Vigile chiede numero di telefono per cancellare multa: per la Cassazione flirtare è illegale
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«Niente multa se mi dai il numero»: la Cassazione chiarisce quando il vantaggio personale che sfrutta il proprio ruolo per ottenere il numero di telefono, un contatto sui social network o perfino la promessa di un appuntamento non cerca soltanto un favore personale.
In determinate circostanze, infatti, quel comportamento può integrare il reato di induzione indebita a dare o promettere utilità, anche se il vantaggio richiesto non ha alcun valore economico.
È questo il principio affermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 23596 del 25 giugno 2026, destinata a diventare un importante punto di riferimento nell’interpretazione dell’articolo 319-quater del Codice penale. La vicenda nasce da una serie di episodi che hanno coinvolto un appartenente alla Polizia Locale di Roma, accusato di aver utilizzato la propria posizione durante i controlli stradali per ottenere contatti personali da alcune automobiliste.
La decisione della Cassazione amplia il concetto di “utilità”
Il cuore della pronuncia riguarda il significato attribuito al termine “utilità” previsto dalla normativa penale. Secondo la Suprema Corte, sarebbe riduttivo limitare questo concetto ai soli benefici economici o patrimoniali.
I giudici hanno invece ribadito che il vantaggio richiesto da un pubblico ufficiale può assumere molteplici forme. Rientra nella nozione di utilità qualsiasi beneficio materiale o morale, purché sia concretamente apprezzabile e rappresenti un interesse per chi lo riceve.
In altre parole, anche ottenere un numero di cellulare, un profilo Instagram oppure instaurare una relazione personale può costituire un vantaggio sufficiente per integrare il reato, se tale richiesta viene avanzata sfruttando la posizione di supremazia derivante dall’esercizio delle funzioni pubbliche.
Si tratta di un orientamento che rafforza la tutela dell’imparzialità della pubblica amministrazione e mira a impedire qualsiasi forma di pressione esercitata nei confronti dei cittadini.
Gli episodi contestati all’agente della Polizia Locale
Il procedimento trae origine da diversi fatti verificatisi durante il servizio.
Secondo la ricostruzione accolta dai giudici, uno degli episodi avrebbe visto protagonista una giovane automobilista fermata durante un controllo stradale. In quella circostanza il vigile, approfittando della situazione di evidente disparità tra pubblico ufficiale e cittadina, avrebbe lasciato intendere la possibilità di evitare la contestazione della violazione amministrativa in cambio del numero di telefono, del contatto social e della disponibilità a uscire insieme.
In un’altra vicenda esaminata nel processo, una studentessa universitaria sarebbe stata invitata a fare uno squillo telefonico all’agente per evitare la sanzione amministrativa. Dopo quel primo contatto, secondo quanto riportato negli atti giudiziari, la ragazza avrebbe ricevuto numerosi messaggi privati, alcuni dei quali caratterizzati da contenuti ritenuti inappropriati.
Proprio queste condotte hanno portato la magistratura a valutare se il comportamento dell’agente potesse configurare un utilizzo distorto della funzione pubblica finalizzato al conseguimento di vantaggi personali.
Perché il numero di telefono può diventare un’utilità indebita
Uno degli aspetti più interessanti della sentenza riguarda la difesa sostenuta dall’imputato.
Secondo la tesi difensiva, ricevere un recapito telefonico o un contatto sui social network non avrebbe rappresentato un beneficio giuridicamente rilevante, trattandosi di elementi privi di contenuto economico.
La Cassazione ha però respinto questa impostazione.
La Corte ha osservato che il legislatore non limita affatto il concetto di utilità al denaro o ai beni materiali. Al contrario, l’articolo 319-quater del Codice penale utilizza volutamente un’espressione ampia, proprio per ricomprendere qualsiasi vantaggio che possa soddisfare un interesse personale del pubblico ufficiale.
In questa prospettiva, anche una futura relazione di amicizia, una conoscenza personale o la possibilità di instaurare un rapporto sentimentale possono costituire un’utilità quando vengono ottenute facendo leva sull’autorità esercitata nei confronti del cittadino.
È proprio l’abuso della funzione pubblica a trasformare quella richiesta in una condotta penalmente rilevante.
Il ruolo della posizione di superiorità del pubblico ufficiale
La decisione della Suprema Corte richiama un principio consolidato: il cittadino che si trova davanti a un pubblico ufficiale durante lo svolgimento delle sue funzioni può trovarsi in una situazione di soggezione psicologica.
Nel caso esaminato, i giudici hanno ritenuto che le persone fermate potessero sentirsi condizionate dalla possibilità di ricevere una multa e, proprio per questo motivo, essere indotte ad accettare richieste che in circostanze normali avrebbero probabilmente rifiutato.
L’elemento determinante non rappresenta quindi soltanto la richiesta del numero di telefono, ma il fatto che essa si formuli sfruttando il potere derivante dalla funzione esercitata.
Secondo la Cassazione, quando il pubblico ufficiale utilizza il proprio ruolo per ottenere vantaggi privati altera il corretto rapporto tra amministrazione e cittadini, compromettendo i principi di imparzialità e buon andamento che devono caratterizzare l’azione amministrativa.
L’accusa di omissione di atti d’ufficio non risulta confermata
La sentenza affronta anche un secondo profilo giuridico.
Pur riconoscendo la possibile configurabilità dell’induzione indebita, la Corte ha escluso, nel caso specifico, l’accusa di omissione di atti d’ufficio.
La motivazione risiede nella natura delle violazioni contestate.
Secondo i giudici, infatti, non tutte le infrazioni al Codice della strada comportano automaticamente l’obbligo inderogabile di contestazione. L’omissione dell’atto d’ufficio assume rilievo penale soltanto quando il verbale riguarda violazioni la cui repressione è necessaria per tutelare interessi di particolare rilevanza, come la sicurezza pubblica.
Di conseguenza, pur restando al centro del procedimento le contestazioni relative all’induzione indebita, la Corte ha ritenuto non configurabile questo ulteriore reato nelle circostanze esaminate.
Una sentenza destinata a fare giurisprudenza
La pronuncia rappresenta un passaggio significativo nell’interpretazione delle norme contro gli abusi commessi da chi esercita pubbliche funzioni.
Il messaggio che emerge è chiaro: il vantaggio personale perseguito da un pubblico ufficiale non deve necessariamente tradursi in un guadagno economico. Anche benefici apparentemente immateriali, come ottenere un contatto privato o favorire l’avvio di una relazione personale, assumono rilevanza penale quando risultano richiesti sfruttando il potere derivante dall’incarico ricoperto.
L’orientamento della Cassazione rafforza quindi la tutela dei cittadini nei confronti di eventuali pressioni indebite e conferma una lettura estensiva del concetto di utilità previsto dal Codice penale.
Si tratta di un principio destinato ad avere effetti anche oltre il caso concreto, perché offre un criterio interpretativo che potrà essere richiamato in future controversie riguardanti l’abuso della funzione pubblica e l’utilizzo del proprio ruolo per ottenere vantaggi personali di qualsiasi natura.
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