Caro energia e inflazione, Lagarde incalza l’Ue: «Essenziale accelerare la transizione»

La Banca centrale europea ha deciso di intervenire sui tassi di interesse con un ritocco al rialzo, portando quello sui depositi dal 2,25 al 2,50%. La decisione riflette le nuove pressioni inflazionistiche scatenate dalle tensioni geopolitiche e dalla marcata volatilità dei mercati energetici, con il prezzo del petrolio che ormai ha superato i 100 dollari al barile e quello del gas che è raddoppiato rispetto a luglio, quando sembrava che il conflitto in Medio Oriente potesse trovare uno sbocco di pacificazione. Le proiezioni di Francoforte indicano che l’inflazione nell’area euro resterà al di sopra del target del 2% nel medio termine, spinta principalmente proprio dall’impatto dei costi dei prodotti energetici. La Bce, spiegano sempre da Francoforte, intende mantenere un orientamento restrittivo finché sarà necessario, seguendo un approccio guidato dai dati e strutturato riunione per riunione senza impegni predeterminati. L’azione della banca centrale mira ad ancorare saldamente le aspettative di inflazione e a prevenire effetti di secondo livello, garantendo al contempo che la trasmissione monetaria avvenga in modo efficace lungo tutto il sistema economico per tutelare la stabilità dei prezzi. «Riguardo allo shock energetico, i nuovi scenari formulati dai nostri esperti illustrano l’ampia gamma di esiti per l’evoluzione della crescita e dell’inflazione in base a diverse ipotesi sull’intensità e sulla durata dello shock, nonché sugli effetti indiretti e di secondo impatto – si legge nella nota diffusa dall’Eurotower – Con la decisione odierna il Consiglio direttivo resta in una posizione favorevole per affrontare l’incertezza causata dal conflitto. Per definire l’orientamento di politica monetaria adeguato, seguirà un approccio guidato dai dati, secondo il quale le decisioni vengono adottate di volta in volta a ogni riunione».
Durante la conferenza stampa in cui è stato annunciato il rialzo dei tassi d’interesse, la presidente della Bce Christine Lagarde ha delineato con chiarezza le sfide poste dallo scenario internazionale, sottolineando la necessità di accelerare la transizione verde per far fronte al problema del rialzo dei prezzi del settore energetico e a quello della dipendenza dall’import di combustibili fossili. «Una crescita potenziale più elevata richiede riforme strutturali e deve essere sostenuta da finanze pubbliche solide», ha sottolineato, aggiungendo: «La semplificazione e l’armonizzazione delle regole nel mercato unico dell’Ue, l’accelerazione della transizione energetica e il completamento dell’unione dei risparmi e degli investimenti sono essenziali in tal senso».
In particolare, Lagarde ha segnalato che l’inflazione è aumentata al 3,3% ad agosto, dal 2,9% di luglio, ma per quanto riguarda i beni energetici è salita al 14,3%, dal 10,3% di luglio, sottolineando che «è probabile che tale incremento rifletta in particolare il forte contributo proveniente dai margini di raffinazione per i carburanti liquidi nonché i rincari delle materie prime energetiche». La presidente della Bce ha ricordato che il conflitto in Medio Oriente e i recenti sviluppi della guerra ingiustificata della Russia contro l’Ucraina hanno determinato un ulteriore aumento del profilo dei prezzi dell’energia, aggiungendo: «È probabile che ciò mantenga l’inflazione complessiva ben al di sopra dell’obiettivo fino alla prima metà del 2027. Successivamente, l’inflazione dei beni energetici dovrebbe diminuire e mantenersi negativa fino alla metà del 2028, facendo ridurre l’inflazione complessiva. Ci si attende che i rincari dell’energia si trasmettano gradualmente alla componente dei beni alimentari e a quella di fondo». Tra l’altro, ha spiegato, «nuove interruzioni nelle forniture di beni energetici potrebbero determinare un ulteriore aumento delle quotazioni dell’energia per un periodo più lungo di quanto attualmente atteso». Non solo: «Eventi meteorologici estremi, potenzialmente accentuati dall’intensificarsi delle condizioni associate a “El Niño”, e più in generale il dispiegarsi della crisi climatica e ambientale, potrebbero determinare aumenti dei prezzi dei beni alimentari superiori alle attese».
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