Caccia, da destra a sinistra il 67% degli italiani spinge per la tutela della fauna

Dopo aver mostrato come tre italiani su quattro chiedano aperto stop, una forte riduzione o la limitazione della caccia a soli casi di emergenza, il nuovo capitolo della ricerca condotta da Ipsos Doxa per Fondazione Capellino entra nel merito delle scelte legislative. Se la prima parte dell'indagine aveva già evidenziato una profonda frattura tra il Paese e le istituzioni sul futuro delle aree rurali, i nuovi dati confermano come la richiesta di protezione per la natura sia un valore trasversale che attraversa in modo compatto tutti gli schieramenti politici, smentendo la narrazione di una società divisa tra destra e sinistra.
A livello nazionale ben il 67% dei cittadini ritiene infatti che il Governo dovrebbe adottare norme per una maggiore tutela della fauna selvatica e limitare le doppiette, contro un isolato 5% favorevole a una maggiore liberalizzazione della caccia. Sommando chi considera adeguate le tutele attuali, l'83% della popolazione rifiuta qualsiasi ipotesi di deregolamentazione. Questo orientamento si riflette chiaramente anche nell'elettorato di maggioranza: la richiesta di norme più severe per la fauna trova il consenso del 62% dei sostenitori della Lega, il 61% di FI+NM, il 60% di FDI e il 51% di FN. Lo stesso orientamento raggiunge l’89% tra gli elettori di AVS, l’81% del PD e l’80% del M5S, ed è condiviso dal 74% dell’area riformista e dal 73% dell’area centrista.
Il giudizio degli italiani sulle singole modifiche previste dal DDL Caccia è decisamente critico, con tassi di contrarietà compresi tra il 67% e il 78% su aspetti quali l'estensione dei calendari, l'uso di nuove tecnologie e l'aumento delle specie cacciabili. Un italiano su due ritiene che, se approvato, il DDL peggiorerebbe la normativa attuale sulla caccia, mentre soltanto il 18% pensa che la migliorerebbe.
L’indagine evidenzia anche una precisa aspettativa sul ruolo dei soggetti chiamati a intervenire nella gestione della fauna selvatica e nella regolamentazione dell’attività venatoria.
Anche sulle figure chiamate a decidere, il Paese ha le idee chiare: la gestione della natura deve restare nelle mani della scienza — a partire dall'ISPRA — e degli enti di tutela. Le esigenze dei cacciatori scivolano così in fondo alle priorità degli italiani, raccolte appena dall'8% degli intervistati.
Sulla forte convergenza emersa dallo studio è intervenuto direttamente il vertice della Fondazione. «Quando si parla di caccia e natura, non ci sono due Paesi contrapposti, uno di destra e uno di sinistra. C’è un sentimento largamente condiviso che attraversa le appartenenze politiche e chiede di proteggere la fauna selvatica e conservare la biodiversità. È questo il dato che la politica dovrebbe ascoltare e tradurre in scelte concrete. Con il DDL Caccia, invece, non lo sta facendo», dichiara Pier Giovanni Capellino, Fondatore e Presidente di Fondazione Capellino.
Un richiamo formale affinché la politica risponda alle reali aspettative della collettività. «La fauna selvatica è un patrimonio di tutti, non una proprietà di qualcuno. Una legge che riguarda la natura deve rispondere all’interesse generale, non alle richieste di una minoranza. Qui non si tratta di dare ragione a uno schieramento contro un altro: si tratta di riconoscere ciò che accomuna la maggioranza dei cittadini, anche quando votano partiti diversi. Una riforma si giudica dagli effetti che produce. Se indebolisce le tutele mentre il Paese chiede di rafforzarle, la politica sta andando nella direzione opposta a quella indicata dai cittadini. Proteggere la biodiversità non è una concessione né una scelta di parte: è una responsabilità comune».
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