Verso le elezioni del 2027: centro, alleanze e Quirinale, la partita che vale tutto
Parafrasando il titolo di un libro che ha avuto un grande successo potremo scrivere che oggi la politica segue una strada in senso contrario. Chi ha dimenticato De Mita, Fanfani, Moro, Donat Cattin, Bodrato, Gava: tutti esponenti di spicco della vecchia dc che guardava con interesse a sinistra.
Oggi accade l’esatto contrario: una certa parte del Pd viene attratto dal centro e non sono pochi coloro che ricordano il passato: Guerini, Del Rio, Picierno, Ruffini, forse addirittura Romano Prodi, il padrino dell’Ulivo, il quale dice con
rammarico: “Vorrei che qualcuno da via del Nazareno mi chiedesse un
consiglio, saprei cosa rispondergli, ma non lo fanno e allora taccio”.
È un ritornello che si ripete ogni giorno e quotidianamente impegna gli abitanti di Montecitorio e di Palazzo Madama. Perchè c’è questa sfrenata corsa verso un periodo nostalgico che vuol dire appunto centro? Semplice. Si pensa alle elezioni politiche del 2027: l’opposizione spera di dare una spallata definitiva al governo, la maggioranza replica a sua volta sbirciando a sinistra. Non certo quella sfacciata di Elly Schlein. Piuttosto tastando il polso a quelle
correnti che potrebbero cambiare opinione recandosi finalmente alle urne.
La schiera è rappresentata da quelle persone individuate come assenteisti o indecisi. Forse proprio loro potrebbero far vincere gli uni e gli altri evitando il pareggio che nessuno all’apparenza vuole. Non soltanto a sinistra, pure a destra non si nasconde un desiderio del genere. Probabilmente la stessa Meloni, da vecchia volpe della politica, ha capito che lì si potrebbe andare a pescare con successo.

Tra i partiti della maggioranza, è Forza Italia a distinguersi ed ad apparire come il movimento che non disdegnerebbe questa svolta. Marina Berlusconi darebbe immediatamente il suo placet, ne sarebbe addirittura strafelice. Matteo Salvini è più prudente per le molte gatte da pelare all’interno del Carroccio. Luca Zaia, finalmente, entrerà a far parte di quel direttorio che porterebbe tanti voti alla Lega?
Giorgia Meloni che da anni mangia pane e politica da mattina a sera, sta alla finestra. I suoi guai sono più internazionali che domestici. Deve ritrovare il feeling perduto con Donald Trump sperando nell’appuntamento del 7 e 8 luglio al vertice della Nato. In quei due giorni, gli amici di un tempo si ritroveranno e l’Italia intera vuole che “pace sia fatta” nei confronti degli Stati Uniti, alleati da sempre con il nostro Paese.
A sinistra, la situazione è diversa, forse più complessa. C’è da risolvere il problema del candidato che si dovrà battere con la Meloni alle politiche. Il nodo non è ancora sciolto. Anzi, è peggiorato, perchè non si sa esattamente da chi sarà composto il campo largo. Ci sarà si o no Matteo Renzi? Fino a pochi giorni fa nessuno pensava il contrario e dava per sicuro il suo appoggio. Deve essere successo qualcosa perchè al pranzo della taverna romana, così pubblicizzato da una foto di gruppo, il numero uno di Italia Viva non sedeva a quel tavolo. Perchè? le ipotesi sono due a detta dei commentatori più autorevoli: o qualcuno (ad esempio Giuseppe Conte) non lo vuole nella
coalizione, oppure Renzi deve essersi accorto che, in caso di vittoria della Schlein, non ci sarebbe per lui quel posto di prestigio che spetta ad un politico che è stato presidente del consiglio. Giuseppe Conte, a proposito, è stato piuttosto vago: “Di Renzi ne parleremo a tempo debito”, cioè mai. La risposta del buon Matteo è stata ancora più esplicita: “Nel 2027, io mi presenterò con una mia lista, si chiamerà Casa Riformista ed io ne sarò il presidente. Se
qualcuno vorrà votarmi, significa che non tutti nel nostro Paese amano
Conte, Fratoianni e Bonelli”. Chiaro no?
Abbiamo già scritto che i prossimi saranno mesi infuocati perchè in ballo non ci sarà soltanto la scelta di un governo che sarà di destra o di sinistra. Quel voto sarà determinante anche per il Quirinale. Chi sarà il successore di Sergio Mattarella? Sostiene il solito immancabile Renzi: “Dio ce ne scampi e liberi. Se vincesse l’attuale maggioranza sul Colle salirebbe o la Meloni o Ignazio La Russa. Non aggiungo altro”.
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