Dombrovskis: “Stop alla proroga degli aiuti contro il caro-energia”
Bruxelles – “L’attuale shock energetico ha effetti negativi per la nostra crescita e il nostra parte fiscale. È per questo che invitiamo alla prudenza“. Il commissario per l’Economia, Valdis Dombrovskis, prova a serrare i ranghi richiamando all’ordine. Che è un ordine di conti pubblici, ma soprattutto un modo ordinato di fare politiche. Perché, lamenta nel corso dell’audizione in commissione Affari economici del Parlamento europeo, molte delle azioni di contrasto al caro-energia hanno tradito missione e raccomandazioni: “Le misure a sostegno delle famiglie e delle imprese devono essere temporanee e mirate e non dovrebbero aumentare la domanda aggregata di combustibili fossili. Purtroppo, la maggior parte delle misure attualmente in vigore non rispetta questi criteri“.
Critica e disappunto sembrano chiamare in causa le scelte operate dal governo italiano, che di rinnovo in rinnovo ha esteso fino al 3 luglio il taglio delle accise sui carburanti introdotto subito dopo lo scoppio della guerra in Iran. Misure come quelle varate dall’Italia “spesso sono previste per scadere a breve, e non dovrebbero essere prorogate“, continua Dombrovskis, che insiste sulla necessità di tenere spesa pubblica sotto controllo e adoperarsi per risanare lo stato di salute delle finanze nazionali.
“La sostenibilità di bilancio rimane fondamentale in un momento di forte incertezza”, insiste il commissario per l’Economia, per il quale non c’è dubbio che “l‘Italia continua a registrare squilibri macroeconomici“, al punto che nel 2027 il Paese registrerà il più alto livello di debito, superiore anche a quello della Grecia.
Non è una messa in stato di accusa né un attacco frontale. Dombrovskis si presenta davanti ai parlamentari europei deciso a ribadire che la situazione è tale da richiedere serietà, determinazione e decisione. Non è tempo di ripensamenti, e vuole ribadirlo. Che si tratti di taglio delle accise o meno, “le nostre politiche di breve periodo non devono essere in contraddizione con quelle di lungo periodo, come la decarbonizzazione”. Avanti con quanto concordato a livello europeo, dunque. Anche perché, la concessione dell’estensione della flessibilità delle regole di bilancio comuni all’energia, come peraltro richiesto esplicitamente dall’Italia, “è pensata proprio per le misure che riducono la nostra dipendenza da quelli che vengono definiti combustibili fossili”.
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