C’è una nuova proposta di legge per riformare la tutela delle aree protette

Maggio 19, 2026 - 16:28
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C’è una nuova proposta di legge per riformare la tutela delle aree protette

La legge quadro sulle aree protette ha accompagnato per oltre trent’anni la tutela dei parchi italiani, ma oggi il contesto ambientale, normativo e istituzionale è profondamente cambiato. È da questa constatazione che prende le mosse la nuova proposta di legge presentata dal Movimento 5 Stelle per riformare la 394 del 1991, considerata all’epoca una buona legge ma ormai insufficiente a reggere il peso delle nuove sfide.

La proposta arriva in un quadro nel quale la protezione della natura non è più soltanto una politica settoriale. La Costituzione è stata modificata, con gli articoli 9 e 41 che riconoscono ambiente, biodiversità ed ecosistemi come valori della Repubblica, da tutelare anche nell’interesse delle future generazioni. Nel frattempo l’Unione europea ha varato il Green deal, la Nature restoration law e una Strategia per la biodiversità che chiede di proteggere il 30% del territorio terrestre e marino entro il 2030. Per il M5S, dunque, «il quadro normativo, gli obblighi internazionali, le conoscenze scientifiche, perfino il clima sono diversi da quelli del 1991. La 394 non è più in grado di reggere questo peso».

I nodi individuati sono diversi: la legge attuale coprirebbe circa la metà del territorio italiano che meriterebbe protezione, le nomine dei vertici dei parchi risponderebbero troppo spesso a logiche politiche più che di competenza, le risorse finanziarie resterebbero insufficienti e le aree marine protette continuerebbero a trovarsi in una condizione debole, senza personale né poteri adeguati. A questo si aggiunge la frammentazione tra enti, Regioni e ministero, che rallenta procedure e decisioni.

La proposta di legge nasce dal confronto con le associazioni ambientaliste e dalle criticità emerse durante gli Stati generali delle aree protette promossi dal ministero dell’Ambiente. Il primo pilastro è la creazione di un’Agenzia nazionale per le aree protette, pensata come autorità tecnica indipendente composta da sette membri con requisiti di competenza e incompatibilità. L’obiettivo è coordinare parchi nazionali, regionali e riserve, sottraendo le scelte gestionali al circuito delle nomine politiche e fondandole su criteri scientifici.

Un altro punto centrale riguarda le aree marine protette, che verrebbero equiparate ai parchi nazionali, con gli stessi poteri, lo stesso personale e lo stesso status giuridico. Si tratterebbe di colmare un vuoto storico nella tutela del mare, oggi sempre più esposto agli effetti della crisi climatica, dell’inquinamento, della pressione turistica e della perdita di biodiversità.

La riforma prevede anche personale proprio e stabile per i parchi, superando il ricorso sistematico a personale distaccato da altri enti. Le aree protette, per funzionare, hanno bisogno di organici dedicati, competenze tecniche e continuità amministrativa. Accanto a questo, la proposta indica l’incremento di 2.500 Carabinieri forestali, posti sotto la dipendenza funzionale degli Enti parco per attività di polizia ambientale e prevenzione incendi.

Sul piano finanziario, il M5S propone un fondo strutturale da 150 milioni di euro l’anno per la gestione e la fruibilità delle aree protette. Risorse certe, non interventi occasionali, per consentire ai parchi di programmare attività di tutela, monitoraggio, manutenzione, educazione ambientale e sviluppo sostenibile dei territori.

La proposta interviene anche sugli strumenti di pianificazione, prevedendo un Piano del parco unico, capace di integrare i profili ambientali e socioeconomici, con una sola Valutazione ambientale strategica e la possibilità di adottare regolamenti tematici per affrontare criticità specifiche senza dover attendere la conclusione dell’intero iter. Anche le nomine verrebbero riformate, con terne di candidati, pareri vincolanti delle commissioni parlamentari, limiti ai mandati e regole di incompatibilità.

Il testo non si limita alla conservazione in senso stretto, ma prova a collegare la tutela della biodiversità allo sviluppo sostenibile dei territori. In questa direzione si muovono gli Uffici territoriali Zea, pensati per facilitare l’accesso delle imprese locali ai fondi per economia circolare e turismo sostenibile, il potenziamento di Ispra e della Consulta tecnica, la valorizzazione della Carta della natura e un Piano nazionale triennale di sistema coerente con la Strategia europea per la biodiversità e il Green deal.

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