Con l’elettrificazione al 35% nel 2035, la spesa per l’import di combustibili fossili cala di 400 miliardi di dollari l’anno

L’elettrificazione sta assumendo un ruolo determinante nelle strategie economiche e di sicurezza energetica mondiali. Dovremmo saperlo bene e anche meglio di altri noi europei, considerando che a livello Ue la previsione è quella di tagliare al 2040 l’import di petrolio del 40% e quello di gas del 70%, garantendo qualcosa come 260 miliardi di euro l’anno risparmiati, ogni anno. Non a caso la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, nel suo discorso sullo stato dell’Unione pronunciato al Parlamento europeo pochi giorni fa, ha citato proprio quella cifra e detto, sottolineando la necessità di garantire all’Europa una totale indipendenza dal punto di vista energetico: «Per raggiungere questa indipendenza, dobbiamo elettrificare l’Europa. Il nostro obiettivo è raddoppiare la quota di energia elettrica entro il 2040. In questo modo, l’Europa potrebbe ridurre la spesa per le importazioni di combustibili fossili di 260 miliardi di euro all’anno. Ma dobbiamo anche garantire che l’energia elettrica che produciamo sia effettivamente disponibile. L’anno scorso abbiamo installato oltre 80 gigawatt di capacità rinnovabile. Ma una capacità sei volte superiore è ancora in attesa di essere collegata. Ecco perché abbiamo bisogno con tanta urgenza del pacchetto sulle reti. Dobbiamo investire più rapidamente. Accelerare i collegamenti alla rete. Sviluppare lo stoccaggio. In breve, rendiamo elettrico il futuro dell’Europa. È una necessità imprescindibile».
Come il nostro giornale ha sottolineato resocontando quel discorso di von der Leyen, siamo ancora nell’ambito dei buoni propositi e bisognerà vedere come i vertici comunitari li tradurranno in concreto nei prossimi mesi. Ma ora anche dall’Agenzia internazionale dell’energia (International energy agency, Iea), arriva la conferma che quelle parole non possono e non devono cadere nel vuoto, perché è proprio l’elettrificazione che, oltre a garantire passi avanti nella sfida della decarbonizzazione, può mettere al riparo da shock energetici e speculazioni sui prezzi dei combustibili fossili come quelli che stiamo vivendo da mesi (o anni, se pensiamo all’invasione dell’Ucraina nel 2022) con la guerra in Iran e il blocco dello Stretto di Hormuz.
In un nuovo rapporto speciale di quasi 200 pagine redatto su richiesta della Turchia, presidente della Cop31, e dell’Australia, presidente dei negoziati della Cop31, l’Agenzia internazionale dell’energia mostra che, sulla base delle tecnologie già disponibili, l’elettricità può coprire in modo economicamente vantaggioso fino al 33% dei consumi energetici finali globali entro il 2035, partendo dal 23% attuale. Questo progresso porta a portata di mano l’obiettivo del 35% proposto dalle presidenze della Cop31. Nei Paesi importatori di energia, un’accelerazione di questo processo ridurrebbe la spesa per le importazioni di combustibili fossili di oltre 400 miliardi di dollari all’anno entro il 2035. Inoltre, un maggior ricorso all’elettricità comporterebbe una diminuzione della domanda di petrolio pari a circa 18 milioni di barili al giorno.
Ma ovviamente i vantaggi non si conterebbero solo sul fronte puramente economico. L’analisi della Iea evidenzia il fatto che i settori dei trasporti, dell’edilizia e dell’industria, che rappresentano le aree a maggior potenziale e che sono responsabili di oltre la metà delle emissioni globali legate all’energia, vedrebbero diminuire drasticamente il loro impatto climatico. Attraverso l’adozione su larga scala di veicoli elettrici, pompe di calore e processi industriali elettrificati, si legge nello studio della Iea, le emissioni di CO2 di questi tre ambiti potrebbero ridursi del 40% già entro il 2035. Tale abbattimento risulta pienamente allineato con gli obiettivi climatici internazionali e garantirebbe una traiettoria discendente delle emissioni.
Gli autori del report segnalano anche che nelle stesse economie emergenti e in via di sviluppo, le opportunità di elettrificazione assumono forme concrete e adatte ai contesti locali. Si va dall’adozione di pompe idriche elettriche per l’agricoltura alla diffusione di veicoli a due e tre ruote nelle aree urbane ad alta densità abitativa. Anche la piccola e media industria locale, dai settori tessili a quelli alimentari, trae immediato vantaggio dall’abbandono dei generatori a combustibile fossile in favore di soluzioni elettriche più efficienti e stabili.
Ovviamente la strada non è tutta in discesa, e anche questo viene sottolineato dai ricercatori della Iea: realizzare pienamente questo potenziale richiede il superamento di importanti sfide che sono sia infrastrutturali che gestionali. Sarà indispensabile potenziare significativamente gli investimenti nelle reti elettriche e nella capacità di generazione, sviluppando al contempo sistemi di accumulo e di gestione flessibile della domanda. Occorrerà inoltre gestire nuovi rischi per la sicurezza, come le vulnerabilità della rete informatica, gli eventi climatici estremi e la concentrazione delle catene di approvvigionamento dei minerali critici necessari alle tecnologie elettriche.
Non a caso la Iea richiama i responsabili politici all’importanza di sostenere le famiglie e le piccole imprese nella fase di transizione. I costi di capitale iniziali per l’acquisto di apparecchiature elettriche possono infatti rappresentare una barriera all’accesso. Ma, scrivono gli autori dello studio, attraverso incentivi mirati e politiche pubbliche adeguate, i governi potranno garantire che i benefici economici e ambientali dell’elettrificazione siano non solo maggiori di quanto inizialmente investito, ma anche distribuiti equamente, consolidando la stabilità e la sostenibilità del sistema energetico globale nei prossimi decenni.
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