Turnover nella PA, ecco come sta cambiando il "posto fisso"

25 Giugno 2026 - 10:59
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lentepubblica.it

PA, il turnover cambia volto: più mobilità, nuovi talenti e l’intelligenza artificiale ridisegnano il lavoro pubblico.


La Pubblica Amministrazione italiana sta attraversando una delle trasformazioni più profonde degli ultimi decenni. Dopo anni caratterizzati da blocchi delle assunzioni, riduzione degli organici e limitate opportunità di ingresso, oggi il settore pubblico si trova di fronte a uno scenario completamente diverso. Da un lato si prepara a gestire un ricambio generazionale senza precedenti, dall’altro deve affrontare l’impatto sempre più rilevante delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale, che stanno modificando competenze, organizzazione del lavoro e profili professionali richiesti.

Il quadro emerge con chiarezza dal rapporto elaborato da Randstad Research, secondo cui la PA italiana sta progressivamente superando la tradizionale separazione rispetto al settore privato. Non si tratta soltanto di un aumento delle assunzioni, ma di un cambiamento culturale che rende il lavoro pubblico sempre più dinamico, competitivo e capace di attrarre professionalità che fino a pochi anni fa difficilmente avrebbero scelto un’amministrazione pubblica come prospettiva di carriera.

Una Pubblica Amministrazione chiamata a reinventarsi

Il prossimo decennio sarà determinante per il futuro della macchina pubblica italiana. Migliaia di dipendenti raggiungeranno infatti l’età pensionabile, determinando un ricambio di personale di dimensioni eccezionali. Questo fenomeno, che potrebbe apparire come un elemento di criticità, rappresenta invece anche un’occasione irripetibile per rinnovare competenze, modelli organizzativi e modalità operative.

Parallelamente, la crescente diffusione dell’intelligenza artificiale e degli strumenti digitali sta modificando profondamente molte attività amministrative. Numerose mansioni tradizionali saranno progressivamente automatizzate, mentre crescerà la domanda di figure capaci di gestire dati, progettare servizi digitali, coordinare processi complessi e utilizzare in modo consapevole le nuove tecnologie.

L’incontro tra questi due fenomeni — il ricambio generazionale e la trasformazione digitale — potrebbe consentire alla Pubblica Amministrazione di compiere un deciso salto di qualità. Se accompagnato da adeguate politiche di reclutamento, formazione e valorizzazione del personale, questo cambiamento potrebbe tradursi in una maggiore produttività, servizi più efficienti e una capacità superiore di sostenere lo sviluppo economico del Paese.

Il saldo occupazionale torna finalmente positivo

Uno degli elementi più significativi messi in evidenza dal rapporto riguarda l’inversione di tendenza registrata negli ultimi anni sul fronte dell’occupazione pubblica.

Il 2023 rappresenta infatti un punto di svolta: per la prima volta dopo oltre dieci anni, il saldo tra nuove assunzioni e uscite dal servizio torna ad essere positivo. L’incremento supera le 12.700 unità, un risultato che interrompe una lunga fase caratterizzata dalla progressiva riduzione degli organici.

Un contributo particolarmente rilevante arriva dalla componente femminile, protagonista della crescita registrata nell’ultimo anno. Si tratta di un dato che conferma come la PA continui a rappresentare un importante canale di occupazione qualificata, soprattutto per le donne.

Questo risultato assume un significato ancora più rilevante se letto nel contesto delle politiche di contenimento della spesa pubblica che, per molti anni, avevano fortemente limitato la possibilità di sostituire il personale in uscita.

Il lavoro pubblico non è più sinonimo di posto fisso

Per decenni il pubblico impiego è stato identificato con la stabilità assoluta e con una permanenza pressoché certa nella stessa amministrazione per l’intera vita lavorativa.

Oggi questo scenario sta rapidamente cambiando.

Il tasso di turnover è infatti raddoppiato rispetto a dieci anni fa, segnalando una mobilità interna decisamente più elevata. Sempre più lavoratori scelgono infatti di cambiare amministrazione, partecipando a nuovi concorsi o cogliendo opportunità considerate più vantaggiose sotto il profilo economico, professionale o organizzativo.

Anche le analisi sulle cosiddette curve di sopravvivenza occupazionale mostrano un cambiamento significativo. Tra coloro che sono stati assunti nel periodo 2020-2022, la probabilità di interrompere un contratto a tempo indeterminato entro i primi tre anni risulta circa doppia rispetto alle generazioni precedenti.

