Tutti i corpi dei subacquei italiani morti alle Maldive sono stati ritrovati

Maggio 18, 2026 - 15:22
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Tutti i corpi dei subacquei italiani morti alle Maldive sono stati ritrovati

Sono stati ritrovati tutti i corpi dei cinque subacquei italiani morti alle Maldive, dopo l’immersione da cui giovedì scorso non erano più riemersi. Il corpo di una delle vittime era già stato recuperato poco dopo l’incidente, mentre gli altri quattro sono stati individuati stamattina dalla squadra internazionale di ricerca e recupero inviata da Dan Europe, la divisione europea del Divers Alert Network, organizzazione internazionale senza scopo di lucro specializzata nella sicurezza delle attività subacquee.

La missione si è svolta nel sito di Dhekunu Kandu, nell’atollo di Vaavu, dove il team specialistico ha completato il primo obiettivo operativo con un’immersione tecnica in grotta. L’intervento è iniziato attorno alle 8.30 ora dell’Europa centrale ed è durato circa tre ore. Durante l’immersione, i subacquei hanno esplorato il sistema di cavità sommerse, valutato le condizioni ambientali e operative, localizzato le quattro vittime ancora mancanti e raccolto le informazioni necessarie a pianificare le prossime fasi del recupero.

Si tratta di un passaggio decisivo, ma non ancora conclusivo, in un’operazione che Dan Europe definisce tecnicamente impegnativa, emotivamente difficile e operativamente complessa. I prossimi giorni saranno infatti dedicati alle procedure di recupero dei corpi individuati, che richiederanno una pianificazione accurata e il coordinamento con le Forze di difesa nazionali maldiviane e con le autorità italiane competenti a Malé.

I tre specialisti impegnati sul posto sono subacquei tecnici e speleosub con ampia esperienza internazionale in missioni di ricerca e recupero ad alta complessità, comprese operazioni in ambienti profondi, confinati e ad alto rischio. Per portare a termine l’immersione hanno utilizzato tecnologie avanzate, tra cui rebreather a circuito chiuso, veicoli di propulsione subacquea ad alte prestazioni e configurazioni completamente ridondanti per il supporto vitale.

Il rebreather, in particolare, consente di riciclare il gas espirato, rimuovere l’anidride carbonica attraverso un filtro chimico e reintegrare automaticamente l’ossigeno consumato. Una tecnologia che permette immersioni più lunghe, riduce la produzione di bolle, limita il consumo di gas e consente un controllo preciso della miscela respiratoria: caratteristiche essenziali in un’operazione di recupero in grotta.

«Il risultato di oggi è il frutto di una preparazione straordinaria, di eccellenza tecnica e di un eccezionale lavoro di squadra», dichiara Laura Marroni, amministratrice delegata di Dan Europe: «Siamo profondamente grati agli specialisti sul posto, che stanno operando con professionalità, disciplina e umanità in ambienti impegnativi».

La localizzazione dei quattro corpi ancora dispersi rappresenta dunque un passo avanti, ma la fase più delicata resta quella del recupero. In un ambiente subacqueo complesso come quello di Dhekunu Kandu, ogni passaggio richiede prudenza, competenze specialistiche e margini di sicurezza elevatissimi. Tra le vittime c’è Monica Montefalcone, una scienziata stimatissima e professoressa di Ecologia marina all’Università di Genova, che guidava la spedizione. Insieme a lei hanno perso la vita la figlia Giorgia Sommacal, studentessa universitaria, e altri tre sub esperti: Gianluca Benedetti di Padova, Federico Gualtieri di Borgomanero e Muriel Oddenino di Poirino.

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