Niente più proroghe al taglio delle accise? Il governo si rimangia anche questa e lavora a quelle «mobili»

Ci stiamo ragionando, ci stiamo lavorando… E niente, il governo è pronto a rimangiarsi l’ennesima parola data. Dopo aver speso due miliardi e mezzo di soldi pubblici per tagliare le accise di diesel e benzina, con un intervento a pioggia di cui hanno beneficiato anche i più benestanti e che non ha risolto i problemi delle fasce della popolazione più svantaggiate, dopo aver annunciato che non avrebbe proseguito sulla strada delle continue proroghe, ora l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni è pronto a perseverare sotto altre forme con misure emergenziali riguardanti i combustibili fossili.
Ora che è scaduto lo sconto da 6 centesimi sul diesel, il gasolio viaggia sui 2,261 euro al litro al “self service” e anche se non è scaduto nessuno sconto anche la benzina è tornata sopra i 2 euro (2,040, prezzo medio sempre ai “self service”).
La strategia comunicativa di Palazzo Chigi sui prezzi calmierati di Eni e delle altre compagnie che l’hanno seguita scricchiola, e alla domanda se il governo intenda attivare il meccanismo delle accise mobili, che da giorni compare tra le ipotesi in campo, il viceministro dell’Economia Maurizio Leo dice: «Ci stiamo ragionando, non c’è una decisione, vediamo, ci stiamo lavorando».
La verità è che il governo, con l’approvazione della nuova legge elettorale ormai alle porte, è entrato in modalità campagna elettorale (ormai si parla prevalentemente di chiamata alle urne a maggio) e lavorare per evitare l’aumento delle spese alla pompa è d’obbligo, considerato che tutte le richieste di maggiore flessibilità di bilancio chieste dall’Italia all’Unione europea non fanno breccia.
E proprio dal fronte dell’Ue arriva un monito all’Italia a non perseverare nell’errore del taglio delle accise. Ha detto il Commissario europeo per l’Energia, Dan Jorgensen, nel corso di un incontro organizzato nel nostro Paese: «Questa non sarà l’ultima crisi che affronteremo se non abbandoneremo i combustibili fossili. Il mio messaggio agli Stati membri è molto chiaro: se ritenete necessario sovvenzionare i combustibili fossili per ridurre la pressione su famiglie e imprese, fatelo solo temporaneamente e nel modo più mirato possibile». Non è quello che l’Italia ha fatto e sta facendo. Ha aggiunto Jorgensen: «Alcuni Stati membri hanno adottato un approccio che consiglio fortemente: invece di ridurre le tasse sui combustibili fossili o sovvenzionarli direttamente, si potrebbero ridurre le tasse sull’elettricità. In questo modo si aiutano gli stessi consumatori e, allo stesso tempo, si favorisce l’elettrificazione del sistema energetico, che sarà fondamentale per il futuro. Preferiamo che il sostegno sia orientato alla transizione stessa piuttosto che al consumo di combustibili fossili. Alcuni cambiamenti sono strutturali e richiedono tempo, ma molto può essere fatto nel breve periodo. Ad esempio, passare dai veicoli con motore a combustione a quelli elettrici è un cambiamento che può essere realizzato rapidamente e con effetti concreti». Ma su questo fronte, dopo il bonus rottamazione varato ormai più di un anno fa, dal governo non è arrivato più nulla.
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