Agrivoltaico made in Israele per la Toscana? C’è l’interrogazione al Governo Meloni

Cinque società senza dipendenti, ciascuna dotata di appena 2.500 euro di capitale sociale, hanno presentato in Toscana progetti agrivoltaici per una potenza complessiva superiore a 100 MW. Come già denunciato su greenreport, a riunirle sarebbero la proprietà riconducibile alla società olandese Shikun & Binui Energy Europe Bv e la presenza dello stesso amministratore delegato, Yuval Skornik.
Su proprietà, disponibilità finanziarie e provenienza delle risorse destinate agli investimenti chiedono adesso chiarezza al Governo sette deputati del Partito democratico: Emiliano Fossi, Marco Simiani, Laura Boldrini, Marco Furfaro, Simona Bonafè, Arturo Scotto e Federico Gianassi. L’interrogazione è rivolta ai ministri dell’Ambiente e della sicurezza energetica e degli Affari esteri e della cooperazione internazionale.
I cinque progetti interessano diverse aree della Toscana e raggiungono complessivamente 103 MW. Al centro del caso c’è l’impianto agrivoltaico “Ribolla” da 20 MW, previsto nei territori comunali di Roccastrada e Grosseto e promosso dalla Spv energy 3. A questo si aggiungono altri quattro interventi proposti da società con la dicitura “Spv energy”, numerazioni e partite Iva differenti ma la stessa sede legale milanese: 20 MW a Collesalvetti, 22 MW a Grosseto, 19 MW a Casciana Terme Lari e altri 22 MW a Gavorrano.
«Davanti a investimenti di questa dimensione non possono esserci zone d’ombra. Abbiamo verificato un elemento che riteniamo estremamente preoccupante: la società israeliana Shikun & Binui Ltd. risulta al numero 136 della banca dati predisposta dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, in cui figurano le imprese coinvolte in attività negli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati», dichiarano i deputati dem.
La società presente nella banca dati dell’Office of the United Nations High Commissioner for Human Rights (Ohchr) è dunque Shikun & Binui Ltd., mentre la proprietà indicata per le società che hanno proposto gli impianti toscani è Shikun & Binui Energy Europe Bv. È proprio l’effettiva relazione societaria tra queste realtà che l’interrogazione chiede al Governo di accertare.
Gli stessi parlamentari precisano infatti che l’inserimento dell’impresa israeliana nella banca dati Onu «non consente, di per sé, di attribuire responsabilità alle società che hanno presentato i progetti in Toscana». Rende però necessario, aggiungono, verificare «l’eventuale esistenza di rapporti societari, partecipazioni, controlli diretti o indiretti e ogni altro collegamento con la società israeliana Shikun & Binui e con il relativo gruppo».
La questione era stata sollevata nei giorni scorsi anche da Sinistra italiana e Verdi toscani, che avevano concentrato l’attenzione sull’impianto Ribolla promosso da Spv energy 3, progetto che in Regione ha concluso favorevolmente la Valutazione d’impatto ambientale nell’ambito dell’Autorizzazione unica energetica. «Non possiamo accettare che aziende legate al governo israeliano, complici dell'occupazione illegale, delle politiche di insediamento e della tragedia in corso a Gaza, agiscano indisturbate e facciano profitti sul nostro territorio regionale – Dario Danti, segretario di Sinistra italiana Toscana, e Filiberto Zaratti, portavoce dei Verdi Toscana – Siamo ben consapevoli della complessità giuridica che riguarda la possibilità di negare direttamente un'autorizzazione in assenza di un quadro sanzionatorio nazionale (autorizzazione plaudita dalla Giunta sostenuta anche da Avs lo scorso 27 maggio, sintomo che evidentemente le informazioni sulla proprietà sono emerse successivamente, ndr). Conosciamo fin troppo bene l'immobilismo e la sostanziale complicità del Governo Meloni, che si rifiuta di adottare norme restrittive in linea con il diritto internazionale. Proprio per questo chiediamo alla Regione Toscana di fare tutto ciò che è in suo potere per impedire che il nostro territorio possa alimentare il genocidio palestinese e le politiche criminali del Governo di Netanyahu».
Di fronte all’urgenza di accelerare la transizione ecologica del Paese – i consumi energetici coperti da rinnovabili devono almeno raddoppiare entro il 2030, per rispettare i pur timidi target Pniec e Red III –, anche la Toscana felix si trova oggi intrappolata nella doppia morsa tra sindromi Nimby e Nimto che bloccano le autorizzazioni: i dati Terna mostrano che la regione è sul podio delle ultime tre rispetto agli obiettivi da raggiungere tra appena quattro anni. Ogni nuovo impianto autorizzato dovrebbe dunque essere festeggiato come un progresso verso bollette più basse, mitigazione della crisi climatica in corso e sì, anche tutela di un paesaggio che rischia molto di più di essere spazzato via da eventi meteo estremi che essere ombreggiato da qualche pannello fotovoltaico. Eppure il caso dell’agrivoltaico da 20 MW a Ribolla – e non solo lui – ci ricorda che non c’è sostenibilità ambientale senza sostenibilità sociale: possono marciare solo in parallelo.
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