Meloni prima del Vertice UE: la risposta al caro energia sia coordinata e rapida
Bruxelles – L’intesa sul gasolio russo annunciata da Donald Trump è “una scelta molto rischiosa”, che potrebbe legittimare Mosca, garantire nuove risorse per finanziare la guerra in Ucraina e indebolire la strategia delle sanzioni occidentali. In vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, Giorgia Meloni informa il Parlamento sulla posizione dell’Italia al vertice chiamato ad affrontare un’agenda che spazia dalla competitività economica alla guerra, dalla sicurezza alla migrazione, fino al futuro bilancio dell’Unione. Secondo la premier, il presidente russo Vladimir Putin “provoca” l’Europa continuamente minacciando attacchi per “distogliere l’attenzione” sull’andamento del conflitto sul campo e “cerca un nuovo nemico che potrebbe essere l’Europa”. La strategia di Roma è quella di non dare a Putin “questo vantaggio” e “dimostrare sangue freddo, particolarmente in questo momento”.
L’aumento dei prezzi dei carburanti è “legato soprattutto alla guerra in Iran e non al conflitto ucraino”, spiega la premier. Per questo, i benefici dell’intesa annunciata da Trump resterebbero “dubbi”, mentre sono evidenti i rischi politici ed economici. “Una legittimazione per Mosca mentre le sue bombe continuano a cadere sulle città ucraine, nuove entrate con cui finanziare la guerra, un implicito indebolimento della leva sanzionatoria sono elementi che non possiamo ignorare”, afferma Meloni, sottolineando come una simile scelta contraddirebbe gli sforzi compiuti finora dagli Stati occidentali, Stati Uniti compresi, per spingere Putin al tavolo delle trattative. Anche perché, spiega poi in replica alla Camera, il gas russo “non costa meno agli italiani, costa meno ai russi, che è una cosa diversa”. Il prezzo del gas in Europa è stabilito dalla Borsa olandese del TTF e quando arriva viene venduto a un unico prezzo. Anche negli anni di maggiore importazione del gas russo in Italia, la componente russa è stata inferiore al 40 per cento del totale, significa che il prezzo era stabilito prevalentemente da altri fornitori. “Quindi una nuova importazione di gas russo non comporterebbe una riduzione del prezzo, almeno non per diversi anni”, precisa Meloni.
Il costo dell’energia rappresenta, per la prima ministra, il principale ostacolo alla competitività dell’economia europea. La premier ribadisce che le imprese dell’UE non possono essere chiamate a competere con i grandi attori globali se continuano a sostenere costi energetici strutturalmente superiori a quelli dei concorrenti. “La decarbonizzazione non può essere deindustrializzazione”, dichiara, richiamando la necessità di conciliare la transizione ambientale con la tutela della base produttiva europea, soprattutto in una fase segnata dall’instabilità geopolitica e dalle tensioni sulle catene di approvvigionamento. La risposta, secondo la presidente del Consiglio, deve essere “coordinata e rapida”. In questa direzione si inserisce l’accordo raggiunto nell’ambito del G7, che ha previsto l’immissione sui mercati di un quantitativo significativo di carburante. L’iniziativa, spiega Meloni, punta anche a prevenire il rischio di un blocco delle esportazioni statunitensi, che avrebbe conseguenze pesanti sulle economie europee.
Sul fronte interno, il governo prosegue inoltre il confronto con la Commissione europea sul decreto Bollette. L’obiettivo è individuare una soluzione compatibile con le regole comunitarie che consenta di ridurre il peso del costo della generazione a gas sul prezzo complessivo dell’elettricità. “Non una riga in più nelle conclusioni di un vertice, ma una bolletta più leggera per una famiglia, un costo in meno per un’impresa”, sottolinea la premier, indicando negli effetti concreti sulle famiglie e sul sistema produttivo il criterio con cui valutare i risultati dei negoziati europei.
La posizione italiana sulla guerra in Ucraina, assicura Meloni, non cambia. Sostegno a Kiev, attenzione alla popolazione civile, pressione su Mosca e unità euro-atlantica restano i pilastri dell’azione del governo. “Nessuno mi convincerà del fatto che la resa di chi difende la propria libertà possa chiamarsi pace”, scandisce la presidente del Consiglio, rivendicando la necessità di perseguire una soluzione che non si limiti a interrompere i combattimenti, ma garantisca condizioni di stabilità nel lungo periodo. “La pace che vogliamo, e che lavoriamo per costruire, anche pagando un prezzo in termini di consenso, è una pace giusta, perché solo una pace giusta può durare, solo una pace giusta mette al sicuro l’Europa e i nostri interessi”.
Un altro capitolo riguarda la sicurezza degli approvvigionamenti e la dipendenza europea dalle materie prime critiche. Litio, cobalto, grafite e terre rare sono indispensabili per la transizione energetica, lo sviluppo digitale e la difesa, ma l’Europa continua a importarli in larga misura dall’estero, spesso da un unico Paese. “Se non affrontiamo questo nodo, rischiamo di uscire da una dipendenza solo per entrare in un’altra”, avverte Meloni. In questo contesto si inserisce la candidatura italiana a ospitare a Porto Marghera uno dei primi siti europei di stoccaggio strategico di queste risorse. Il progetto, nelle intenzioni del governo, potrebbe diventare un modello pilota a livello comunitario, contribuendo a diversificare le forniture e a rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione.
La sicurezza sarà un altro tema centrale del vertice di Bruxelles. Meloni richiama l’attenzione sulle minacce ibride, fenomeni che non si manifestano necessariamente attraverso un conflitto militare dichiarato, ma possono colpire infrastrutture, istituzioni e opinioni pubbliche. Dai droni che sorvolano aeroporti e basi militari ai danneggiamenti dei cavi sottomarini nel Baltico, dagli attacchi informatici contro ospedali, porti e amministrazioni pubbliche ai sabotaggi delle reti ferroviarie, il quadro descritto dalla premier è quello di una sicurezza europea esposta a rischi molteplici e interconnessi. A questi si aggiungono le campagne di disinformazione, i tentativi di condizionare le elezioni e la strumentalizzazione dei flussi migratori come strumenti di pressione politica. “La guerra ibrida non si dichiara e non ha un fronte”, osserva Meloni, indicando nella protezione delle infrastrutture critiche una delle priorità che l’Italia porterà al tavolo europeo. La risposta, insiste, non può essere affidata esclusivamente ai singoli Stati, ma richiede una strategia comune e una maggiore capacità di prevenzione e difesa.
Sul prossimo Quadro finanziario pluriennale, il governo italiano rivendica una linea negoziale netta: l’Italia non si dice disposta a sottoscrivere un accordo soltanto per rispettare una scadenza, ma intende ottenere un bilancio che risponda alle esigenze del Paese e dell’Unione. Le nuove priorità strategiche, dalla difesa alla sicurezza, dovranno trovare risorse adeguate senza compromettere le politiche tradizionali che costituiscono uno dei pilastri dell’integrazione europea. “L’Italia non accetterà un bilancio che ridimensioni la Politica agricola comune, la Pesca e la Coesione”, afferma Meloni. Agricoltura e pesca, precisa, non riguardano soltanto il sostegno ai settori produttivi, ma anche la sicurezza alimentare, considerata una componente essenziale dell’autonomia strategica europea.
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