Apple deve il successo di MacBook Neo ai chip scartati dell'iPhone 16 Pro
Apple da anni utilizza una tecnica poco conosciuta al grande pubblico ma molto importante nella produzione dei suoi dispositivi. Si chiama “chip binning” e permette all’azienda di recuperare processori che non riescono a soddisfare completamente gli standard previsti per un determinato prodotto, riutilizzandoli in altri device invece di scartarli del tutto.
APPLE RICICLA SPESSO I SUOI CHIP
Quando alcuni chip presentano determinati limiti, ad esempio un core grafico che non funziona correttamente oppure consumi energetici troppo elevati, Apple preferisce implementarli in altri dispositivi per i quali tali difetti incidono meno. Questa è una strategia che l’azienda porta avanti da parecchio tempo e sarebbe iniziata addirittura dagli anni del primo iPad e dell’iPhone 4.
Uno degli esempi più noti riguarda il MacBook Air con chip M1. Il modello base aveva una GPU con sette core, invece degli otto presenti nelle versioni più costose. Il processore non era realizzato appositamente in quel modo: semplicemente alcuni chip non riuscivano a far funzionare tutti i core grafici previsti. Invece di eliminarli, Apple li ha inseriti nei modelli meno costosi di quella linea.
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