Giovani nella PA: Crisanti tra fuga dei cervelli e futuro
lentepubblica.it
Nel nuovo episodio di VisionePA Giovanni Crisanti, fondatore di asSociata parla di giovani, PA, fuga dei cervelli, salute mentale e diritto alla disconnessione.
Dietro ogni trasformazione della Pubblica amministrazione ci sono persone, competenze e idee. È da questa convinzione che nasce VisionePA, la rubrica di Lentepubblica.it a cura di Cecilia Capanna dedicata a chi prova a immaginare e costruire il futuro del settore pubblico. Un futuro che oggi passa inevitabilmente attraverso una domanda sempre più urgente: come rendere l’Italia e la Pubblica amministrazione più attrattive per le nuove generazioni?
Negli ultimi anni il tema del ricambio generazionale è entrato stabilmente nel dibattito pubblico. Migliaia di pensionamenti, nuovi concorsi, digitalizzazione, intelligenza artificiale e carenza di professionalità specialistiche stanno ridisegnando il volto delle amministrazioni. Eppure il problema non riguarda soltanto il numero delle assunzioni. La vera sfida è riuscire ad attrarre, valorizzare e trattenere giovani competenti in un contesto internazionale sempre più competitivo.
Non è un caso che nelle scorse settimane Antonio Naddeo, presidente dell’ARAN, abbia lanciato un’iniziativa dedicata ai dipendenti pubblici under 35 per dare voce alle nuove generazioni della PA. Un segnale importante che conferma come il tema non sia più rinviabile.
Proprio da qui parte la nuova intervista di VisionePA con Giovanni Crisanti, classe 1999, policy advisor presso il Parlamento europeo e fondatore di AsSociata, organizzazione nata a Roma per promuovere il dialogo tra giovani, istituzioni e politica. Un confronto che affronta alcune delle questioni più delicate per il presente e il futuro del Paese e che offre una prospettiva particolarmente interessante perché arriva da chi appartiene direttamente alla generazione chiamata a raccogliere le sfide dei prossimi decenni.
Guarda l’intervista integrale a Giovanni Crisanti di asSociata qui
Perché l’Italia continua a perdere giovani talenti
Nel corso della conversazione emerge subito un concetto chiave strettamente collegato all’attrattività per i giovani nella PA: la fuga dei cervelli. Il fenomeno del trasferimento di moltissimi giovani talenti all’estero non può essere spiegato con una sola causa e non può essere affrontato con soluzioni semplicistiche.
Secondo Crisanti, il problema dell’attrattività riguarda contemporaneamente salari, opportunità professionali, formazione, diritti, qualità dei servizi, fiscalità, capacità di fare impresa e prospettive di crescita personale. Un insieme di fattori che contribuisce a rendere l’Italia meno competitiva rispetto ad altri Paesi europei.
La riflessione parte da un dato che fa discutere: negli ultimi anni il nostro Paese ha registrato una crescita salariale tra le più basse d’Europa, mentre migliaia di giovani qualificati grazie alla formazione su cui il Paese ha investito, hanno scelto di costruire il proprio percorso professionale altrove. Un fenomeno che non riguarda soltanto il settore privato ma che interessa direttamente anche la Pubblica amministrazione, impegnata in una difficile competizione per attrarre competenze sempre più richieste dal mercato.
Nel corso dell’intervista, Crisanti approfondisce le proposte di asSociata per contrastare la fuga dei cervelli. Tra l’altro racconta anche l’esperienza maturata attraverso le iniziative promosse da AsSociata a Parigi, Bruxelles e Londra, luoghi nei quali ha potuto confrontarsi con molti giovani italiani che hanno scelto di vivere e lavorare fuori dai confini nazionali. Un patrimonio di esperienze che offre spunti interessanti per comprendere cosa manca oggi al sistema Italia e quali potrebbero essere le leve per invertire la tendenza.
Diritto alla disconnessione, smart working e rischio burnout
L’intervista affronta poi uno dei temi più attuali del mondo del lavoro contemporaneo: il rapporto tra tecnologia e qualità della vita.
Lo smart working ha modificato profondamente il modo di lavorare, offrendo nuove opportunità di flessibilità ma introducendo anche rischi che fino a pochi anni fa erano meno evidenti. Tra questi emerge il fenomeno dell’iperconnessione, ovvero la difficoltà di separare il tempo professionale da quello personale in un contesto in cui strumenti digitali e dispositivi mobili rendono possibile essere sempre reperibili.
Per Crisanti il diritto alla disconnessione rappresenta una delle questioni centrali per le nuove generazioni, sempre più attente all’equilibrio tra vita privata e lavoro. Un tema che si collega direttamente al benessere organizzativo e alla capacità delle organizzazioni di costruire ambienti sostenibili nel lungo periodo.
La discussione si allarga così a un’altra emergenza sempre più presente nel dibattito pubblico: la salute mentale dei giovani. Stress, ansia da prestazione, precarietà percepita e pressione costante sono fenomeni che incidono profondamente sulla qualità della vita e sulle scelte professionali delle nuove generazioni.
L’intervista propone una riflessione particolarmente interessante su come il concetto stesso di successo professionale stia cambiando. Per molti giovani non conta più soltanto la retribuzione o la progressione di carriera, ma anche la possibilità di lavorare in contesti capaci di rispettare tempi, bisogni personali e benessere psicologico.
Il valore pubblico visto dalle nuove generazioni
Uno degli aspetti del confronto riguarda il rapporto tra giovani e bene comune.
Spesso le nuove generazioni vengono descritte come disinteressate alla partecipazione civica o alla dimensione collettiva. L’esperienza raccontata da Crisanti offre invece una prospettiva diversa. Attraverso il lavoro svolto da AsSociata emerge infatti una forte domanda di coinvolgimento, ascolto e partecipazione ai processi decisionali.
La questione non è l’assenza di interesse verso le istituzioni, ma la ricerca di modalità nuove attraverso cui contribuire alla costruzione delle politiche pubbliche e alla crescita delle comunità.
È un tema che riguarda direttamente anche la Pubblica amministrazione. Se l’obiettivo è costruire organizzazioni capaci di attrarre talenti e competenze, sarà necessario comprendere sempre meglio aspettative, valori e priorità delle nuove generazioni.
L’intervista a Giovanni Crisanti va oltre il tradizionale confronto sul lavoro pubblico. È uno sguardo sul modo in cui una parte della generazione più giovane interpreta il rapporto tra professione, diritti, partecipazione e futuro.
Un dialogo ricco di spunti, dati, esperienze e proposte che aiuta a comprendere perché il tema dell’attrattività non possa essere ridotto a una semplice questione economica e perché la sfida del ricambio generazionale riguardi in realtà il modello di Paese che l’Italia intende costruire nei prossimi anni.
Guarda l’intervista integrale sui giovani nella PA
L’intervista integrale è disponibile nel video incorporato qui
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