Eolico off-shore, il governo taglia 40 milioni di fondi destinati a Taranto e Augusta: c’entra la spesa per l’operazione accise carburanti?

23 Settembre 2026 - 17:05
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Eolico off-shore, il governo taglia 40 milioni di fondi destinati a Taranto e Augusta: c’entra la spesa per l’operazione accise carburanti?

Per una buona notizia, riguardante Civitavecchia, ne arriva dal ministero dell’Ambiente una brutta, riguardante in particolare Augusta e Taranto. Il tema è l’eolico off-shore, per il quale l’Italia da tempo non brilla, per usare un eufemismo, a causa di iter troppo lenti e ritardi burocratici. Poi tra la fine del 2025 e l’inizio di quest’anno era comparsa una luce all’orizzonte: il governo aveva annunciato investimenti per 78,3 milioni di euro per i due porti situati in Sicilia e Puglia. Ma, appunto, ora tutto è da ripensare.

Partiamo dalla buona notizia: dopo anni di attesa, è arrivata l’approvazione definitiva della Valutazione di impatto ambientale per il Tyrrhenian Wind Energy, il parco eolico off-shore che sorgerà a largo di Civitavecchia e della costa del Lazio settentrionale. L’impianto sarà composto da 28 turbine galleggianti, posizionate a circa 22 Km e oltre dalla costa, ciascuna da 18 megawatt di potenza, per una capacità complessiva di 504 megawatt. Il Parco sarà in grado di produrre circa 1,7 miliardi di KWh di energia pulita all’anno, sufficiente a coprire i consumi di più di mezzo milione di famiglie, evitando sul lungo periodo l’immissione in atmosfera di 10 milioni di tonnellate di CO2. «Con l'ok definitivo al parco eolico davanti alla costa settentrionale del Lazio, si può raggiungere concretamente un grande obiettivo per la transizione energetica del Lazio e del nostro paese - commentano Stefano Ciafani presidente nazionale di Legambiente e Roberto Scacchi presidente di Legambiente Lazio -. L'eolico, compreso quello off-shore, è fondamentale per la generazione energetica sostenibile della quale questo progetto sarà una pietra angolare: la nostra associazione lo ha accompagnato costantemente in tutte le sue fasi, contrastando ogni voce contraria e aiutando a ricevere una grandissima accettazione sociale da parte del territorio dove ora sarà realizzato. Ora va costruito e, insieme, vanno accelerate tutte le procedure autorizzative di ciascun impianto per il quale si aspetta un si da troppo tempo, per fermare gli stravolgimenti naturali e sociali provocati dalla febbre del pianeta, cambiando in meglio il nostro paesaggio, senza più le ciminiere del fossile proprio come quelle di Civitavecchia. In questo modo contrastiamo la crisi climatica e generiamo lavoro green, ponendo le basi di un futuro libero dalle fossili. L'emergenza climatica scatenata dalle emissioni climalteranti e i terribili sviluppi bellici, dentro le cui cause non mancano certamente motivi di approvvigionamento a giacimenti di gas o petrolio, si contrastano in primo luogo con lo sviluppo ecosostenibile, e il parco eolico di Civitavecchia che continueremo ad accompagnare, è un grande strumento di miglioramento della qualità per la vita e per l'ambiente e di pacifismo concreto».

Ma, appunto, per l’eolico off-shore le buone notizie finiscono qui. Il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica ha infatti praticamente dimezzato i finanziamenti destinati ai porti di Taranto e di Augusta per renderli i due poli italiani per la costruzione delle piattaforme galleggianti per le pale eoliche in mare. I fondi per i due porti sono stati tagliati da oltre 78 milioni complessivi a 38,3 milioni. Come scrive il Sole 24 Ore, il taglio è stato comunicato alle Autorità portuali del Mare Ionio e del Mare di Sicilia Orientale e all’ufficio di gabinetto del ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, dalla Direzione generale fonti energetiche e titoli abilitativi (Dipartimento energia) con una nota del direttore generale Marilena Barbaro. L’Ansa, richiamando quanto riportato dalla Staffetta quotidiana, scrive che il taglio è stato reso necessario per far fronte alle continue proroghe dei tagli alle accise dei carburanti. Quel che è certo, è che nella citata nota si legge che «in seguito a tagli lineari subiti sui capitoli di spesa di questo ministero», scrive Barbaro, si è «dovuto procedere ad una rimodulazione a ribasso rispetto alle risorse inizialmente disponibili per gli interventi infrastrutturali per lo sviluppo della filiera offshore, consistenti in oltre 78 milioni di euro». E ora, aggiunge Barbaro, «al fine di impegnare tale risorse residue in breve tempo», le Autorità portuali del Mar Ionio e del Mar di Sicilia Orientale sono invitate «a far pervenire entro breve termine la loro adesione rispetto alla rimodulazione delle risorse, fornendo i dati circa le opere infrastrutturali, già oggetto della candidatura, che le Autorità ritengono di poter finanziare con le risorse indicate e che siano comunque funzionali agli obiettivi della normativa».

Come scrive sempre il Sole 24 Ore e come sottolineano gli organi d’informazione locali attivi in Puglia, il taglio colpisce pesantemente una comunità e un territorio che è già stremato dalla vicenda ex-Ilva. È vero infatti che sulla possibilità di investire nell’eolico off-shore, creando attività di impresa, una filiera e nuova occupazione, Taranto aveva puntato molto, contando di rilanciare le attività del porto dopo il drastico calo dei traffici dovuto alla minore produzione del settore siderurgico. Ma ora dal Mase è arrivata questa nuova doccia gelata. Taranto per il potenziamento delle infrastrutture avrebbe dovuto avere 28,5 milioni di euro, invece ne avrà meno della metà, 13 milioni e 940mila.

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