Calcio vietato in piazza: quando la sicurezza entra in conflitto con il diritto al gioco

14 Luglio 2026 - 11:10
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lentepubblica.it

Le piazze italiane sono da sempre il luogo in cui si intrecciano relazioni sociali, vita quotidiana e momenti di svago. Per generazioni rappresentano anche il primo campo da calcio improvvisato, quello dove bastano due giubbotti come porte e un pallone per trasformare uno spazio pubblico in un terreno di gioco. Oggi, però, quella scena rischia di appartenere sempre più al passato.


Ad Alto Reno Terme, nel Bolognese, il sindaco Giuseppe Nanni ha firmato un’ordinanza che vieta di giocare a calcio in piazza Smeraldi, nel cuore di Porretta Terme. La decisione nasce dopo una serie di segnalazioni e, soprattutto, in seguito al danneggiamento della vetrina di un esercizio commerciale, episodio che ha spinto il condominio proprietario dell’area a chiedere un intervento dell’amministrazione comunale.

Il provvedimento ha inevitabilmente acceso il dibattito. Da una parte c’è chi ritiene necessario garantire la sicurezza delle persone e la tutela dei beni pubblici e privati; dall’altra chi vede nell’ordinanza l’ennesimo segnale della progressiva scomparsa degli spazi dedicati al gioco spontaneo dei più giovani.

Perché il Comune ha deciso di intervenire

L’ordinanza riguarda piazza Smeraldi, una delle aree centrali di Porretta Terme. Sebbene sia utilizzata quotidianamente come spazio pubblico, la situazione giuridica è particolare: la proprietà appartiene infatti al Condominio Porta Nuova, mentre il Comune ne detiene il diritto di uso pubblico perpetuo.

Secondo quanto riportato nell’atto amministrativo, l’attività di gioco con il pallone sarebbe incompatibile con le caratteristiche dell’area. La presenza del porticato, delle colonne e delle attività commerciali renderebbe infatti concreto il rischio di danneggiamenti, oltre a creare possibili situazioni di pericolo per i passanti.

A pesare sulla decisione è stato soprattutto il danneggiamento di una vetrina, episodio che ha rafforzato la richiesta avanzata dal condominio affinché venisse introdotto un divieto specifico.

Lo stesso sindaco ha spiegato di aver assunto la decisione con rammarico, sottolineando come non si sia trattato di una scelta semplice. L’obiettivo dichiarato, secondo il primo cittadino, è evitare che situazioni analoghe possano ripetersi, senza criminalizzare i bambini più piccoli.

Una misura che punta alla sicurezza urbana

L’ordinanza si inserisce nel più ampio quadro delle competenze attribuite ai sindaci in materia di sicurezza urbana e tutela dell’incolumità pubblica.

In questi casi le amministrazioni possono intervenire quando ritengono che determinate attività, pur normalmente lecite, possano creare rischi concreti per le persone oppure arrecare danni al patrimonio pubblico o privato.

Nel documento viene infatti richiamata la necessità di evitare:

  • possibili incidenti ai pedoni;
  • danni alle attività commerciali;
  • deterioramento degli spazi comuni;
  • disturbo alla quiete pubblica.

Si tratta di motivazioni che negli ultimi anni hanno portato diversi Comuni italiani ad adottare provvedimenti analoghi in particolari contesti urbani, soprattutto nelle aree storiche caratterizzate da un’intensa presenza di residenti, negozi e dehors.

Le sanzioni previste

Il divieto non resta soltanto sulla carta.

L’ordinanza stabilisce infatti che i controlli saranno affidati alla polizia locale, incaricata di vigilare sul rispetto delle nuove disposizioni.

Per chi dovesse violare il provvedimento è prevista una sanzione amministrativa che può variare da 25 fino a 500 euro, secondo quanto previsto dall’articolo 7 del Testo unico degli enti locali (D.Lgs. n. 267/2000).

In concreto, saranno gli agenti a valutare le singole situazioni e l’eventuale applicazione della multa.

Il dibattito va oltre il singolo caso

La vicenda di Porretta Terme riporta al centro una questione che riguarda molte città italiane: dove possono giocare oggi bambini e ragazzi?

Negli ultimi decenni il tessuto urbano è profondamente cambiato. Le automobili hanno occupato gran parte degli spazi aperti, molte piazze sono diventate aree dedicate prevalentemente al passeggio o alla ristorazione, mentre i luoghi destinati allo sport libero risultano spesso insufficienti rispetto alle esigenze della popolazione più giovane.

Di conseguenza, il gioco spontaneo tende a concentrarsi proprio nelle piazze e nei cortili, generando inevitabilmente attriti con residenti e commercianti.

Non è un fenomeno nuovo. In molte realtà italiane le amministrazioni sono chiamate a trovare un equilibrio tra esigenze diverse e spesso contrapposte: il diritto dei ragazzi a trascorrere il tempo libero all’aperto, la tutela della quiete dei residenti, la sicurezza dei passanti e la salvaguardia delle attività economiche.

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