La guerra in Iran costa agli americani 41,5 miliardi di dollari in spese aggiuntive per il carburante

Maggio 19, 2026 - 15:25
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La guerra in Iran costa agli americani 41,5 miliardi di dollari in spese aggiuntive per il carburante

Gli americani stanno pagando a caro prezzo la guerra avviata da Donald Tump contro l’Iran. E lo stanno facendo soprattutto lasciando molto più denaro, rispetto a prima del 28 febbraio, ai distributori di diesel e benzina. Secondo una nuova ricerca, della Watson School of International and Public Affairs della Brown University, rilanciata tra gli altri anche dal Financial Times, dall’inizio del conflitto in Medio Oriente gli americani hanno speso oltre 40 miliardi di dollari in più per il carburante. Si tratta di una cifra sufficiente, giusto per dare un’idea delle dimensioni, per riparare la rete di ponti del Paese o a rinnovare il suo sistema di controllo del traffico aereo. Per la precisione, la stima dei ricercatori circa l’impatto della guerra sui consumatori statunitensi, dovuto all’aumento dei prezzi della benzina e del gasolio, è pari a 41,5 miliardi di dollari, ovvero 316 dollari per famiglia statunitense. Dato aggiornato a domenica sera, perché poi già in questi ultimi due giorni è ovviamente aumentato.

«Come éaese stiamo spendendo questa enorme quantità di denaro in costi extra per il carburante, che avremmo potuto utilizzare in una serie di modi più costruttivi per migliorare le infrastrutture di trasporto americane che, francamente, ne avrebbero davvero bisogno», spiega al Financial Times Jeff Colgan, professore di scienze politiche alla Brown Universtiy.

L’impennata dei prezzi energetici ha ovviamente causato analoghi aumenti in altri settori e l’inflazione negli Usa è arrivata al livello più alto registrato dai tempi dell’invasione della Russia ai danni dell’Ucraina. Rincari hanno riguardato i generi alimentari come il settore dei trasporti aerei. E questo report arriva proprio mentre molti americani si preparano a viaggiare in tutto il Paese durante la stagione estiva, che prende il via la prossima settimana, portando la domanda di benzina al suo picco annuale.

I ricercatori della Brown University sottolineano che la spesa aggiuntiva di 41,5 miliardi di dollari per il carburante supera l’intero programma federale Bridge Investment Program da 40 miliardi di dollari per il ripristino dei principali ponti, il costo di 31,5 miliardi di dollari per il rifacimento completo del sistema di controllo del traffico aereo statunitense, o il finanziamento completo dei programmi federali ormai defunti da 18,9 miliardi di dollari per la ricarica dei veicoli elettrici e l’elettrificazione proposti da Joe Biden. «Avremmo potuto costruire le infrastrutture di trasporto del futuro se non avessimo sprecato risorse per i maggiori costi del carburante associati a una guerra che la maggior parte degli americani non vuole», spiega Colgan.

In tutto ciò, il presidente statunitense Trump da un lato sta cercando di arrivare a un accordo con l’Iran per mettere fine a questa impresa in Medio Oriente che finora non gli ha dato i risultati sperati, dall’altro minimizza la portata degli aumenti per le spese energetiche. «Non penso alla situazione finanziaria degli americani», ha detto la scorsa settimana ai giornalisti che gli facevano domande sulla questione. «Non penso a nessuno. Penso a una sola cosa: non possiamo permettere che l’Iran abbia un’arma nucleare. Tutto qui».

Minimizza e mostra tranquillità, almeno in pubblico. Intanto, a pochi mesi dalle elezioni di midterm, i consensi per lui sono ai minimi. Un sondaggio Washington Post-Abc News-Ipsos pubblicato a inizio mese ha registrato che il tasso di disapprovazione degli americani nei confronti del loro presidente ha toccato un nuovo record: 62%. A pesare, in questo giudizio, è soprattutto il dato riguardante il costo della vita: solo il 23% degli americani esprime un giudizio positivo, contro il 76% di contrari. Il 66% boccia la gestione della crisi con l’Iran, contro solo il 33% che la approva.

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