Non si tratta necessariamente di abbandoni del settore pubblico. Più frequentemente si osservano spostamenti tra diverse amministrazioni, fenomeno che testimonia un mercato del lavoro pubblico sempre più aperto e competitivo.

La PA dialoga sempre di più con il settore privato

Uno degli aspetti più interessanti riguarda l’origine dei nuovi assunti.

Se è vero che circa il 60% delle persone che entrano in una nuova amministrazione proviene già da precedenti esperienze nella PA, cresce costantemente la quota di lavoratori provenienti dal settore privato, che oggi rappresentano il 16,6% dei nuovi ingressi.

Ancora più significativo è il dato relativo ai giovani che fanno il loro debutto assoluto nel mercato del lavoro: il 23% delle nuove assunzioni riguarda infatti persone prive di precedenti esperienze lavorative.

Questi numeri raccontano una Pubblica Amministrazione molto meno autoreferenziale rispetto al passato, capace di attrarre competenze esterne e di inserirsi in un mercato del lavoro sempre più permeabile.

Anche i percorsi di carriera stanno assumendo caratteristiche sempre più simili a quelle delle imprese private. Crescono infatti le opportunità di sviluppo professionale, aumenta la mobilità e diventa più frequente il passaggio tra comparti differenti.

Le assunzioni tornano a crescere dopo gli anni del blocco

L’andamento delle nuove attivazioni contrattuali conferma la portata del cambiamento.

All’inizio degli anni Dieci la Pubblica Amministrazione registrava ogni anno oltre 135 mila nuove attivazioni. Successivamente, le politiche di contenimento della spesa e il blocco del turnover provocarono una drastica riduzione delle assunzioni.

Il punto più basso venne raggiunto tra il 2015 e il 2016, quando i nuovi contratti scesero intorno alle 83 mila unità, con un peso sull’intero mercato del lavoro nazionale ridotto a circa l’1,6%.

Dal 2017 è iniziata una lenta ma costante inversione di tendenza.

Le procedure concorsuali sono progressivamente aumentate, lo sblocco delle assunzioni ha consentito il rafforzamento degli organici e l’attuazione del PNRR ha richiesto l’ingresso di nuove professionalità. Questo percorso ha portato le attivazioni oltre quota 127 mila nel 2022, riportando il settore su livelli che non si registravano da molti anni.

Anche il 2023 conferma la vitalità del fenomeno. Nei primi sei mesi dell’anno sono stati attivati circa 94.600 nuovi rapporti di lavoro, pari a oltre il 74% dell’intero volume registrato nell’anno precedente.

Il capitale umano diventa il vero investimento strategico

L’analisi dei flussi occupazionali dimostra che la competitività della Pubblica Amministrazione non dipende più esclusivamente dalla capacità di bandire concorsi.

La vera sfida consiste oggi nell’attrarre competenze elevate, valorizzarle e riuscire a trattenerle nel tempo.

Le amministrazioni dovranno quindi investire sempre di più nella formazione continua, nell’aggiornamento digitale, nella qualità dell’ambiente lavorativo e nelle prospettive di crescita professionale.

L’intelligenza artificiale, in questo scenario, non rappresenta soltanto una tecnologia destinata ad automatizzare alcune attività, ma uno strumento che renderà ancora più centrale il valore delle competenze umane, della capacità decisionale e dell’organizzazione del lavoro.

Una trasformazione destinata a cambiare il volto della PA

L’immagine della Pubblica Amministrazione come sistema chiuso, immobile e distante dal resto del mercato del lavoro appare ormai sempre meno aderente alla realtà.

L’aumento della mobilità, la ripresa delle assunzioni, il ricambio generazionale e l’ingresso di professionalità provenienti dal settore privato stanno ridisegnando il profilo del lavoro pubblico italiano.

Nei prossimi anni il successo di questa trasformazione dipenderà dalla capacità delle istituzioni di accompagnare il cambiamento con politiche efficaci di gestione del personale, innovazione organizzativa e sviluppo delle competenze.

Se questa evoluzione sarà governata con una visione di lungo periodo, la Pubblica Amministrazione potrà diventare non soltanto un datore di lavoro più attrattivo, ma anche uno dei principali fattori di modernizzazione e competitività dell’intero sistema Paese.

Il testo del rapporto

Qui il documento completo.

 

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