Da “pericolo per l’Europa” a nuova Merkel: quattro anni di clamorose retromarce della stampa estera su Meloni e il governo

Più interessante di un semplice elenco di elogi sui quattro anni di governo Meloni – record di longevità che verrà festeggiato venerdì a Bari- è interessante annotare anno dopo anno il ribaltamento progressivo del giudizio internazionale sull’esecutivo di centrodestra. Il “visto dagli altri” riserva sorprese, giudizi riveduti e corretti, autentici dietrofront. Dal 2022, quando una parte consistente della stampa straniera descriveva l’arrivo di Meloni come un’incognita per l’Italia, l’Europa e i mercati, si arriva al Times del 29 agosto 2026: con il corrispondente Tom Kington che si chiede addirittura se Meloni possa diventare «l’Angela Merkel italiana», partendo dai 1.413 giorni di governo, dalla tenuta della coalizione e dal prestigio internazionale conquistato. Fino ad arrivare al 31 agosto- oggi- con l’Economist che addirittura guarda oltre: “Meloni sta gettando le basi per un secondo mandato”. Cos’è successo in questi quattro anni? Un ribaltamento clamoroso, quattro anni di dietrofront continui dei quattro anni di pronostici catastrofisti smentiti tassello dopo tassello.
Diario delle retromarce della stampa estera dal 2022 ad oggi
Riavvolgendo il nastro, nel 2022 era Time a alla vigilia delle elezioni del 25 settembre a presentare Meloni come una «polished far-right firebrand», insistendo sul fatto che l’Italia avrebbe potuto avere il governo più a destra dal dopoguerra. L’analisi fotografava esattamente il punto di partenza dello scetticismo internazionale. Poi arriviamo a febbraio 2023 con il New York Times che regala la prima grande sorpresa. Dopo appena cento giorni, quotidiano registra già che Meloni sta governando in maniera molto meno ideologica e più pragmatica di quanto previsto. Il giornale sottolinea il bilancio prudente, la rassicurazione dei mercati, i rapporti cordiali con Bruxelles e la continuità sul Pnrr. È forse il primo vero momento del “contrordine”.
Su questa linea nell’aprile dello stesso anno è il Washington Post a segnalare che la premier italiana “ha sorpreso i suoi critici”. “Italy’s Giorgia Meloni has surprised her critics”. Il Washington Post ricorda le previsioni secondo cui avrebbe potuto destabilizzare l’ottava economia mondiale e l’Europa, e osserva invece come avesse smentito i “doomsayers”, riaffermando il ruolo dell’Italia nella Nato, sostenendo senza esitazioni l’Ucraina e trattando pragmaticamente con l’Ue.
La svolta: arrivano i ripensamenti dei maggiori quotidiani
Arriviamo all’estate, luglio 2023, ancora il Washington Post: Washington e Bruxelles possono lavorare con lei, sottolineava l’analisi giunta in occasione della visita alla Casa Bianca con Biden presidente. Il quotidiano nota che Meloni si è conquistata la reputazione di leader con cui Washington e Bruxelles possono fare affari; sottolineandone la credibilità internazionale. È un momento importante perché il riconoscimento arriva dall’America di Biden, e non da un’area politica affine. La rassegna stampa internazionale sempre in estate, agosto 2023, procedeva con The Economist: “reassuringly pragmatic”. Anche in un articolo fortemente critico su altri aspetti del suo governo, la testata deve riconoscere che, per la maggior parte dei suoi primi mesi a Palazzo Chigi, Meloni è stata “reassuringly pragmatic”, rassicurantemente pragmatica. Proprio perché arrivata da una testata tutt’altro che indulgente, è una citazione molto significativa.
Il Time rivede totalmente la posizione del 2022
Anno nuovo, si arriva al febbraio 2024. E’ ancora il New York Times a titolare: “Meloni consolida le sue credenziali in Europa”. È un altro passaggio decisivo. Jason Horowitz racconta il ruolo di Meloni nel convincere Viktor Orbán a sbloccare i 50 miliardi europei all’Ucraina. Il contrasto è evidente: la leader che Bruxelles temeva potesse allearsi con gli euroscettici diventa quella che contribuisce a ricondurre Orbán alla posizione europea. Due mesi dopo, aprile 2024, “Time” inserisce Giorgia Meloni tra le 100 persone più influenti del mondo. E scrive esplicitamente che, dopo i timori del 2022, due anni dopo è popolare non soltanto in Italia ma tra molti leader occidentali, che ne apprezzano il sostegno all’Ucraina e la capacità di incidere sulle decisioni europee. Le attribuisce inoltre un ruolo importante nello spostamento della politica Ue sull’immigrazione. Un “mea culpa” su tutta la linea”.
