Tutto quello che (non) sappiamo sul drone «probabilmente russo» abbattuto in Lituania

Le esternazioni pronunciate dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, a riguardo del drone abbattuto in Lituania il 14 settembre 2026, si inseriscono nel delicato quadro della gestione del rischio di escalation sul fianco orientale della Nato; rischio destinato ad accrescersi, purtroppo, di giorno in giorno, e che sta cancellando ogni possibile risvolto diplomatico-negoziale per tentare la ricomposizione degli assetti geopolitici dell’Europa centro-orientale.
Il fatto, poi, che il ministro Crosetto abbia utilizzato il termine “probabile che il drone fosse russo” non può che aggiungere confusione. Sappiamo bene che probabile non equivale a accertato; pertanto la dichiarazione di Crosetto diventerebbe politicamente e militarmente significativa perché attribuisce una probabile matrice russa all'episodio anche se, tuttavia, non significa automaticamente che Mosca abbia deliberatamente deciso di attaccare la Lituania. Ci sono, infatti, molteplici possibilità da distinguere tra: violazione intenzionale, errore di navigazione, perdita di controllo, interferenze elettroniche oppure deliberata azione russa. Il ventaglio di possibilità è, dunque, decisamente molto più ampio.
Rimane il fatto che le autorità militari nazionali hanno confermato che due caccia “Eurofighter” italiani, impegnati nella missione Nato, hanno intercettato e neutralizzato il drone dopo l’accertata violazione dello spazio aereo lituano. L'episodio in sé assume rilievo strategico e per tale motivo tenteremo di darne lettura, ovviamente, alla luce dei fatti resi noti.
Ci sono diversi elementi da distinguere perché non si tratta più soltanto di un problema ucraino-russo; infatti, sappiamo che se un drone militare russo entra nello spazio aereo di un Paese Nato – anche accidentalmente o per effetto di guerra elettronica –, aumenta concretamente il rischio di un incidente diretto Russia-Nato. Fonti riportate da autorevoli agenzie stampa internazionali asseriscono che il drone entrato nello spazio aereo lituano proveniva dal territorio bielorusso e che sul posto sono stati trovati anche resti di esplosivo; non sappiamo, però, se sono stati esaminati e qual è l’esito delle eventuali analisi effettuate. La Nato sta trattando questi episodi non come una casualità ma come un problema strutturale.
Non a caso, infatti, l'Alleanza Nord Atlantica ha rafforzato il fianco orientale con Eastern Sentry (operazione militare della Nato avviata il 12 settembre 2025 per proteggere il confine orientale dell'Alleanza da minacce aeree e incursioni di droni russi) oltre alla presenza permanente di Air Policing (missione di difesa aerea della Nato avviata nel 2004 per proteggere i cieli di Estonia, Lettonia e Lituania), mentre nel Baltico opera la Baltic Sentry (operazione cosiddetta multi-dominio avviata dalla Nato il 14 gennaio 2025 per rafforzare la protezione delle infrastrutture sottomarine critiche nel Mar Baltico), finalizzata alla protezione delle infrastrutture critiche.
È appena il caso di accennare che il Mar Baltico è particolarmente sensibile: Estonia, Lettonia e Lituania sono geograficamente esposte alla Russia e, nel caso della Lituania, anche alla Bielorussia e all'enclave russa di Kaliningrad. Gli stessi tre Paesi baltici hanno chiesto nel maggio 2026 un rafforzamento della difesa aerea e, significativamente, un passaggio dalla semplice funzione di air policing verso una capacità più robusta di air defence, compresi sistemi anti-drone. La Nato ha accolto la richiesta.
Rileva evidenziare che siano stati impiegati Eurofighter italiani nell'ambito della missione Nato, a dimostrazione concreta che la difesa dello spazio aereo baltico non è lasciata ai soli Paesi dell'area.
Tuttavia, la questione più delicata rimane legata al termine adoperato dal ministro per definire il drone abbattuto dai caccia italiani: “probabile russo”. Questo distinguo risulta, infatti, essere fondamentale in quanto un'incursione intenzionale contro territorio Nato avrebbe un significato strategico molto diverso da un drone russo che, nel corso della guerra in Ucraina, devia accidentalmente o per effetto della guerra elettronica.
Ricordiamo che il Baltico non è più oggi semplicemente il "punto debole" della Nato ma è diventato, invece, uno dei principali teatri della competizione Russia-Nato, nel quale entrambe le parti hanno aumentato lo loro presenza, sorveglianza e capacità militari rischierate nell’area. Questo comporta più Nato il che implica maggiore deterrenza; più forze Nato e russe nello stesso spazio, sostituiscono anche maggiori occasioni per determinare un incidente. In uno scenario di questo tipo, la prudenza diplomatica deve costituire il faro guida da non perdere di vista neanche un istante: le conseguenze potrebbero essere irreparabili.
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