Alex Pineschi, e la stampa italiana che non distingue un volontario da un mercenario

30 Maggio 2026 - 05:08
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Alex Pineschi, e la stampa italiana che non distingue un volontario da un mercenario

«Sei un poeta del racconto delle varie forme di merda… Perché c’è la passione del male e non c’è l’amore del vero», diceva Marco Pannella di Marco Travaglio. Lo stesso in Italia dovrebbe dirsi, a dire il vero, anche del giornalista medio collettivo, addestrato a soddisfare la cupidigia di merda dell’indignato medio collettivo e quindi incline a scovarne ovunque possibile e, dove non possibile, a presupporne o inventarne inesauribili giacimenti, per appagare il palato di un pubblico in cui le passioni tristi del risentimento e della maldicenza costituiscono, a quanto pare, la sola forma ammissibile e non imbarazzante di impegno civile.

Non c’è praticamente testata in Italia che non abbia definito contractor Alex Pineschi, ucciso nei giorni scorsi nel Donbas, dove combatteva con le forze ucraine contro l’aggressione russa. Contractor significa combattente a contratto, cioè mercenario. Contractor non è, a maggior ragione nell’uso giornalistico, un termine che designa una forma di inquadramento militare. Qualifica moralmente la natura e il fine dell’arruolamento dei soldati di ventura.

Nel caso di Pineschi, che era una persona conosciuta e aveva scritto libri sul suo modo di intendere la professione, non c’era neppure da approfondire troppo per capire che, piacessero o no le sue idee, non si trattava di un mercenario, ma di una persona che metteva la sua esperienza e competenza militare al servizio di cause che condivideva. Aveva combattuto da volontario con i curdi contro l’Isis, combatteva da volontario con gli ucraini contro i russi. Faceva quel mestiere delle armi che, trovandosi nei panni dei curdi o degli ucraini, anche l’indignato collettivo medio italiano di cui sopra, che oggi cavilla sulla paga del soldato, pregherebbe Iddio che mille, diecimila, centomila volontari fossero disponibili a fare (al posto suo).

Pineschi stava dalla parte giusta del diritto e della verità, che però il cinismo malpensante, cui in questi tempi orribili si presta volentieri una patente di impersonale oggettività, considera una parte sbagliata come tutte le altre, non esistendone per definizione di nobili e disinteressate. L’Ucraina e la Russia. I curdi e l’Isis. Tutto la stessa cosa.

Tutto merda, appunto, come Pannella accusava Travaglio di vedere e di denigrare il mondo, in realtà specchiandolo in se stesso e come i giornalisti italiani, salvo eccezioni, hanno subito preso a guardare e denigrare questo volontario morto nella prima guerra contro l’Europa,  e come, se gliene fosse data l’occasione, magari farebbero pure con Carlo Rosselli, George Orwell e il numeroso mercenariato antifranchista – lo vogliamo chiamare così, in ossequio alla neolingua putiniana? – accorso novant’anni fa a sostegno del fronte repubblicano durante la Guerra di Spagna.

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