Che cosa dicono i numeri sui visti italiani concessi ai russi

04 Settembre 2026 - 08:15
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Che cosa dicono i numeri sui visti italiani concessi ai russi

Le autorità tedesche indagano su un cittadino bielorusso, in possesso anche di passaporto russo, ritenuto coinvolto nel tentato attacco con droni ed esplosivo contro l’aeroporto di Lipsia/Halle. Secondo la ricostruzione dei media tedeschi, l’uomo sarebbe entrato nello spazio Schengen con un visto turistico rilasciato dalle autorità italiane a Minsk alla fine di aprile. Fonti di sicurezza hanno spiegato che l’uomo non risulta mai transitato in Italia: non è un’anomalia, ma una conseguenza del funzionamento di Schengen, dove un visto rilasciato da uno Stato membro consente di circolare nell’intera area.

Abbiamo analizzato le statistiche ufficiali della Commissione europea (DG Migration and Home Affairs) sui visti Schengen per consolato, relative agli anni dal 2021 al 2025, alla luce dell’invasione russa su larga scala dell’Ucraina iniziata il 24 febbraio 2022. C’è però un limite da segnalare subito: se la pratica è di fine aprile 2026 come tutto lascia intendere, essa non rientra nell’arco temporale delle statistiche ufficiali disponibili, ferme al 2025. I dati, quindi, non possono confermare né escludere nulla sul caso specifico. Servono piuttosto a ricostruirne il contesto.

Primo: i visti italiani ai cittadini russi non sono diminuiti dopo l’invasione. Sono aumentati. Sommando i due consolati competenti, Mosca e San Pietroburgo, l’Italia passa dai 63.894 visti rilasciati nel 2021 ai 161.121 del 2025, quasi il triplo. Nel frattempo, però, cambia la natura del documento: la quota dei visti a ingresso multiplo (MEV) crolla dal 95,7% del 2021 al 50,1% del 2025. A Mosca passa dal 95,8% al 53,3%; a San Pietroburgo scende addirittura al 28,7%. La spiegazione è nota e ha una data precisa: dal 12 settembre 2022 l’Unione europea ha sospeso integralmente l’accordo di facilitazione dei visti con Mosca (decisione 2022/1500 del Consiglio), portando la tariffa da 35 a 80 euro, allungando i tempi di istruttoria e rendendo più restrittive le regole sui visti pluriennali.

Secondo: il consolato di Minsk segue una traiettoria opposta. Ed è qui che si inserisce il caso di Lipsia. L’Italia rilascia 2.968 visti a cittadini bielorussi nel 2021 e 50.709 nel 2025: diciassette volte tanto. E, a differenza di quanto accade con la Russia, la quota di visti a ingresso multiplo non crolla. Anzi, risale fino al 98,9% nel 2025. La ragione è che l’accordo di facilitazione tra Unione europea e Bielorussia è stato sospeso solo parzialmente, dal 9 novembre 2021, e soltanto per i funzionari del regime di Lukashenko. I cittadini comuni restano invece coperti dalle condizioni agevolate del 2020, comprese quelle più favorevoli sul rilascio di visti pluriennali. In termini statistici, un visto turistico concesso a Minsk nel 2025 aveva quindi una probabilità vicina al 99% di essere a ingresso multiplo, e dunque potenzialmente utilizzabile per più soggiorni nell’arco della sua validità.

Terzo: guardare all’intero spazio ex sovietico aiuta a capire quanto il quadro sia poco uniforme. Le tre repubbliche baltiche fanno storia a sé: sono oggi Stati Schengen e quindi non rientrano tra i Paesi terzi per i quali l’Italia rilascia visti.

Nell’Europa orientale, accanto alla Bielorussia, Moldavia e Ucraina restano ai margini. Chisinau passa da 46 a 321 visti, numeri coerenti con l’esenzione dall’obbligo di visto di cui godono dal 28 aprile 2014 i moldavi in possesso di passaporto biometrico. Kyjiv scende dai 407 visti del 2021 ai 19 del 2022 e poi sparisce dai dati 2023-2025, sia per l’esenzione in vigore dall’11 giugno 2017 sia, soprattutto, per la guerra, che ha compromesso l’operatività ordinaria del consolato.

Nel Caucaso, invece, Armenia e Azerbaigian crescono con decisione: Yerevan passa da 1.594 a 22.183 visti, Baku da 749 a 16.605. A sostenerne la crescita sono anche gli accordi di facilitazione con l’Unione europea, in vigore dal 2014 e mai sospesi. La Georgia resta marginale, con 23 visti nel 2021 e 362 nel 2025, perché i suoi cittadini viaggiano senza visto dal marzo 2017. Dal 27 gennaio 2025 Bruxelles ha sospeso parzialmente l’accordo di facilitazione con Tbilisi, in risposta alla legislazione approvata nel 2024 e giudicata lesiva dei diritti fondamentali. Una misura che riguarda però una platea già residuale.

In Asia centrale la crescita è ancora più marcata e avviene senza accordi di facilitazione: Astana passa da 1.285 a 26.825 visti, Ashgabat da 107 a 2.381, Tashkent da 1.573 a 6.150. Il negoziato per un accordo di facilitazione con il Kazakistan è partito soltanto nel dicembre 2025 e non risulta ancora concluso. Kirghizistan e Tagikistan, infine, non compaiono in nessuno dei cinque anni tra i consolati italiani. Il dato segnala l’assenza di un presidio diretto per il rilascio di visti Schengen in quei due Paesi, non necessariamente l’assenza di domanda.

C’è però un limite metodologico che riguarda l’intero quadro: le statistiche indicano il Paese in cui ha sede il consolato, non la nazionalità di chi presenta la domanda. Dalle informazioni disponibili, quindi, non è possibile stabilire quanto della crescita registrata nel Caucaso e in Asia centrale rifletta la domanda locale e quanto possa riguardare cittadini russi che si rivolgono ai consolati di Paesi terzi.

Quarto: l’Italia si inserisce in una redistribuzione europea più ampia. Tra il 2021 e il 2025 la Russia scivola dal primo al quarto posto tra i Paesi di origine delle domande per l’intero spazio Schengen. Non perché la domanda russa sia crollata, ma perché altri mercati sono cresciuti più rapidamente. Nello stesso periodo Estonia (da 31.656 a 1.934), Finlandia (da 44.504 a 3.369), Lettonia, Lituania, Polonia (da 9.483 a 103) e Repubblica Ceca hanno quasi azzerato il rilascio di visti ai russi, sulla base di decisioni nazionali più restrittive rispetto alla sola sospensione dell’accordo europeo. Italia, Spagna, Francia, Grecia e Ungheria sono così diventate i principali canali residui. La Spagna passa da 67.363 visti nel 2021 a 123.359 nel 2025, dopo aver toccato quota 154.450 nel 2022. La Francia, considerando il solo consolato di Mosca, sale da 5.407 a 156.547, quasi trenta volte tanto. La Grecia, che nel 2021 era il primo Paese Schengen per visti rilasciati ai russi con 172.870, scende invece a circa 59.020 dal 2023 in poi.

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