Decreto Cutro, la Consulta dà ragione al governo: legittime le pene fino a 30 anni per gli scafisti. Sinistra e toghe rosse zittite

03 Luglio 2026 - 15:25
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Decreto Cutro, la Consulta dà ragione al governo: legittime le pene fino a 30 anni per gli scafisti. Sinistra e toghe rosse zittite

Decreto Cutro, la Consulta dà ragione al governo: legittime le pene fino a 30 anni per gli scafisti. Sinistra e toghe rosse zittite

Sono legittime le norme del decreto Cutro, la Consulta dà ragione al governo. Le toghe rosse zittite in poche righe:  “Proporzionata la pena prevista da articolo 12-bis del testo unico sull’immigrazione che punisce con la reclusione da venti a trent’anni il favoreggiamento dell’ingresso irregolare quando dal fatto derivino, come conseguenza non voluta, la morte di una o più più persone o lesioni gravi”. Dunque, non sono costituzionalmente illegittime le pene previste per il reato di morte o lesioni come conseguenza dei delitti in materia di immigrazione clandestina, introdotto nel 2023 dal decreto emanato dal Governo Meloni in seguito al tragico naufragio avvenuto sulle coste calabresi nel febbraio 2023. Il decreto Cutro ha introdotto nuove regole per il contrasto ai trafficanti di esseri umani.

Decreto Cutro: respinte le questioni di legittimità sollevate dal Tribunale di Siracusa

Le pene previste “non sono sproporzionate” , ha stabilito la Corte costituzionale con la sentenza numero 120, appena depositata, respingendo le questioni di legittimità sollevate dal Gup del Tribunale di Siracusa. Il caso nasce da una drammatica traversata del Mediterraneo. Un’imbarcazione con a bordo trentaquattro migranti, durante un intervento di soccorso, entrò in collisione con una motovedetta. Il bilancio fu pesantissimo: tre persone morirono e altre dieci rimasero ferite. Nel procedimento penale, il giudice aveva messo in dubbio la proporzionalità dell’articolo 12-bis del Testo unico sull’immigrazione, introdotto nel 2023 dopo il naufragio di Cutro. La norma stabilisce la reclusione da venti a trenta anni quando il favoreggiamento dell’ingresso irregolare provoca, come conseguenza non voluta, la morte di più persone oppure la morte di una persona accompagnata da lesioni gravi o gravissime ad altre.

Decreto Cutro, la Consulta: pene severe ma non sproporzionate

Una previsione che il giudice rimettente riteneva eccessivamente severa rispetto ad altri reati previsti dal codice penale. La Consulta non ha negato la particolare durezza della disciplina. Nella sentenza riconosce infatti che il legislatore ha scelto una “risposta punitiva improntata a eccezionale asprezza”. Tuttavia, tale scelta non supera il limite della manifesta sproporzione richiesto per dichiarare l’illegittimità costituzionale della norma. Secondo la Corte, il reato prende in considerazione soltanto condotte di estrema gravità. La fattispecie, infatti, presuppone due condizioni essenziali: che il trasporto dei migranti avvenga esponendo le persone a un concreto pericolo per la vita o l’incolumità; oppure sottoponendole a trattamenti inumani o degradanti; e che da tali condotte derivino morti o lesioni gravissime.

La Consulta conferma la possibilità per il legislatore di prevedere pene più severe

La decisione rappresenta un’importante conferma dell’impianto del Decreto Cutro, riaffermando la possibilità per il legislatore di prevedere pene particolarmente severe nei confronti delle forme più gravi di traffico di migranti, “purché riservate a condotte che mettono concretamente in pericolo la vita e l’incolumità delle persone coinvolte”. Le toge rosse e la sinistra tutta che all’epoca del naufragio e dell’emanazione del decreto attaccarono pesantemente il governo se ne facciano una ragione. Soddisfazione nel centrodesTRA. La prima a commentare per FdI è Augusta Montaruli: “E’ la conferma che avevamo ragione. La sinistra, che per mesi ha provato a dipingere come ‘eccessivo’ il decreto Cutro e che da sempre si oppone alla nostra linea sull’immigrazione irregolare perché di fatto l’ha favorita, viene ancora una volta smentita dalla Corte che riconosce la legittimità delle pene previste”, afferma in una nota la vicecapogruppo di Fd’l alla Camera.

Il Decreto Cutro tutela non solo i flussi ma la vita dei migranti

Per i giudici costituzionali la norma non tutela esclusivamente il controllo dei flussi migratori, ma protegge soprattutto beni fondamentali come la vita e l’integrità fisica delle persone trasportate. È proprio questo duplice interesse a giustificare un trattamento sanzionatorio particolarmente rigoroso. E considerato “coerente con il disvalore di fatti che mettono a repentaglio la vita di numerosi migranti nel contesto delle organizzazioni criminali dedite al traffico di esseri umani”. E’ un passaggio chiave che mette in chiaro la linea del governo in materia di contrasto all’immigrazione. Di più. Uno dei passaggi più significativi della decisione riguarda la figura del cosiddetto “migrante-scafista”: ossia il migrante che, pur non appartenendo alle reti criminali, viene incaricato occasionalmente di condurre l’imbarcazione o di svolgere altre funzioni durante la traversata.

Respinte tutte le questioni sollevate dal Gup di Siracusa

La Corte nel respingere le questioni di legittimità sollevate dal Gup del Tribunale di Siracusa,  osserva che l’ordinamento già dispone di strumenti idonei a evitare un’applicazione indiscriminata delle pene più severe. Se il migrante assume quel ruolo perché costretto con violenza o minacce, oppure per sottrarsi a condizioni degradanti o affrontare una situazione di emergenza, può trovare applicazione la causa di giustificazione dello stato di necessità. Anche quando questa non sia configurabile, restano comunque utilizzabili le attenuanti previste per il contributo di minima importanza o per la condizione di soggezione psicologica nei confronti dei trafficanti. Meccanismi che, secondo la Consulta, consentono al giudice di adeguare la pena all’effettivo grado di responsabilità del singolo imputato.

La pena minima di 20 anni per gli scafisti è giusta

Respinte anche le censure basate sul confronto con altri delitti, in particolare con l’omicidio volontario. La Consulta rileva che il paragone non è corretto: perché la pena minima di venti anni prevista dall’articolo 12-bis riguarda eventi che coinvolgono più vittime; oppure una vittima accompagnata da gravi lesioni ad altre persone. Il confronto, eventualmente, dovrebbe essere effettuato con le ipotesi di omicidio volontario plurimo o di omicidio in concorso con lesioni. Infine, la Consulta ha dichiarato inammissibili le questioni relative al divieto di bilanciamento tra circostanze aggravanti e attenuanti e alla mancata previsione di una specifica attenuante per i fatti di lieve entità; ritenendo insufficiente la motivazione del giudice rimettente sulla loro rilevanza nel processo. 

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