Il Mediterraneo si candida a hub delle rinnovabili con piani di investimento per 685 miliardi di euro

Il bacino del Mediterraneo si prepara a una svolta epocale guidata da mobilitazioni finanziarie imponenti, che solo poco avvedute scelte politiche da parte di singoli governi come quello italiano, a questo punto, possono bloccare. Per trasformare la regione in un polo energetico verde a livello globale e centrare gli obiettivi della Cop31, le stime del settore indicano un fabbisogno complessivo che raggiunge i 685 miliardi di euro di investimenti nei soli settori solare ed eolico su scala industriale. Risorse ingenti, affiancate dai progetti strategici transcontinentali e dai programmi di sviluppo regionali, destinate a rivoluzionare l'economia dell'area.
Alla questione ha dedicato un’approfondita analisi “Global energy monitor”, organizzazione non profit che costantemente mappa e traccia le infrastrutture energetiche in tutto il mondo. Si legge nel documento ricco di dati, grafici e tabelle: «Il costo totale degli investimenti per i progetti di impianti solari ed eolici su larga scala previsti nella regione è stimato in 792 miliardi di dollari». Appunto circa 685 miliardi di euro. Gli esperti indicano che l’enorme capitale finanziario sosterrà una pipeline di sviluppo senza precedenti: sono infatti circa 552 i GW di capacità da fonti rinnovabili attualmente pianificati o in fase di cantiere nel bacino mediterraneo. Un volume di progetti che supera la totalità dei programmi di espansione energetica degli Stati Uniti (548,3 GW) e che punta a potenziare una rete locale che già oggi conta oltre 251 GW operativi tra eolico e solare, pari a circa un terzo dell’intera produzione elettrica regionale. Tra l’altro, dei 552 GW annunciati o attualmente in fase di sviluppo 361,3 GW hanno date di entrata in esercizio commerciale previste entro la fine del 2030.
Gli investimenti, emerge dall’analisi realizzata in vista della Cop31 che si svolgerà in Turchia (ma con l’Australia a giocare un ruolo da protagonista), stanno riequilibrando la geografia economica della regione mediterranea: se storicamente oltre l’82% dei capitali già messi sul piatto è concentrato nell’Europa meridionale — con la Spagna che da tempo è in prima linea su questo fronte grazie a oltre 165 GW tra eolico e solare in cantiere — la nuova forza finanziaria si sta spostando verso il Nord Africa e il Medio Oriente. In Paesi come Egitto e Marocco, i finanziamenti alimentano gigaprogetti orientati anche all’idrogeno verde e alla decarbonizzazione industriale.
Il ritorno economico delle risorse impiegate mostra già ricadute immediate sulla popolazione. Sempre in Spagna, per esempio, la stabilizzazione dei prezzi del mercato elettrico garantita dalle rinnovabili ha permesso alle famiglie di risparmiare in media il 19% sui costi mensili dell’energia. L’obiettivo strategico del piano di investimenti è replicare questo beneficio su scala regionale, proteggendo l'intera economia del Mediterraneo dalle volatilità e dalle crisi di approvvigionamento dei combustibili fossili.
Spiegano gli esperti del Global energy monitor che il vero snodo per la buona riuscita del piano risiede ora nella capacità di canalizzare e sbloccare efficacemente queste risorse private e pubbliche. Superare i colli di bottiglia legati all’autorizzazione dei progetti, adeguare le reti di trasmissione elettrica e costruire connessioni sottomarine tra Europa e Nord Africa sono i requisiti fondamentali per fare in modo che l’imponente flusso di capitali pianificato si traduca rapidamente in infrastrutture operative a beneficio di tutti i Paesi dell’area. Un discorso che vale in modo particolare per l’Italia, che a causa delle scelte del governo sta colpevolmente rallentando l’installazione sia di nuovi impianti di energia pulita che di sistemi di accumulo.
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