Riforma legge caccia, cresce il fronte del no

12 Luglio 2026 - 17:10
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lentepubblica.it

La riforma della legge sulla caccia continua ad alimentare il dibattito politico e sociale. Dopo il via libera del Senato, il provvedimento è ora all’esame della Camera dei Deputati, dove si preannuncia un confronto acceso tra maggioranza, opposizione e associazioni impegnate nella tutela degli animali e dell’ambiente.


Tra le realtà che hanno espresso la propria contrarietà figura anche l’Ente Nazionale Protezione Animali (Enpa), che nei giorni scorsi ha partecipato a una conferenza stampa organizzata a Montecitorio dall’onorevole Michela Vittoria Brambilla, presidente dell’Intergruppo parlamentare per i Diritti degli Animali e la Tutela dell’Ambiente. L’iniziativa ha riunito numerose organizzazioni animaliste e ambientaliste con l’obiettivo di ribadire il dissenso nei confronti delle modifiche previste alla normativa vigente.

Secondo i promotori dell’incontro, il testo in discussione rischierebbe di ridurre le garanzie poste a tutela della fauna selvatica e della biodiversità, aprendo un confronto che coinvolge aspetti ambientali, scientifici, giuridici e culturali.

Il confronto sulla riforma della legge sulla caccia arriva alla Camera

La normativa oggetto del dibattito interviene sulla storica legge n. 157 del 1992, il principale riferimento legislativo italiano in materia di protezione della fauna omeoterma e disciplina dell’attività venatoria.

L’approdo del provvedimento alla Camera rappresenta un passaggio particolarmente delicato. Attorno alla proposta si sono infatti concentrate numerose prese di posizione, con valutazioni profondamente differenti tra chi ritiene necessario aggiornare la disciplina vigente e chi, invece, considera le modifiche incompatibili con gli attuali principi di tutela ambientale.

Durante la conferenza stampa organizzata a Palazzo Montecitorio, l’onorevole Michela Vittoria Brambilla ha definito la difesa della fauna e della biodiversità una questione di civiltà, sostenendo che la salvaguardia degli animali dovrebbe rappresentare un obiettivo condiviso indipendentemente dagli schieramenti politici.

Secondo la parlamentare, la riforma presenterebbe profili critici anche sotto il profilo della compatibilità con la Costituzione italiana, con la normativa europea e con l’orientamento espresso da una parte significativa dell’opinione pubblica.

La posizione di Enpa: “La fauna selvatica è un patrimonio da proteggere”

Ad aprire gli interventi delle associazioni è stata la presidente nazionale di Enpa, Giusy D’Angelo, che ha invitato a spostare il dibattito oltre il semplice tema dell’attività venatoria.

Nel suo intervento, la presidente ha sottolineato come la fauna selvatica rappresenti una componente essenziale degli ecosistemi e, più in generale, dell’equilibrio naturale da cui dipende anche la qualità della vita delle persone.

Secondo D’Angelo, la gestione degli animali selvatici non dovrebbe essere ricondotta esclusivamente all’abbattimento, ma dovrebbe invece valorizzare strumenti fondati sulla ricerca scientifica, sulla prevenzione dei conflitti tra uomo e fauna e sulla conservazione della biodiversità.

Per la presidente di Enpa, la crescente consapevolezza scientifica riguardo alla capacità degli animali di provare dolore e sofferenza impone inoltre una riflessione più ampia sul rapporto tra esseri umani e altre specie viventi, evidenziando come la tutela degli animali costituisca oggi un elemento centrale delle moderne politiche ambientali.

Le critiche alla gestione della fauna e all’espansione dell’attività venatoria

Tra i punti maggiormente contestati dalle associazioni vi è quello relativo al modello di gestione della fauna selvatica.

Nel corso della conferenza è stato evidenziato come, secondo Enpa, il ricorso all’abbattimento venga ancora considerato lo strumento principale per affrontare molte problematiche legate agli animali selvatici, mentre risulterebbero meno valorizzati approcci alternativi basati sul monitoraggio scientifico, sulla prevenzione e sulla gestione sostenibile del territorio.

L’associazione richiama inoltre l’attenzione sugli effetti indiretti dell’attività venatoria, spesso meno conosciuti rispetto al numero degli animali abbattuti.

Uno degli aspetti evidenziati riguarda la dispersione di piombo nell’ambiente, dovuta all’utilizzo delle munizioni tradizionali. Secondo numerosi studi scientifici internazionali, il metallo può accumularsi nel suolo, nei corsi d’acqua e negli habitat naturali, con possibili conseguenze sia per la fauna sia per gli ecosistemi nel lungo periodo.

Per Enpa, questi elementi dovrebbero essere parte integrante della valutazione complessiva sulla riforma, insieme agli impatti che le modifiche legislative potrebbero produrre sulla conservazione della biodiversità.

Il richiamo ai principi costituzionali e alla tutela della biodiversità

Uno dei temi ricorrenti emersi durante l’incontro riguarda il nuovo ruolo attribuito dalla Costituzione italiana alla protezione dell’ambiente, della biodiversità e degli animali.

Le associazioni intervenute hanno ricordato come la riforma costituzionale approvata nel 2022 abbia rafforzato il riconoscimento della tutela ambientale tra i principi fondamentali dell’ordinamento.

Secondo i partecipanti alla conferenza, qualsiasi intervento legislativo che incida sulla gestione della fauna selvatica dovrebbe quindi essere valutato anche alla luce di questo quadro costituzionale, oltre che nel rispetto delle direttive e delle normative europee dedicate alla conservazione delle specie e degli habitat naturali.

Nel corso del dibattito è stato inoltre sottolineato come la salvaguardia della biodiversità non riguardi esclusivamente la protezione degli animali, ma rappresenti un elemento essenziale per garantire la stabilità degli ecosistemi, la qualità dell’ambiente e la resilienza dei territori di fronte ai cambiamenti climatici.

Solidarietà a Michela Vittoria Brambilla e mobilitazione delle associazioni

Al termine dell’iniziativa, le organizzazioni presenti hanno espresso solidarietà all’onorevole Michela Vittoria Brambilla in relazione agli attacchi ricevuti da parte di esponenti del mondo venatorio.

Contestualmente è stata ribadita la volontà di proseguire la mobilitazione durante l’iter parlamentare della riforma.

Le associazioni animaliste e ambientaliste hanno annunciato l’intenzione di continuare a seguire l’esame del provvedimento alla Camera, sostenendo la necessità di mantenere elevato il livello di tutela della fauna selvatica e degli ecosistemi.

Il confronto resta quindi aperto e accompagnerà le prossime fasi parlamentari. Da una parte vi sono coloro che ritengono necessario modificare la disciplina vigente per aggiornare la gestione dell’attività venatoria; dall’altra, associazioni e rappresentanti del mondo animalista che chiedono invece di rafforzare gli strumenti di protezione della biodiversità, privilegiando approcci fondati sulla conservazione, sulla ricerca scientifica e sulla convivenza tra uomo e natura.

L’esito dell’iter legislativo sarà determinante per comprendere quale direzione prenderà la normativa italiana in materia di caccia e tutela della fauna selvatica, un tema che continua a dividere l’opinione pubblica e a coinvolgere istituzioni, esperti, associazioni e cittadini.

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