Giustizia climatica: i giovani protestano, i grandi li processano

14 Settembre 2026 - 18:35
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Giustizia climatica: i giovani protestano, i grandi li processano

C’è chi accende gli incendi e chi li spenge. Decine e decine di denunce e processi non fermano gli attivisti per il clima, quelli di Ultima generazione hanno appena avviato la campagna ‘non con i nostri soldi’ contro le banche che finanziano i combustibili fossili e l’industria delle armi. La Terra ha la febbre alta, conclamata, lo dicono gli stravolgimenti climatici che ai quattro angoli del pianeta provocano disastri, inondazioni e ferite incancellabili sull’ambiente. Le stime più accreditate parlano di 35mila morti in Europa a causa delle continue ondate di calore che hanno sferzato il vecchio continente, con temperature superiori ai 40 gradi in Spagna, Francia, Italia e Germania, oltre che nella Grecia abitualmente bruciata dal sole nei mesi estivi. La violenza dei fenomeni estremi è stata sotto gli occhi di tutti, i governi cercano di parlare d’altro ma i media televisivi hanno fatto vedere di volta in volta roghi epocali, tempeste di grandine con chicchi grossi come palline da golf, venti impetuosi - veri e propri tornado - che hanno divelto migliaia di alberi, scoperchiato case e provocato danni ingentissimi. La natura violentata dalla specie umana chiede il conto. Le più giovani, i più giovani, che avevano già lanciato l’allarme trovano conferma ai loro timori e il prossimo 16 ottobre torneranno in piazza con un nuovo sciopero nazionale per il clima. Le emissioni continuano ad aumentare e le risorse sottratte a welfare e ambiente aggraveranno una situazione già di per sé emergenziale.

Ci hanno provato in tutti i modi a sensibilizzare l’opinione pubblica, dai giovanissimi di Fridays for Future agli attivisti di Ultima Generazione e a quelli di Extinction Rebellion, che negli ultimi giorni di agosto hanno proiettato sul Grattacielo della Regione Piemonte la scritta “Siccità, incendi, caldo estremo: i colpevoli sono qui”, denunciando il negazionismo climatico della politica e l’assenza, negli ultimi anni, di scelte efficaci per contrastare crisi climatica, ondate di calore, siccità e incendi. Solo in quella regione, hanno riepilogato gli ambientalisti, sono state registrate temperature record, c’è stato un aumento abnorme dei morti e lo zero termico è schizzato oltre i 5.000 metri di quota. Emblematiche al riguardo le immagini postate dalla fuoriclasse dello sci Federica Brignone, che ad inizio agosto ha pubblicato sui social lo stato del Plateau Rosa, ai piedi del Cervino. Una montagna senza neve, tanto da costringere l’atleta ad interrompere gli allenamenti e andarsene. Stessa situazione sulle altre vette alpine, con i ghiacciai che arretrano giorno dopo giorno provocando frane gigantesche.

I movimenti per la giustizia climatica sono attivi da anni. Quelli di Ultima Generazione, in cambio, sono stati letteralmente sommersi di denunce. La peculiarità della loro strategia di sensibilizzazione, molto seguita dai media, ha finito però trascinarli davanti ai giudici per più di 50 volte. Il più eclatante, in questo senso, è il caso di Padova, dove il gruppo locale di Ultima generazione è stato al centro di una lunga indagine di polizia, all’interno della quale, a un certo punto, si arrivò addirittura ad ipotizzare l’esistenza di una vera e propria associazione a delinquere. L’accusa fu archiviata dalla stessa procura nel gennaio del 2024, ma due processi partirono lo stesso per una lunga serie di azioni avvenute tra il 2022 e il 2023. A gennaio dell’anno scorso in sette  sono stati assolti per un blocco del traffico (anche qui: “il fatto non sussisteva”), a maggio invece è arrivato un provvedimento di non luogo a procedere nei confronti di altri dodici per la “particolare tenuità del fatto”.

Gli esiti giudiziari, però, non fermano la repressione, pochi giorni fa, il 10 settembre, sono andati alla sbarra due aderenti alla campagna “non paghiamo il fossile”, accusati di danneggiamento per avere, all’inizio del 2023, partecipato a un’azione di “coloramento del Senato”. In realtà durante l’azione un’attivista aveva solo srotolato uno striscione sedendo seduta a terra, mentre l’altra aveva ripreso la scena con il suo smartphone. Lo stesso pubblico ministero aveva chiesto l’assoluzione, ma il giudice le ha condannate a tre mesi, con sospensione della pena condizionata al risarcimento dei danni. Quali danni? Quello che gli uomini stanno facendo al pianeta è infinitamente più grave di qualsiasi manifestazione di protesta. “Noi davanti ai giudici da anni - denunciano le ragazze e i ragazzi di Ultima generazione - quando ci andranno i veri responsabili della catastrofe?”. Denunce, provvedimenti amministrativi, multe, fogli di via, obblighi e divieti di dimora: tutte le sfumature della repressione in cui il governo Meloni si è contraddistinto con i ripetuti decreti sicurezza tesi invariabilmente a non disturbare il manovratore.

I giovani denunciano e continueranno a farlo, anche con azioni iconiche. Ma le destre e i media a loro vicine, non solo a casa nostra, continuano pervicacemente a insistere sulla linea del negazionismo climatico, cieche sorde e mute di fronte all’evidenza dei fatti e agli allarmi del mondo scientifico. Una lobby del fossile la cui sola regola è il profitto. A qualunque costo. Per chi si ribella, denunce e processi.

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