chiesto di bloccare la procedura avviata da Fibercop davanti all’Agcom, ma di imporre alla controllata di Kkr di sottoporre il nuovo listino alla verifica ex ante dell’Autorità. Lo sottolineano fonti legali vicine al dossier, che spiegano come Fibercop avrebbe il dovere di compiere tutti gli adempimenti necessari a rendere efficaci le previsioni dell’Msa sui prezzi, inclusa appunto la loro sottoposizione alla verifica ex ante dell’Agcom.

Il listino presentato dalla società della rete, precisano le stesse fonti, non sarebbe infatti un prezzo regolato, ma un prezzo determinato autonomamente da un soggetto privato e come tale soggetto a una verifica di equità da parte dell’Autorità.

Il tribunale ha però chiesto a Tim alcuni chiarimenti, tra cui le ragioni per cui non possa ricorrere a strumenti di autotutela contrattuale, la misura dell’impatto economico-finanziario a sostegno della richiesta cautelare e i motivi per cui non possa rivolgersi direttamente all’Agcom. Chiarimenti che Tim depositerà in vista dell’udienza fissata per l’inizio di luglio.

E sempre a inizio luglio ci dovrebbe anche essere da parte del tribunale la decisione rispetto al ricorso fatto da Inwit, la società delle torri di rete mobili, che ha ricevuto da Fastweb-Vodafone e Tim la disdetta dei contratti di servizio (Msa) che erano previsti con scadenze più lunghe. In questo caso i due operatori mobili minacciano di realizzare un’altra rete di torri di trasmissione per bypassare quella molto estesa (20mila torri) di Inwit. Nel caso di Fibercop invece replicare la sua rete in fibra è, certamente, una missione impossibile. 

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