Prima la temevano, ora Meloni diventa un modello
Arriviamo a giugno 2024 con il Wall Street Journal: Meloni diventa un modello politico. Alla vigilia del G7 in Puglia, il WSJ la descrive come una forza significativa della politica europea e mondiale e osserva che il suo governo rappresenta una rara fase di stabilità politica italiana. Ne evidenzia il pragmatismo economico e internazionale e arriva a presentare la sua esperienza come possibile modello per altre destre europee intenzionate a conquistare credibilità di governo. Nella stessa circostanza politica Nathalie Tocci, sul Guardian, constata che al vertice di Borgo Egnazia, mentre Biden, Macron, Scholz e gli altri leader erano politicamente indeboliti, «the most stable government around the table» era quello guidato da Giorgia Meloni.
Politico, dicembre 2024: Meloni la più potente d’Europa
Tassello dopo tassello, la credibilità del governo analizzata “dagli altri” prosegue la sua marcia fino ad arrivare a Dicembre 2024, quando Politico incorona Meloni: “la persona più potente d’Europa”. È probabilmente il riconoscimento più famoso e determinante. “Politico Europe” mette Meloni al primo posto della sua classifica per il 2025. La motivazione riassume esattamente il concetto che con questo “diario” vogliamo evidenziare: la testata ricorda che era stata inizialmente liquidata come un’ultranazionalista destinata ai margini e che invece è diventata una figura con cui Bruxelles e Washington possono lavorare, alla guida di uno dei governi italiani più stabili del dopoguerra.
Come la premier ha ribaltato gli scetticismi internazionali
Quindi arriviamo al 2025. Il Financial Times, giornale non certo benevolo, riconosce il pragmatismo del governo. Il FT resta molto più prudente rispetto a Politico sull’idea che Meloni possa sostituire l’asse franco-tedesco nella leadership europea. Ma Tony Barber riconosce un dato essenziale: dal 2022 Meloni “si è guadagnata amici nell’Ue e negli Stati Uniti governando in modo più pragmatico di quanto molti inizialmente temessero”. Proprio perché il giudizio complessivo non è celebrativo, questa ammissione è preziosa per chi voglia fare un’analisi onesta intellettualmente. Lo scorso anno segna una decisivo apprezzamento internazionale per il governo italiano. “Time” ricostruisce il modo in cui la premier ha conquistato gli scettici: appoggio all’Ucraina, uscita dalla Via della Seta cinese, dialogo con Biden e von der Leyen, capacità di tenere insieme la destra italiana. Un ex alto funzionario dell’amministrazione Biden conferma che all’inizio esistevano forti preoccupazioni, poi ridimensionate dai fatti.
A novembre 2025 The Economist: “Why Meloni is an exceptional politician”, ci regala uno dei titoli più sorprendenti. Il settimanale britannico- quello che oggi tesse un nuovo gradimento per il governo- definisce Meloni “an exceptional politician” e mette al centro un risultato: sotto la sua guida l’Italia ha conosciuto una stabilità politica che mancava da oltre quindici anni. Anche qui non mancano critiche economiche, ma il riconoscimento politico è inequivocabile e torna il concetto che la stabilità e la longevità non sono un optional per il conseguimento di obiettivi di legislatura.
Bloomberg e Wall Street Journal: i politici europei potrebbero imparare dall’Italia
Arriviamo all’anno in corso, il 2026. A marzo il New York Times parla di: “unexpectedly pragmatic”. Persino nell’articolo dedicato alla sconfitta nel referendum sulla giustizia, il NYT premette che per oltre tre anni Meloni era apparsa politicamente quasi imbattibile: una leader “unexpectedly pragmatic”, alla guida di uno dei governi italiani più stabili dal dopoguerra, capace di sorprendere i critici lavorando con leader centristi all’estero. È una formulazione importante perché arriva all’interno di un pezzo critico, quindi non è un endorsement. Arriviamo a maggio e giugno. Bloomberg Opinion arriva a scrivere che i politici britannici ed europei potrebbero imparare dall’Italia, definendo Meloni una “star politician” capace di combinare popolarità, populismo e pragmatismo. Poco dopo il Wall Street Journal dedica un grande profilo a come la premier abbia creato “Italy’s most stable government in years”, evidenziandone la capacità di combinare identità politica e governo pragmatico. E arriviamo a questi giorni di agosto, alla vigilia del record di longevità del governo, ultimi articoli significativi perché arrivano a corollario del quarto anno di governo.
Il “Times”: Meloni può diventare la nuova Merkel?
Il Financial Times scrive che ora è la Francia a preoccupare più dell’Italia. Questo dato è molto forte, segnalando che per gli investitori obbligazionari la Francia ha sostituito l’Italia come principale fonte di preoccupazione europea. Il giornale attribuisce il recupero di fiducia sull’Italia anche alla disciplina fiscale e alla relativa stabilità politica sotto Meloni. È quasi il rovesciamento simbolico dei timori del 2022 sui mercati. Arriviamo al “Times” del 29 agosto, con Tom Kington che si interroga: “Can Meloni become Italy’s Merkel?”. Il ritratto non nasconde i problemi — crescita debole, salari, inflazione, sfide politiche — ma riconosce che Meloni ha mantenuto insieme la coalizione, aumentato il prestigio internazionale dell’Italia e conquistato collaborazione europea anche sul terreno dell’immigrazione.
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