Bubbles, il delfino ladro che mangia il vomito di pesce dopo un inseguimento ad alta velocità

Secondo lo studio “Repeated Observations Suggesting Kleptoparasitism by a Common Bottlenose Dolphin (Tursiops truncatus) on the Great Barrier Reef”, pubblicato su Ecology and Evolution da un team di ricercatori australiani e statunitensi guidato da Asia Haines e Romney Edwards-Francis della School of Science, Technology, and Engineering dell’University of the Sunshine Coast(UniSC), il comportamento di una femmina di tursiope comune (Tursiops truncatus) chiamata Bubbles, «Rappresenta la prima descrizione dettagliata di cleptoparassitismo in un cetaceo in tutto il mondo». Il delfino infastidisce i pesci fino a farli rigurgitare, per poi piombare su di loro e derubarli del loro vomito e la Haines fa notare che si tratta di un comportamento molto insolito: «Sebbene il cleptoparassitismo sia una strategia alimentare comune utilizzata da molti animali per rubare il cibo catturato o raccolto da altri, di solito è opportunistico ed è stato raramente documentato nelle specie acquatiche, in particolare nei mammiferi marini».
Su Science Sahas Mehra fa notare che almeno un’altra ricercatrice, Janet Mann della Georgetown University, ha osservato indizi di questo "cleptoparassitismo" tra i cetacei e, insieme a Eric Patterson, nel novembre 2015 ha pubblicato su Animal Creativity and Innovation l’articolo “Chapter 4 - Cetacean Innovation” nel quale si documentava che un delfino nella Shark Bay, in Australia, aveva ubato del pesce a tre cormorani intenti a cacciare, inseguendoli persino per centinaia di metri per impossessarsi della loro preda.
I risultati del nuovo studio fanno parte del Leaf to Reef project, che vede l’UniSC come capofila e che, con il supporto della Reef Islands Initiative della Great Barrier Reef Foundation, si occupa di monitoraggio ecologico e ricerca a lungo termine sull'isola di Lady Elliot e nelle aree marine circostanti. Tra il 2021 e il 2025, i ricercatori hanno osservato e filmato il comportamento cleptoparassitario di Bubbles per 11 volte nelle barriere coralline poco profonde al largo di Lady Elliot Island, nella parte meridionale della Grande Barriera Corallina Australiana e, ogni volta, il tursiope infastidiva un branco di carangidi (Caranx sexfasciatus), scegliendo un singolo pesce e inseguendolo finché non rigurgitava il cibo. Poi si cibava dei resti espulsi mentre i carangidi si allontanavano nuotando. La Haines spiega che «Lo abbiamo osservato ripetere questo comportamento per diversi anni, il che suggerisce che potrebbe aver imparato a prendere di mira i pesci con la pancia più piena, che forniscono i pasti più gratificanti».
I ricercatori dicono che «Bubbles sembra sfruttare la risposta allo stress dei pesci quando vengono inseguiti e ipotizziamo che possa anche utilizzare intensi clic ripetuti e vocalizzazioni a bassa frequenza per aumentare i loro livelli di stress».
Uno degli autori del nuovo studio, Jeremy Kiszka, ecologo marino della Florida International University, ha detto a Mehra di Science che «La ricerca si basa sul rapporto della Mann, fornendo molteplici osservazioni sul cleptoparassitismo, nonché approfondimenti su come i cetacei mettano in atto questo comportamento. Mostriamo come i delfini... utilizzino regolarmente questa tattica, combinando l'inseguimento e suoni tonali a bassa frequenza per costringere i carangidi a rigurgitare».
I ricercatori non sanno ancora come i suoni emessi dai delfini inducano i carangidi a vomitare, né se i pesci vomitino per attirare i cetacei e allontanarli. In ogni caso, le straordinarie abilità di Bubbles gli hanno permesso di procurarsi un pasto facile. La Edwards-Francis aggiunge che «Il team di ricerca ritiene che la tendenza di Bubbles a rubare il cibo possa aiutarlo a evitare il dispendio energetico necessario per procurarselo da solo, lasciando che siano altri animali a fare il lavoro più faticoso. I delfini tursiopi tendono a cacciare in gruppo, eppure Bubbles è sempre stata vista cacciare da sola. E’ possibile che questa tattica specializzata richieda meno energia rispetto all'inseguimento diretto di prede veloci, soprattutto quando si caccia in solitaria».
Gli scienziati si chiedono se si tratti solo di un singolo delfino solitario che ha trovato una scorciatoia per procurarsi un pasto facile, oppure questo comportamento è più comune di quanto si pensi? La Edwards-Francis risponde che «Il suo comportamento dimostra l'adattabilità e la flessibilità della specie in materia di foraggiamento. Sospettiamo inoltre che tattiche di foraggiamento rare o inedite, come il cleptoparassitismo, siano probabilmente sottostimate nei delfini o in altri cetacei. La sfida consiste nel monitorare gli animali sott'acqua per periodi di tempo prolungati, al fine di cogliere l'intera gamma dei loro comportamenti. La combinazione di tecnologie emergenti come i droni con le indagini subacquee potrebbe rappresentare una soluzione a questo problema».
Ma il comportamento “criminale” di Bubbles mette a rischio la reputazione dei delfini come creature marine giocose e amichevoli? La Haines risponde che «Questa percezione dei delfini come i "buoni del mare" ha più a che fare con l'antropomorfismo – la nostra tendenza ad attribuire loro caratteristiche umane – e forse questo è dovuto al fatto che i delfini sembrano sorridere. I delfini sono predatori e cacciano attivamente le loro prede, che siano state rubate ad altre specie o meno».
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