Crosetto smonta la propaganda della sinistra sui militari in Arabia Saudita: “Nessuna nuova missione, solo difesa”

Lo “spiegone” del ministro mette a tacere la pripaganda delle opposizioni. “La presenza italiana” in Arabia Saudita “poggia su un quadro giuridico chiaro e su un percorso parlamentare che è stato totalmente trasparente”. Guido Crosetto, rispondendo in merito alla presenza di militari italiani in Arabia Saudita, espone gli argomenti dopo che Arnaldo Lomuti, capogruppo del Movimento 5 stelle, che ha definito “imbarazzante” la nostra presenza militare nel teatro di guerra saudita.
Crosetto stronca le opposizioni: “Non si tratta di una nuova missione”
Sul tema c’è stata la massima trasparenza. Il ministro ha affrontato la forma e la sostanza della vicenda; oltre alla questione dell’informazione trasmessa al Parlamento, che i rappresentati di Pd, Avs e M5S hanno denunciato come “inesistente”. Erano distratti. Spiega Crosetto: “A riprova di questo, il 5 marzo scorso, al termine delle comunicazioni rese dal Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dal Ministro della Difesa ad entrambi i rami del Parlamento, sia la Camera che il Senato hanno approvato delle risoluzioni. Che impegnavano il Governo a rafforzare tempestivamente le capacità di difesa e protezione delle missioni italiane nei teatri operativi del Medio Oriente; attraverso il dispiegamento e il rischieramento di sistemi di difesa aerea e antimissilistica e di sorveglianza; a protezione dei cittadini italiani; a supporto dei Paesi partner dell’area del Golfo; e per la salvaguardia delle infrastrutture strategiche e degli interessi primari nazionali”.
“Non missione”, ma “riposizionamento”
Pertanto – ha aggiunto Crosetto – è evidente che la presenza dei nostri militari in Arabia Saudita non si configura come una nuova missione. Ma è conseguenza del riposizionamento di due Task Force facenti parte dell’operazione Inherent Resolve: annunciato e discusso in tutte le sedi previste. Parliamo di una forza totale di circa 500 militari suddivisi in una Task Force Air ed una Task Force Land. Operanti in un’area, l’Arabia Saudita, menzionata nella relazione analitica sulle missioni internazionali. Ed autorizzata con risoluzioni parlamentari. Il Parlamento – scandisce Crosetto- è stato sempre adeguatamente coinvolto nella decisione di riposizionare le capacità esistenti e non più impiegabili, dove erano dislocate: cioè in Iraq e Kuwait. Siamo di fronte alla rimodulazione di capacità militari già comprese nel dispositivo autorizzato: effettuata alla luce dell’evoluzione del quadro di sicurezza regionale ai sensi del cosiddetto principio di interoperabilità. Proprio per garantire la necessaria flessibilità allo strumento militare al mutare del contesto securitario”.
Yemen, così Crosetto smonta la propaganda delle opposizioni
Alla sinistra che vuole buttarla in polemica Crosetto ribadisce che “gli assetti mandati sono esclusivamente difensivi. Nessuno è mai stato usato per nient’altro: si parla soltanto di difesa delle popolazioni delle città dagli attacchi missilistici. Nessun supporto è stato dato a nessuna azione di guerra da nessun assetto italiano: né da quelli in Kuwait né da quelli in Iraq né da quelli in Arabia Saudita; né da quelli da nessuna parte del mondo. Non sarebbe normativamente possibile, non è intenzione nostra”. Chiarisce poi che “il governo e il parlamento si muovono per atti formali: contano gli atti che il Ministero ha ricevuto dal parlamento, che Smd ha trasmesso al Ministro, non conta il sito. Sul sito avete ragione e sarà mia cura chiedere delucidazioni”, spiega quindi l’imprecisione del sito che parlava di “missione” e non di “rischieramento”, che è l’ espressione corretta.
Ha poi riepilogato la questione smontando i rilievi: “Sebbene gli stessi Houthi abbiano dichiarato che il danneggiamento del nostro velivolo non aveva tra i loro obiettivi intenzionali – non ritenendosi in guerra con l’Italia e non volendo coinvolgere il nostro Paese, come hanno precisato essi stessi -; immediatamente dopo l’accaduto, ho chiesto al Capo di Stato Maggiore della Difesa, al Comandante del Comando operativo di vertice interforze e al Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare un’ulteriore valutazione sull’evoluzione del quadro: sulle condizioni del nostro personale e sulle possibili opzioni operative”.
“In contatto con il mio omologo saudita”
“In parallelo, ho chiesto conto delle predisposizioni di sicurezza messe in atto anche direttamente al mio omologo saudita. Che mi ha rappresentato come la base abbia una protezione multistrato: che tuttavia non può garantire, come ovvio, il “rischio zero”, specie di fronte a minacce portate da oggetti particolarmente piccoli e lenti. Egli stesso mi ha poi voluto condividere la sua valutazione, rappresentandomi come il velivolo italiano non fosse obiettivo specifico dell’azione”. Lo chiarisce il ministro della Difesa Guido Crosetto rispondendo in audizione sulla presenza dei militari italiani in Arabia Saudita.
Crosetto: “Ricevo continui aggiornamenti sulla sicurezza”
“Coerentemente con le analisi che mi sono state fornite, sono state adottate misure per incrementare ulteriormente le condizioni di sicurezza per tutti gli assetti; e in particolare per quelli aerei – ribadisce – per i quali è stata predisposta anche quella che i tecnici chiamano ‘protezione dinamica’: cioè il loro movimento per non offrire punti di riferimento ad attori ostili e riportando alcuni di essi in Italia quando interessati da interventi di manutenzione”. “Per valutare il quadro di situazione nella sua interezza, ricevo quotidianamente continui aggiornamenti e considerazioni operative dal Capo di Stato Maggiore della Difesa e dall’intelligence: con una priorità assoluta che resta per me ferma, ineludibile e imprescindibile: la massima sicurezza degli uomini e delle donne delle nostre Forze armate impegnate nelle missioni internazionali all’estero, ovunque esse siano”.
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