In soli 3 giorni si è speso in sussidi ai combustibili fossili più di quanto serve per garantire 5 anni di istruzione a 750 milioni di minori

In soli tre giorni, i sussidi globali ai combustibili fossili raggiungono una cifra superiore a quella necessaria per garantire cinque anni di istruzione a quasi 750 milioni di minori. Lo denuncia Save the Children a pochi giorni dal vertice di alto livello per il rifinanziamento della Global partnership for education (GPE), in occasione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, dove si stanno riunendo i leader mondiali, con l’obiettivo di raccogliere almeno 5 miliardi di dollari a sostegno dell’istruzione in 96 paesi.
Ogni anno, spiega l’organizzazione, i governi di tutto il mondo spendono circa 725 miliardi di dollari in sussidi diretti ai combustibili fossili per ridurre il costo di produzione o di consumo di carbone, petrolio e gas naturale. Si tratta di misure che assumono la forma di agevolazioni fiscali, prestiti a tasso agevolato e altre politiche che riducono le spese delle industrie del petrolio, del gas o del carbone. Secondo quanto rilevato da Save the children, basterebbero solo due giorni e mezzo di sussidi diretti ai combustibili fossili per raggiungere i 5 miliardi di dollari che la GPE sta cercando di raccogliere per rafforzare i sistemi educativi di 750 milioni di bambine e bambini – circa uno su tre a livello globale – entro il 2030.
L’utilizzo di combustibili fossili per il riscaldamento, l’elettricità, i trasporti, l’industria manifatturiera e l’edilizia è una delle principali cause della crisi climatica, che rappresenta ormai la più grande minaccia per la vita dei bambini, compresa la loro istruzione. Secondo le Nazioni Unite, nel 2025 almeno uno studente su dieci a livello globale ha subito un’interruzione del percorso scolastico a causa di rischi climatici.
Il mese scorso, in Nepal, a causa della devastante alluvione – provocata dal crollo di una porzione di ghiacciaio e roccia ad alta quota favorito dallo scioglimento del permafrost e dal riscaldamento globale – migliaia di studenti hanno dovuto interrompere il proprio percorso educativo e decine di scuole sono state danneggiate, distrutte o trasformate in rifugi. Roma, raccontano dall’organizzazione, ha 13 anni ed era a scuola quando si è diffusa la notizia che il fiume stava esondando. Suo padre si è precipitato a prenderla e insieme si sono rifugiati in un centro di accoglienza temporaneo. Nel giro di poche ore, l’alluvione aveva spazzato via la loro casa e tutto quello che avevano. «L’alluvione ci ha portato via tutto», ha raccontato. «Ma siamo sopravvissuti tutti e questa è la cosa più importante. Il mio zaino e i libri sono stati sommersi dall’acqua. Speravo di arrivare prima nel secondo trimestre. Ora non so cosa succederà. Non so nemmeno se ci saranno gli esami». Oggi Roma, che frequenta la terza media, vive in un alloggio provvisorio con i genitori, il fratello e le due sorelle mentre la sua famiglia ha iniziato il lungo processo di ricostruzione. Gli aiuti umanitari hanno aiutato lei e la famiglia nell’immediato, ma è la sua istruzione a preoccuparla di più. «Mi manca la scuola», ha detto. «Mi manca studiare e vedere i miei amici».
A mano a mano che con la crisi climatica aumentano sia la frequenza che la gravità di questi devastanti episodi, gli studenti continueranno a subirne le conseguenze con interruzioni del percorso scolastico, perdita di apprendimenti mentre si aggravano le disuguaglianze, spiegano dall’organizzazione. Dice Marian Hodgkin, responsabile educazione di Save the Children: «Il mondo sta affrontando una crisi senza precedenti in ambito educativo, che richiede investimenti urgenti. I leader mondiali non si fanno problemi a spendere denaro pubblico per finanziare i sussidi ai combustibili fossili, nonostante stiano alimentando la crisi climatica e aggravando ulteriormente la crisi globale dell’educazione. Eppure, quando si tratta di finanziare gli aiuti e le risposte nel campo dell’istruzione, i bilanci si prosciugano. Ogni anno, i governi spendono 725 miliardi di dollari per sostenere il petrolio, il gas e il carbone. Eppure basterebbero 5 miliardi di dollari in cinque anni per contribuire a finanziare l’istruzione di quasi 750 milioni di bambini e bambine, il cui percorso scolastico è compromesso dalla crisi climatica che proprio queste industrie stanno alimentando. I fondi ci sono. Si tratta solo di decidere in cosa scegliere di investire: nelle industrie che alimentano la crisi climatica o nei bambini che ne erediteranno le conseguenze».
Save the Children chiede ai leader mondiali riuniti questa settimana a New York in occasione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite di cambiare rotta e reinvestire nella lotta alla crisi globale dell’educazione. L’Organizzazione chiede di stanziare almeno 5 miliardi di dollari per finanziare la Global Partnership for Education affinché i governi possano costruire sistemi educativi più solidi e resilienti e si possa garantire a ogni bambino il diritto all’istruzione anche in caso di catastrofi. L’organizzazione collabora con la GPE per aiutare i governi di 35 paesi e territori vulnerabili ai cambiamenti climatici a rafforzare la sicurezza nelle scuole, ad accedere a nuovi finanziamenti per il clima e a costruire sistemi educativi in grado di resistere al crescente numero di inondazioni, tempeste e fenomeni meteorologici estremi, contribuendo così a proteggere l’istruzione e il futuro di milioni di bambini e bambine.
Save the Children chiede, inoltre, ai leader di stanziare ulteriori 600 milioni di dollari in occasione dell’evento di rifinanziamento “Education Cannot Wait” (ECW) – il fondo globale delle Nazioni Unite dedicato all’istruzione nelle emergenze e nelle crisi prolungate – in programma a novembre, per garantire a 10 milioni di bambini tra i più vulnerabili al mondo, che vivono in situazioni di crisi, di continuare a studiare. In vista della COP31, l’Organizzazione chiede infine l’eliminazione graduale e urgente dei combustibili fossili per limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi Celsius rispetto ai livelli preindustriali e aumentare gli investimenti destinati alle energie rinnovabili.
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