Che cos’è il sovescio e perché nutre davvero la vigna

Nel lessico dell’agricoltura rigenerativa il termine “sovescio” è tornato centrale, ma la pratica è tutt’altro che nuova. Già i trattati agronomici più antichi descrivevano l’interramento di colture erbacee per migliorare la fertilità del terreno. Oggi, in viticoltura, il sovescio rappresenta uno degli strumenti più concreti per ricostruire suoli impoveriti da decenni di lavorazioni, compattamenti e semplificazione biologica.
Tecnicamente il sovescio consiste nella semina di specie erbacee post vendemmia, generalmente tra i filari, che vengono successivamente trinciate, allettate (sostanzialmente rullate schiacciandole sul terreno) o incorporate nel terreno prima della completa maturazione. L’obiettivo non è raccogliere una produzione, ma produrre biomassa, nutrire il suolo e attivare processi biologici.
Secondo molti studi scientifici, le cover crops e i sovesci contribuiscono ad aumentare la sostanza organica, migliorare la struttura del terreno, ridurre erosione e lisciviazione dei nutrienti, incrementare attività microbica e capacità di trattenere acqua. In un vigneto, dove la pianta resta nello stesso luogo per decenni, questi effetti hanno un peso strategico.
Il punto, però, non è seminare “qualcosa di verde”. Il sovescio funziona quando ogni specie viene scelta per una funzione precisa.
La segale, Secale cereale, è una delle graminacee più utilizzate. Produce molta biomassa, sviluppa un apparato radicale fitto e profondo, protegge il terreno dall’erosione e migliora la struttura del suolo. La sua crescita vigorosa aiuta anche a contenere le infestanti grazie all’effetto coprente e, in parte, allelopatico, la capacità cioè di inibire o ritardare la crescdi altre essenze erbacee. Va però gestita con attenzione: se lasciata sviluppare troppo in primavera può entrare in competizione con la vite per acqua e azoto. Per questo viene spesso inserita in miscugli e sfalciata prima della levata.
Tra le specie più apprezzate negli ultimi anni c’è la facelia, Phacelia tanacetifolia. Cresce rapidamente, copre bene il terreno e produce una biomassa leggera, facile da gestire. Il suo valore non è solo strutturale: la fioritura, ricchissima di nettare, attira insetti utili e impollinatori, aumentando biodiversità funzionale nell’interfila. È meno competitiva della segale, ma se lasciata vegetare troppo avanti può comunque consumare risorse idriche.
Tra le leguminose, una delle più interessanti è la veccia pelosa, Vicia villosa. Grazie alla simbiosi con batteri azotofissatori, è in grado di accumulare azoto atmosferico e restituirlo al terreno dopo la decomposizione. Produce una buona copertura e sostiene l’attività biologica del suolo. Funziona particolarmente bene in miscuglio con graminacee come la segale, perché aiuta a bilanciare il rapporto carbonio/azoto della biomassa. Di contro è una pianta rampicante e quindi va gestita con attenzione.
Stessa famiglia, ma comportamento diverso, per il trifoglio incarnato, Trifolium incarnatum. Ha crescita rapida, ottima copertura e una spiccata capacità di fissare azoto. La fioritura rosso intenso non è soltanto scenografica: rappresenta una fonte importante di nutrimento per insetti pronubi e predatori naturali. Nei vigneti orientati alla biodiversità è una presenza sempre più frequente.
Tra le brassicacee spicca la senape bianca, Sinapis alba. Produce biomassa in tempi rapidi, copre il terreno con efficacia e contribuisce a limitare la crescita delle infestanti. Alcuni studi ne evidenziano anche il potenziale biofumigante grazie ai glucosinolati liberati dai tessuti vegetali durante la decomposizione. Proprio per la sua vigoria va sfalciata al momento corretto, prima che diventi troppo competitiva.
Infine il rafano da sovescio, Raphanus sativus, apprezzato soprattutto nei terreni compattati. Il suo fittone penetra in profondità, crea canali naturali nel profilo del suolo, migliora porosità e circolazione dell’aria e facilita la penetrazione dell’acqua.
Ovviamente esistono molte altre specie e molte varianti a seconda di esposizione, altitudine, terreno e obiettivo agronomico. Ma da oggi guardando un vigneto i fiore e ben inerbito, saprete che non è solo bellezza ma anche strumento.
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